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NEWS 10 dicembre 2019    di Raffaella Frullone

Lo studio di Berkeley: «Matrimonio e gravidanza riducono la criminalità»

Che relazione c’è tra il matrimonio, la gravidanza, il parto e il tasso di criminalità di una società? Apparentemente poca o nessuna, eppure due dottorandi in economia dell’Università di Berkeley, Maxim Massenkoff ed Evan Rose, in uno studio pubblicato il mese scorso mostrano che non è così. Il saggio, intitolato «Formazione familiare e crimine» mostra che quando una donna rimane incinta, il consumo di droga e le dipendenze in genere, gli episodi di guida in stato di ebrezza, i reati contro la proprietà e anche quelli economici si riducono del 50%, un calo drastico che rimane tale per i tre anni successivi alla nascita del bambino, per poi tornare ai livelli pre-gravidanza. Lo stesso accade per i futuri padri, sebbene in misura minore: i reati si riducono a partire dalla notizia della gravidanza facendo registrare un calo del 25%.

«Dalla nostra osservazione emerge che il matrimonio è un turning point, uno spartiacque, come se fosse un passo da fare soltanto dopo che è stato ridotto l’atteggiamento criminoso» spiegano Massenkoff e Rose, che per il loro lavoro hanno raccolto informazioni su oltre un milione di nascite, utilizzando principalmente dati dello stato di Washington. Non solo. «Troviamo un’importante eterogeneità per stato civile – aggiungono – i genitori non sposati “offendono” in misura maggiore rispetto alle coppie sposate durante il periodo di campionamento».

Lo studio è stato commentato da un altro economista, Alex Tabarrok, della George Mason University in Virginia, sul suo blog Marginal Revolution. «Cosa c’è nella nascita e nel matrimonio che contribuisce in modo significativo alla riduzione del crimine?» si chiede Tabarrok, «Amore, responsabilità e prospettiva a lungo termine. In termini economici, la gravidanza riduce i tassi di sconto e offre a uomini e donne un motivo per investire nel capitale umano e lavorare per il futuro. I bambini e il matrimonio svolgono un ruolo importante nella socializzazione e nella “civilizzazione” di uomini e donne».

Star Parker, editorialista di The Daily Signal e presidente del Center for Urban Renewal and Education, osserva: «La mia ipotesi è che questo processo è simile al motivo per cui, quando una donna incinta vede un’immagine ad ultrasuoni del bambino che si sviluppa in lei, è meno probabile che ricorra all’aborto. La gravidanza è un campanello d’allarme, è come se ci fosse un timore reverenziale di fronte al mistero della vita, che produce un senso di responsabilità personale. Ne consegue che dovremmo preoccuparci del fatto che gli americani considerano il matrimonio e figli sempre meno importanti». In un recente sondaggio del Pew Research Center, il 57% degli uomini e il 46% delle donne interpellati ha affermato di ritenere essenziale per «una vita appagante» avere «un lavoro o una carriera» mentre solo il 16% degli uomini e il 17% delle donne ritiene essenziale il matrimonio. Lo stesso vale per i figli, ritenuti importanti solo per il 16% degli uomini e per il 22% delle donne.

«Amo il mio lavoro e concordo sul fatto che un lavoro soddisfacente sia importante – continua la Parker – ma penso che qualcosa non vada quando gli americani dicono che il lavoro è tre volte più importante di una famiglia. Dovrebbe essere una priorità creare le condizioni migliori per il lavoro trasmettendo insieme l’importanza del matrimonio e dei figli».


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