sabato 16 ottobre 2021
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NEWS 16 giugno 2021    di Giulia Tanel

L’Ungheria in difesa del cristianesimo. Il vicepremier Semjén: l’Europa non rifiuti le proprie radici

Tra il 5 e il 12 settembre si svolgerà in Ungheria il Congresso eucaristico. L’ultima volta che il Paese ad oggi guidato da Victor Orban aveva ospitato questo importante evento ecclesiale, ma non solo, era il 1938, il soglio pontificio era occupato da Pio XI e si trattò di un’occasione per esplicitare in maniera forte il rifiuto del nazismo.

Oggi le carte in gioco sono naturalmente differenti, anche se la partita in atto sotto diversi piani all’interno della Chiesa e nel mondo non è forse meno importante, come in parte stanno a simboleggiare anche il titolo scelto per la manifestazione, tratto dal Salmo 87, «Sono in me tutte le sorgenti», e il fatto che il Congresso sarà presieduto dallo stesso papa Francesco.

Come altrettanto carico di significato è il fatto che l’evento si svolgerà in Ungheria, ossia uno dei pochi Paesi membri dell’Unione Europea, o forse l’unico assieme alla Polonia, che non si vergogna delle proprie origini cristiane. E non solo non se ne vergogna, ma anzi le valorizza e le tiene in estrema considerazione anche nel compiere scelte di carattere socio-politico, come segno distintivo della propria identità, puntando per esempio sulla famiglia, sul matrimonio, disincentivando l’aborto… e, stando alla cronaca delle ultimissime ore, anche decidendo, come ha fatto il Parlamento pressoché all’unanimità (157 voti a favore e 1 contrario), di approvare un disegno di legge presentato da Fidesez, il partito del premier in carica, che prevede di vietare – riporta l’Huffington Post – «la condivisione con i minori di qualsiasi contenuto che ritrae o promuova l’omosessualità o il cambio di sesso». Un passo, che per la verità non è neanche il primo, che nell’attuale clima piegato al mondo arcobaleno si qualifica come decisamente controcorrente, ma che nel contempo risulta perfettamente coerente con i valori cristiani di cui il popolo magiaro si fa appunto coraggioso interprete.

E sempre nell’ottica di dare voce e azione alla propria identità di Paese cristiano, appare di estremo interesse una intervista a tutto tondo rilasciata dal vice-premier ungherese Zsolt Semjén (foto a lato) al quotidiano cattolico tedesco Die Tagespost. Prendendo il discorso alla lontana, nel rispondere a una domanda rispetto al motivo per cui il governo ungherese sostiene finanziariamente e politicamente le chiese in Medio Oriente, il vicepremier chiarisce che «la protezione della civiltà cristiana è sancita dalla costituzione ungherese, perché questa è la nostra identità. Questo è accettato anche da coloro che hanno un atteggiamento diverso a causa delle loro convinzioni personali». E prosegue quindi nel proprio ragionamento toccando da un lato il tema dell’immigrazione, che è «in sé sia una cosa negativa […] gli aiuti devono essere orientati a garantire che le persone possano vivere una vita dignitosa nel loro luogo di origine», e dall’altra affermando che oggi il sentimento diffuso è volto a rifiutare «l’eredità cristiana dell’Europa».

Ma l’affondo verso i vertici di un’Europa sempre più distaccata dalle proprie radici non finisce qui: «Rifiutano la visione tradizionale della famiglia e relativizzano la sovranità nazionale», prosegue infatti Semjén. «Crediamo invece nella famiglia che deriva dalla natura ed è ancorata alla tradizione cristiana. Crediamo nell’esistenza nazionale, che è la base di un ricco patrimonio umano. Crediamo nel cristianesimo, che è il fondamento della nostra civiltà e non qualcosa per il museo. […] Nessuna chiesa qui diventa un centro commerciale o una moschea».

Chiaramente, con questo non si vuole dire che l’Ungheria sia “perfetta”: anche qui le ideologie e il mito del progresso fanno il loro ruolo. Tuttavia, la realtà dimostra che le decisioni governative sono condivise dal popolo. Che è poi quello che Semjén auspica avvenga anche in Europa, nel seno della quale l’Ungheria era, e continua a essere, una pedina importante, imprescindibile: «Siamo al fianco dell’Europa e ci crediamo», chiarisce infatti. Per poi rimarcare: «Sia riconosciuto il nostro diritto all’eredità cristiana e alla sovranità nazionale».


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