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NEWS 29 Giugno 2022    di Raffaella Frullone

Letta, l’aborto, e la laicità del «cattolico adulto»

«Lo dico da cattolico: se tu non vuoi divorziare non divorzi, se sei contro l`aborto non lo pratichi, se sei contro le relazioni omosessuali sei libero di non averne. Ma non puoi impedire ai tuoi concittadini di fare quello che tu non sceglieresti per te. Questa è la #laicità dello Stato, una delle grandi conquiste del nostro mondo ora in pericolo. Mi ha colpito moltissimo la contemporaneità delle due sentenze sulle #armi e sull`#aborto della #CorteSuprema. Oggi intervistato da @la_stampa dico che è un manifesto ideologico ed è, proprio nel caso dell’aborto, lo smantellamento di uno dei nostri principi e valori più importanti: la laicità dello Stato».

“Chicco” Letta presenta così, sui suoi canali social, l’intervista fluviale che ha rilasciato ieri ad Annalisa Cuzzocrea del quotidiano del gruppo Gedi. Una colata di piombo a doppia paginata su tutto lo scibile umano, o quasi, dalle amministrative ai bisticci interni al Pd, dal salario minimo alle prospettive sull’esecutivo, passando per l’astensionismo e l’Ucraina. Una noia mortale, sintetizzata nel titolo: «Una vittoria contro il populismo, ma adesso serve un nuovo Ulivo, giù le tasse sul lavoro e Ius Scholae».

Solo gli addetti ai lavori la avrebbero letta, se non fosse per l’abilità del social media manager che evidentemente ha pensato di rilanciare il tema caldo del momento, quello che va più di moda e perfetto per acchiappare like a casaccio di persone che mai si sono prese la briga di approfondire il tema ma non riescono a resistere al bisogno di far vedere che anche loro difendono l’aborto, una conquista di civiltà.  L’argomento usato, in realtà, non è per niente nuovo e va per la maggiore sia “sui social” che al bar sport: «se sei contro l`aborto non lo pratichi, ma non puoi impedire ai tuoi concittadini di fare quello che tu non sceglieresti per te».

Il problema è che queste parole sono precedute dall’espressione: «Lo dico da cattolico», non ci fossero queste, sarebbe tutto perfettamente lineare. Se invece pensa davvero di dirlo “come cattolico”, allora è “più confuso che persuaso”, o forse si sente un “cattolico adulto”, come andava di moda dire quando imperava il suo Prodi predecessore. Il “cattolico adulto” è una figura mitologica che mette insieme una appartenenza formale alla Chiesa cattolica con un appoggio più o meno partecipato ad aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, unioni tra persone dello stesso sesso e chi più ne ha più ne metta. O più ne Letta.

Vale la pena di rispolverare Benedetto XVI, che nel 2009 diceva «La parola ‘fede adulta’ negli ultimi decenni è diventata uno slogan diffuso. Ma lo s’intende spesso nel senso dell’atteggiamento di chi non dà più ascolto alla Chiesa e ai suoi Pastori, ma sceglie autonomamente ciò che vuol credere e non credere – una fede ‘fai da te’, quindi. E lo si presenta come ‘coraggio’ di esprimersi contro il Magistero della Chiesa. In realtà, tuttavia, non ci vuole per questo del coraggio, perché si può sempre essere sicuri del pubblico applauso. Coraggio ci vuole piuttosto per aderire alla fede della Chiesa, anche se questa contraddice lo ‘schema’ del mondo contemporaneo». Lui sì, lo diceva da cattolico, e soprattutto lo diceva (ma vale anche oggi) a tutti i cattolici “adulti” che la pensano come il  segretario del Partito Democratico.

In generale per i laici cattolici il punto è semplice, come ricordava Giovanni Paolo II nell’Esortazione apostolica Christifideles laici. Nella esistenza dei fedeli laici «non possono esserci due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta “spirituale”, con i suoi valori e con le sue esigenze; e dall’altra, la vita cosiddetta “secolare”, ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell’impegno politico e della cultura». E non c’è bisogno di sfociare in teocrazie, sarebbe già qualcosa parlare, innanzitutto, di coerenza.

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