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NEWS 15 Marzo 2022    di Giuliano Guzzo

Le vittime di Mariupol e la guerra di notizie

Ieri l’agenzia di stampa internazionale Associated Press ha diffuso una notizia straziante come molte, purtroppo, provenienti dall’Ucraina in questi giorni: quella della morte della donna trasportata in barella fuori dal reparto maternità bombardato a Mariupol nei giorni scorsi. A seguire, la giovane era stata portata d’urgenza in un altro ospedale, ma più vicino al fronte, dove i medici si sono spesi per tenerla in vita. Entrambi, però – lei e il suo piccolo – non sono sopravvissuti al parto, dopo che la madre aveva riportato una dislocazione dell’anca e lo schiacciamento del bacino.

Ora, perché è drammaticamente significativa questa storia? Ma perché attorno al bombardamento di quell’ospedale di Mariupol si sono diffuse varie voci, non ultima quella secondo cui le foto provenienti dall’edificio rispecchiassero una sorta di set cinematografico. Perfino l’Ambasciata russa in Italia aveva cercato, su Twitter, di mescolare le carte facendo credere che la donna trasportata in barella – e poi deceduta – e l’influencer in dolce attesa, Marianna Podgurskaya, anch’essa in fuga dalla struttura, fossero la stessa persona. In realtà, così non era, come poteva comprendere chiunque, in realtà, guardando le foto da vicino.

Ecco che allora, con la morte di questa mamma – purtroppo reale – si può tornare a ragionare, per quanto amaramente, su un tema spesso non considerato con attenzione: quello della propaganda di guerra. In effetti, già da decenni, se non da secoli, non c’è scontro bellico che non sia anche, se non soprattutto, scontro di notizie. Molto attuale, in proposito, suona una frase attribuita al celebre cancelliere tedesco Otto von Bismarck: «Non si dicono mai tante bugie quante se ne dicono prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia».

Sfortunatamente, in Ucraina non ci sono né elezioni né una battuta di caccia bensì, come noto, una guerra. Ma il numero di bugie, Bismarck docet, è comunque elevato. Bugie, beninteso, che arrivano da Mosca come da Kiev, come mostra per esempio l’eco avuto dalla vicenda dei tredici soldati ucraini dell’’Isola dei Serpenti “morti da eroi” per aver rifiutato di arrendersi alla marina russa; peccato che pochi giorni dopo che la notizia del loro diniego alla resa – condito con un “vaffa” che aveva fatto il giorno del mondo – si sia scoperto come i valorosi militari “morti da eroi” fossero ancora vivi. Catturati dal nemico, sì, ma vivi.

Questa fake news rispecchia il fatto che, per quanto la guerra scoppiata lo scorso 24 febbraio sia stata iniziata solo da una parte, è indiscutibile come sia interesse di ciascuno, durante un conflitto, tirare acqua al proprio mulino servendosi, se non di bufale, quanto meno di imprecisioni. Chi ha provato a spiegare bene questo meccanismo, nel corso di una recente intervista, è Marcello Foa, giornalista ex presidente della Rai ed autore di un testo, Gli stregoni della notizia, divenuto una lettura obbligata per chiunque voglia accostarsi al tema del funzionamenti dei mass media.

«La guerra è un susseguirsi di episodi che hanno come obbiettivo il condizionamento del pubblico», ha spiegato Foa intervistato dal quotidiano La Verità, «per esaltare e motivare la tua parte, screditare e motivare i nemici. E infine disorientarli perché prendano le decisioni sbagliate». Sempre secondo l’esperto giornalista, di scuola montanelliana, nella guerra in Ucraina «le informazioni che passano sono di tre livelli: quelle dei russi per i cittadini russi, quelle degli ucraini per gli ucraini e quelle dei due contendenti per il mondo». Che poi saremmo noi, ovviamente, spettatori addolorati ed impietriti del conflitto.

Tutto ciò non significa, si badi, che ogni notizia che arriva del fronte sia falsa, come purtroppo prova la morte della mamma di Mariupol ricordata in apertura. Significa però che la prudenza, davanti ad ogni singola notizia, è d’obbligo per il semplice fatto che Putin in primis ma certamente pure Zelensky hanno tutto l’interesse a “vendere” una loro narrazione del conflitto, che il primo presenta come una semplice «operazione speciale» mentre il secondo, come ha fatto, presenta come «genocidio in corso». Ne consegue come, insieme al popolo ucraino, anche in questa guerra ci sia una vittima eccellente; la stessa che si registra in ogni conflitto armato da parecchio tempo: la verità.


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