lunedì 21 settembre 2020
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NEWS 17 ottobre 2016    
Le «unioni civili» non bastano, la lobby LGBT (con sindacati e starlette) preme per il «matrimonio»

di Carlo Valentini

 

E adesso il matrimonio egualitario. Non si è ancora spenta l'eco delle polemiche sulle unioni civili che l'Arcigay torna all'attacco e organizza una due-giorni (a Bologna, Unaway Hotel) per reclamare quello che l'associazione chiama il matrimonio egualitario. Il titolo del raduno, a cui sono stati invitati politici trasversali, è esplicito: «Lo Stesso Sì: i percorsi verso l'uguaglianza».

Si parte stamattina con gli interventi di Linda Laura Sabbadini, studiosa di statistica sociale (ha promosso un censimento nazionale delle coppie gay), Alexander Schuster, avvocato e docente di diritto all'università di Trento, Elena Tebano, giornalista del Corriere della Sera, e Daniele Viotti, parlamentare europeo Pd e copresidente dell'intergruppo Lgbti del parlamento europeo, cento aderenti di tutti i Paesi. Da Bruxelles se l'è presa recentemente col sindaco di Favria (Torino) che s'è dichiarato obiettore e non ha sposato una coppia gay: «Caro sindaco, l'unico modo che ha per non celebrare un'unione civile in Italia nel 2016 è dimettersi. Il dovere di un sindaco non è esprimere giudizi etici e morali ma rispettare la legge, lei è al servizio dei cittadini e della sua comunità».

Viotti innalza ora le bandiere del matrimonio egualitario. Non a caso in concomitanza con l'assise nei padiglioni del quartiere fieristico si svolgerà Gay Bride Expo (madrina Vladimir Luxuria, ingresso 5 euro). Oltre 200 gli espositori, divisi per settori: addobbi floreali, bomboniere e partecipazioni, catering, gioiellerie, ristoranti e pasticcerie, noleggio auto, intrattenimento, make up, fotografi, viaggi di nozze. Un padiglione è dedicato agli atelier di moda per gli abiti degli sposi ma anche dei testimoni e dei parenti. L'appendice musicale ha per protagonista Komos, il primo coro maschile gay d'Italia, i cui componenti sostengono di volere «usare la musica contro stereotipi e omofobia».

Dice Valerio Schonfeld, organizzatore del Gay Bride Expo: «Gli ingredienti del wedding sono pressoché identici nelle cerimonie delle coppie eterosessuali e omosessuali ma cambiano sicuramente le aspettative e le storie delle coppie con cui gli operatori si debbono relazionare. Perciò mettiamo a confronto gli operatori del settore con le prime coppie che hanno celebrato la propria unione civile, che porteranno la loro testimonianza e i loro utili consigli».

Ci sarà perfino la sfoglina Alessandra Spisni, regina della tagliatella, più volte ospite della Prova del cuoco, la trasmissione di Antonella Clerici su Raiuno, che insegnerà (oggi pomeriggio) agli attivisti lgbt i segreti della sfoglia.

In entrambe le manifestazioni saranno raccolte le firme per la petizione che sarà inviata a Matteo Renzi: «chiediamo al presidente del Consiglio di garantire che sia eliminata ogni forma di discriminazione nella legislazione italiana sul matrimonio civile, aprendolo anche alle coppie dello stesso sesso, riconoscendo i matrimoni e le unioni celebrate all'estero e assicurando pari diritti ai figli delle persone dello stesso sesso».

Al convegno di Bologna oltre alle tradizionali associazioni (Famiglie Arcobaleno, i radicali di Certi Diritti, Condividilove, Rete genitori rainbow) hanno aderito anche Cgil e Uil, Amnesty international e Arci. Sarà festeggiato il primo sì di una coppia gay nel mondo del calcio, quello dell'imprenditore Giovanni Salzano, vicepresidente del Savoia Calcio (Torre Annunziata), col compagno Carlo Piergiovanni, la prima unione tra lesbiche officiata da un ministro, Roberta Pinotti (alla Difesa) nel Comune di Genova, la prima circolare di un generale (dell'Aeronautica, Claudio Gabellini): «Chi fa outing non può e non deve avere valutazioni e trattamenti diversi dall'ordinario. Sarà considerato illegittimo ogni commento o comportamento teso a denigrare e offendere la reputazione di detto personale «. Infine sarà illustrata la campagna di boicottaggio del programma di Canale5, Grande Fratello Vip, che secondo Arcigay è una «produzione ambigua, omofobica, il pubblico la sanzioni cambiando canale».

Dice Gabriele Piazzoni, segretario dell'Arcigay: «L'inizio del 2016 ci ha visto attraversare un dibattito acceso e vasto sul tema del riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso, sulle loro relazioni, sulla possibilità di essere genitori e di formare una famiglia. Quel dibattito, che ha raggiunto talvolta picchi di ostilità e violenza inattesi nei contenuti e nelle forme, ha purtroppo ridimensionato l'approdo dell'azione legislativa con la quale si voleva dare riconoscimento a queste cellule di società, e ci ha portati all'approvazione della legge sulle unioni civili. Un primo passo, abbiamo detto: da un lato per la prima volta vengono riconosciute le coppie di gay e di lesbiche, finora invisibili in questo Paese, dall'altro lato però, in un' Europa che su questo tema ha già da tempo spostato il dibattito sul piano della piena uguaglianza, abbiamo portato a casa uno dei più arretrati strumenti giuridici, una legge che guarda al passato e che soprattutto non guarda ai bambini e alle bambine che sono nati e crescono nelle nostre famiglie».

Insomma la legge sulle unioni civili é una conquista ma non basta. Non ci sarà protervia in questo mettere subito più in alto l'asticella dopo il sofferto iter della legge? Piazzoni assicura di no: «Il vero traguardo è sempre stato e resta ancora la piena uguaglianza e questa battaglia è ancora da vincere».

C'è spazio anche per una confessione sulla sua vicenda personale: «È stato un percorso lungo la mia «uscita dall'armadio» il mio dichiararmi gay al mondo. A 13-14 anni i primi dubbi con me stesso, la crisi e il sentirsi sbagliato, le prese in giro, talvolta molto pesanti di alcuni compagni di scuola e della squadra di pallanuoto. A 15-16 anni al liceo, con gli amici più stretti ho potuto cominciare a parlarne, loro mi capivano, mi accoglievano, anche quelli che a ripetizione facevano battute su «froci» e «ricchioni» si rivelavano diversi... anche per loro era il contatto con qualcosa di nuovo che li cambiava. Attorno ai 19 anni mi sono fatto un anno di elaborazione su come dirlo ai miei genitori... ma ecco che proprio mentre ero pronto a compiere questo passo tutto si è fermato, mio padre è morto di infarto improvvisamente. Il mio primo pensiero quando il medico dell'ambulanza mi ha detto che non c'era più niente da fare, prima ancora di scoppiare in lacrime è stato: «maledizione non ho fatto in tempo a dirglielo». A 23 anni ho rotto gli indugi e trovato la forza di dirlo a mia madre fino ad arrivare al coming out pubblico che è avvenuto con la mia elezione a presidente dell'Arcigay di Cremona nel 2010, determinato a impegnarmi per fare in modo che nessuno debba ritrovarsi solo nella sua cameretta a piangere per paura di essere se stesso».

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