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NEWS 17 Febbraio 2022    di Giuliano Guzzo

«L’eutanasia è un inganno». I laici che non si piegano al mainstream

La notizia del giudizio, da parte della Corte costituzionale, di inammissibilità del referendum sull’omicidio del consenziente è stata accolta dalla cultura dominante come una pugnalata alla schiena. Non a caso, già martedì sera i talk show – su Rete4 come su La7, tanto per citare due seguite emittenti -, non appena informati di tale bocciatura sono insorti con tutti, conduttori ed ospiti in studio, a stracciarsi le vesti per quello che è stato accolto come un colpo di mano della Consulta a danno dei malati, loro malgrado, «costretti a vivere».

Ora, la faciloneria di molti commentatori televisivi non è affatto un’esclusiva dei temi bioetici e, perciò, non fa più notizia da un po’. C’è tuttavia un aspetto di questa rappresentazione mediatica che effettivamente è problematico ed è, per farla breve, che inganna. Fa infatti credere che il contrario all’eutanasia e al suicidio assistito, oggi, possa essere solo un fanatico religioso, qualcuno magari avanti con gli anni e rimasto, poveretto, con la testa, come vuole il frasario di chi ha letto forse molti libri – ma non certo di storia -, «al Medioevo». Ma le cose non stanno affatto così.

Ci sono parecchi intellettuali laici e talvolta pure atei, per giunta assai autorevoli, che non solo non sposano i ritornelli radicali sulla “buona morte”, ma esprimono forti dubbi sulla legalizzazione della stessa. Qualche esempio? Si prenda cosa affermava sul Corriere della Sera del 16 aprile 2005 l’ambasciatore Sergio Romano. «Non vorrei che di queste pratiche (biotestamento, ndr), il giorno in cui fossero previste da una norma», scriveva Romano, si servissero i congiunti del vecchio malato per sospingerlo dolcemente verso l’eternità». E continuava ancora l’ambasciatore: «Anche i parenti più affezionati finiscono per pensare, in queste circostanze, che il povero vecchio farebbe un favore a sé e agli altri se prendesse congedo […] Fino al giorno in cui il pover’uomo o la povera donna arriverebbero alla conclusione che è meglio andarsene piuttosto che essere circondati da gente sgarbata e impaziente».

Romano per caso esagerava, scrivendo queste parole? Non si direbbe. Preoccupazioni del tutto simili sono state espresse anche da un celebre medico non credente, il luminare Lucien Israël, in un libro eloquentemente intitolato Contro l’eutanasia (Lindau, 2007). E che dire, poi, di Oriana Fallaci? La grande scrittrice e giornalista fiorentina, che pure sperimentò sulla propria pelle una malattia grave, che infatti la portò alla morte, diffidava perfino della parola “eutanasia”. «La parola eutanasia», scriveva, «è per me una parolaccia. Una bestemmia nonché una bestialità, un masochismo. Io non ci credo alla buona-Morte, alla dolce-Morte, alla Morte-che-Libera-dalle-Sofferenze. La morte è morte e basta».

Venendo ai giorni nostri, infine, basta recarsi in una qualunque libreria ed acquistare Annientare (La nave di Teseo, 2022), librone di oltre 750 pagine a firma del non credente Michel Houellebecq, per trovare una feroce critica alla “buona morte”: «La vera ragione dell’eutanasia, in realtà, è che non sopportiamo più i vecchi, non vogliamo nemmeno sapere che esistono». Sono parole che, a ben vedere, ripercorrono il concetto espresso da Sergio Romano, e cioè la preoccupazione che il gran parlare di eutanasia, in realtà, celi solo un gran rifiuto: quello non solo della malattia, ma anche dei malati e degli anziani.

Ad ogni modo nell’aprile 2021, su Le Figaro, Houellebecq – che ora vede per l’Occidente una sola ancora di salvezza: la Chiesa cattolica – si era già soffermato sulla morte on demand. Ed aveva usato, quella volta, parole ancora più dure. «Quando un paese arriva a legalizzare l’eutanasia», disse allora, «perde, secondo me, ogni diritto al rispetto. Diventa quindi non solo legittimo, ma desiderabile distruggerlo». Peccato, per concludere, che di simili considerazioni, come di quelle di Romano e di altri, i grandi media non diano conto, rifilando a lettori e telespettatori l’idea che, se non sei credente, anzi molto credente, non puoi che essere favorevole all’eutanasia. Ma è una grande bugia.


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