giovedì 24 settembre 2020
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NEWS 16 luglio 2020    di Raffaella Frullone
L’inclusione sì, ma non se è ad opera di «cattolici integralisti»

Il logo è un volto stilizzato con un grande sorriso, lo slogan è «servito col cuore». Marketing azzeccato per raccontare una storia rara, quella in cui lo spirito imprenditoriale sposa l’integrazione nel mondo del lavoro delle persone con disabilità cognitive. È il Caffè Gioioso, una catena francese che da Rennes, in Francia, dove la prima sede è stata inaugurata nel 2017, ha aperto caffetterie a Bordeaux, Lione e sugli Champs-Elysées mentre altre stanno per aprire in diverse città francesi. Un successo non scontato per una realtà che ha voluto mettere in pratica concretamente la tanto sbandierata (da altri) «inclusione», assumendo personale con handicap mentali o cognitivi e dimostrando che questo non pregiudica la riuscita dell’impresa. Anzi.

A dar vita al Caffè Gioioso sono stati Yann e Lydwine Bucaille Lanrezac, imprenditori a capo di Emerald, una multinazionale nel settore delle materie plastiche, che possiede anche un hotel a 5 stelle, nella cittadina francese  di Dinard. Oltre alle loro attività imprenditoriali, i Bucaille Lanrezac supportano varie organizzazioni benefiche. Così, nel 2010, hanno creato il fondo Émeraude Solidaire, che ha ricevuto parte degli utili del gruppo Emerald e li ha ridistribuiti finanziando una serie di associazioni.

Una storia positiva, non ordinaria, che meriterebbe anche di essere “esportata” eppure c’è chi arriva a screditare  il Caffè Gioioso affermando che dietro ci sono i «cattolici reazionari». Come la testata indipendente BastaMag, che lancia un vero e proprio allarme: «Se guardiamo più in dettaglio, le strutture finanziate da Émeraude Solidaire sostengono una galassia di associazioni cattoliche, comprese quelle di tendenza più reazionaria. Dal 2014 al 2017  Émeraude Solidaire ha finanziato Enfants du Mékong, un’associazione il cui ex direttore e ora vicepresidente, Yves Méaudre, è impegnato nelle battaglie contro la procreazione medicalmente assistita (Pma), considerato vicino alla Manif pour tous e ad Alliance Vita che sono in prima linea in difesa della vita, contro l’aborto, l’eutanasia, la Pma e persino il matrimonio gay».

Non solo. BastaMag accusa Émeraude Solidaire di finanziare la fondazione Jérôme-Lejeune, che si oppone a sua volta al matrimonio tra persone dello stesso sesso e alla Pma, ma soprattutto all’aborto. «Nel 2016 – scrivono indignati –  la Fonazione ha curato un opuscolo anti-aborto distribuito in diverse scuole superiori cattoliche». Elencando tutta una serie di realtà che reputa inaccettabili, la testata sottolinea ancora che Émeraude Solidaire aiuta anche strutture educative cattoliche o la promozione di scuole private all’Opus Dei. Come a voler aumentare il numero delle prove di una colpevolezza ormai oltre ogni ragionevole dubbio.

Insomma, nemmeno la carità è immune dall’accusa di integralismo, se cattolica. Succede nella terra della liberté.


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