lunedì 28 novembre 2022
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NEWS 4 Ottobre 2022    di Redazione

Liguria, sospeso il parroco «pro eutanasia e famiglie arcobaleno»

«Buongiorno a tutti. È mio dovere comunicarvi che, a partire da oggi (lunedì 3 ottobre 2022) sono stato sospeso “a divinis”, sono stato cioè sospeso dal mio ministero». A Bonassola, paese di mare e villeggiatura alle porte delle Cinque Terre i suoi parrocchiani l’hanno scoperto in mattinata, con un messaggio via chat. È così che don Giulio Mignani ha scelto di comunicare la decisione del Tribunale ecclesiastico diocesano della diocesi della Spezia che ha emesso un decreto penale di sospensione ‘a divinis’, nel quale si evidenzia che il sacerdote «nel corso degli ultimi anni più volte ha rilasciato esternazioni pubbliche, apparse anche su vari quotidiani e interviste televisive, nelle quali ha ripetutamente sostenuto posizioni non conformi all’insegnamento della Chiesa Cattolica».

Con questo provvedimento don Giulio rimarrà sacerdote, ma non potrà più realizzare alcuna celebrazione pubblica di sacramenti e non potrà più predicare. Una mossa, quella della curia spezzina, che intende porre un freno alle esternazioni sempre più frequenti del parroco su temi come omosessualità, aborto ed eutanasia. «Nel corso degli ultimi anni più volte ha rilasciato esternazioni pubbliche, apparse anche su vari quotidiani e interviste televisive, nei quali ha ripetutamente sostenuto posizioni non conformi all’insegnamento della Chiesa cattolica»; così recita una parte del documento firmato dal vescovo diocesano monsignor Luigi Ernesto Palletti. «Ogni volta è stato ammonito e richiamato all’osservanza degli impegni pastorali e canonici, […] gli episodi però hanno continuato a ripetersi nel tempo, suscitando sempre più grave scandalo tra i fedeli. […] Gli è stato imposto di astenersi da esternazioni pubbliche contrarie al magistero della Chiesa, stabilendo che se ciò non venisse osservato sarebbe incorso nella sospensione latae sententiae dalla celebrazione pubblica dei sacramenti e sacramentali e dalla predicazione».

A proposito della decisione presa dal vescovo di La Spezia, mons. Luigi Palletti, don Mignani osserva: «Una gran parte di fedeli ha apprezzato quanto da me condiviso traendone motivo di crescita e rimotivazione spirituale. Si tratta in gran parte di fedeli a loro volta scandalizzati per le affermazioni contenute in alcuni documenti del Magistero e, ancor più, per l’immagine di una Chiesa e di una gerarchia ferme in uno scoraggiante immobilismo, non disposte a mettere all’ordine del giorno un dibattito vero è aperto su tematiche sensibili».

Don Mignani aggiunge che «le posizioni che ho assunto non hanno mai voluto essere offensive né polemiche nei confronti della Chiesa. Ciò che mi ha sempre mosso è la preoccupazione che la Chiesa stessa possa essere considerata sempre più marginale e sempre meno credibile nella società contemporanea: eventualità a mio parere molto reale quando non maturi la capacità di mettere in discussione quegli aspetti che in passato possono anche avere assolto una funzione storica ma che nel presente, cambiate le conoscenze e le sensibilità, rischiano di essere causa di allontanamento quando non addirittura di rifiuto. Mi sembra che la via per ovviare al pericolo che la Chiesa si chiuda in una sterile autoreferenzialità sia prima di tutto quello di permettere a tutti i suoi membri (clero compreso) di potere esprimere il proprio desiderio di cambiamento».

Il punto è che se «il proprio desiderio di cambiamento» – questo si evince dalla decisione del Tribunale ecclesiastico della diocesi della Spezia – diventa, di fatto, il desiderio di un’altra Chiesa, quella cattolica non è più il luogo adatto dove restare; e tanto meno celebrare.

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