giovedì 26 novembre 2020
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NEWS 5 maggio 2016    
Libertà  religiosa, rapporto USA. Il quadro mondiale della cristianofobia e i pericoli per l’Occidente

di Marco Tosatti

 

E’ appena stato pubblicato il rapporto annuale dell’Uscirf (United States Commision on International Religious Freedom), sulla situazione a livello mondiale della libertà religiosa; e in esso viene suggerito al Dipartimento di Stato USA di designare ex novo, o ri-designare diciassette Paesi in cui avvengono “Violazioni particolarmente severe della libertà religiosa, sistematiche, continue ed enormi”.

I Paesi elencati sono: Myanmar, Cina, Eritrea, Iran, Corea del Nord, Arabia Saudita, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan, Repubblica Centroafricana, Egitto, Iraq, Nigeria, Pakistan, Siria, Tajikistan e Vietnam. E poi ci sono altre dieci nazioni – Afghanistan, Azerbaijan, Cuba, India, Indonesia, Kazakhstan, Laos, Malesia, Russia e Turchia in cui “Le violazioni commesse o tollerate dal governo sono serie”.  

Il testo completo del rapporto in inglese è qui .   

Cina, Pakistan e Corea del Nord sembrano guidare la classifica. In Corea del Nord migliaia di credenti di diverse fedi, con le loro famiglie, sono imprigionate nei campi di lavoro. In Pakistan ci sono più persone condannate all’ergastolo– o come Asia Bibi rinchiuse nel braccio della morte – con l’accusa di blasfemia che in ogni altro Paese al mondo. 

Il Rapporto segnala anche, per quanto riguarda il mondo occidentale, che “La pubblica, pacifica condivisione delle credenze religiose è sia parte integrale della libertà religiosa, e protetta dalla libertà di espressione. Questo include l’espressione di credenze che possono risultare offensive per altri, o controverse a livello sociale, come le opinioni sull’omosessualità, l’aborto o altre religioni”. E’ un fenomeno che sta crescendo, in tutto il mondo occidentale, e anche in Italia. Il Rapporto mette in guardia: “Leggi vaghe e generali contro ‘l’incitamento all’odio’ che comprendano discorsi che non sorgono al livello di incitamento alla violenza pongono il rischio di congelare la libertà di espressione. Se usate contro la pacifica espressione di credenze, possono risultare il violazioni della libertà di parole e di religione”.

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