lunedì 28 novembre 2022
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NEWS 10 Novembre 2022    di Redazione

«L’ideologia gender cadrà come il muro di Berlino»

Lunedì 7 novembre, esattamente quarant’anni dalla giornata della prima visita di papa Giovanni Paolo II in Spagna, l’Universitat Abat Oliba CEU (UAO CEU), E-Cristians e l’Istituto di Lettere Ángel Ayala hanno tenuto una giornata commemorativa di questo evento. Ha preso parte, per via telematica, il vescovo di Orihuela-Alicante, monsignor José Ignacio Munilla. Innanzitutto ha ricordato con affetto la visita del Pontefice, all’epoca di quando era un seminarista a Toledo. «Il Papa ha pernottato con noi e ha trascorso lì il suo compleanno. Ho dovuto preparare la sua stanza. Chiamiamo un cameriere polacco di Madrid, che ci ha insegnato il “buon compleanno” in polacco. Si ricorda anche di quello che ha mangiato: “qualcosa di frugale, cavolfiore”».

Munilla ha ricordato san Giovanni Paolo II per tre tratti: paternità, speranza e creatività. Per il primo, «san Giovanni Paolo II ha dimostrato di essere la persona giusta per abbattere i muri. Con lui ho imparato ad avere speranza, a sapere che il Regno di Dio trionferà e continua a farsi strada. Al contrario, succede con “ciò che è costruito sulla menzogna”, che “ha i giorni contati”. Questo sarà dimostrato anche con l’ideologia di genere: oggi sembra un’ideologia inespugnabile, ma ha i piedi di fango e la vedremo cadere come abbiamo visto cadere il muro di Berlino», ha detto in riferimento diretto a papa Giovanni Paolo II.  Per quanto riguarda la paternità, Munilla ritiene che Giovanni Paolo II sia venuto a incarnare questi valori in una società occidentale «ferita dalla mancanza di modelli di paternità […] L’eresia dei nostri giorni consiste nell’opporre verità e carità. L’amore tenero e compassionevole non è incompatibile con una voce piena di verità e di autorità».

Questa idea si collega a uno degli aspetti trattati durante l’incontro, in cui sono intervenuti il direttore del Dipartimento dell’Educazione e delle Scienze Umane dell’UAO CEU, Marcin Kazmierczak, e il presidente di E-Cristians, Josep Miró i Ardèvol. Per quanto riguarda la relazione di Giovanni Paolo II con i giovani, Kazmierczak crede che la sua capacità di sintonizzarsi con i giovani si spiega nel fatto che «amava stare con i giovani e capiva quale fosse il problema fondamentale nella vita di un giovane: l’amore». Ha affrontato direttamente questo argomento e lo ha fatto in modo esigente.

I giovani non vogliono un messaggio facile. Così crede anche Miró i Ardèvol. «Le persone che parlano chiaro raggiungono meglio i giovani». Ha anche fatto riferimento a uno dei grandi contributi del pontificato di san Giovanni Paolo, che fu «l’articolazione del concilio con la tradizione della Chiesa». Se questo non fosse stato dato, il danno sarebbe stato terribile perché la Chiesa senza tradizione si distrugge. E la tradizione si rinnova a forza di processi interni e anche nel confronto con altre culture. Proprio come Giovanni Paolo II ha dovuto competere con la visione marxista, oggi «competiamo con una tradizione più difficile». Si tratta della «tradizione emotivista», secondo la quale «i sentimenti sono ciò che esprimono la verità e che la realizzazione personale è nella soddisfazione del desiderio».

Nell’ambito della pastorale rivolta ai giovani, l’insegnamento di Giovanni Paolo II è esemplare. Ha saputo «trasformare la Dottrina sociale della Chiesa in azione». Il colloquio, moderato dal direttore del corso di laurea in Giornalismo dell’UAO CEU, Juan Francisco Jiménez, si è concluso con alcune parole del decano della Facoltà di Comunicazione, Educazione e Lettere dell’UAO CEU, Enrique Martínez. Evocando quei giorni del 1982, quando era tra i giovani che seguivano la visita di Giovanni Paolo II, giunse alla conclusione che quella gioventù era «in cerca di misericordia». (Fonte)

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