martedì 22 giugno 2021
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NEWS 27 dicembre 2020    di Giuliano Guzzo

Chi è l’uomo sempre presente dove si è fatta la Storia

Nel bel mezzo delle festività natalizie, il 27 dicembre, ricorre la celebrazione di una figura centrale del cristianesimo e sulla quale vale senza dubbio la pena svolgere un breve e riepilogativo approfondimento: quella di san Giovanni evangelista (10-98). Oggi, domenica 27 dicembre 2020, domenica fra l’ottava di Natale, la liturgia romana festeggia la Sacra Famiglia di Gesù, ma nel rito ambrosiano si mantiene la festa di san Giovanni.

A rendere rilevante questa figura, numerosi e decisivi elementi, a partire senz’altro dal fatto d’essere stato al contempo un apostolo e l’autore di uno dei quattro vangeli sinottici – nello specifico il più tardivo, redatto tra il tra il 90 e il 95 d.C., quello di impronta più «teologica», il Vangelo del Logos – nonché di tre Lettere e della celebre Apocalisse.

Basterebbe già questo a capire il peso enorme della figura giovannea, sulla quale però molto altro c’è da dire, dato che ritorna in praticamente quasi tutti i momenti chiave della vicenda cristiana. Ecco, se volessimo essere estremamente sintetici, potremmo considerare Giovanni, noto anche come “L’Aquila di Dio”, come un privilegiato testimone: uno che, pur essendo il più giovane del collegio apostolico – è lecito immaginarlo come poco più di un ragazzino – è stato in prima linea sempre, quando contava esserci. Sì, perché costui fu chiamato da Cristo (Matteo 4, 21-22) fino a diventarne il preferito o, per meglio dire, «il discepolo che Gesù amava», al punto che non è mancato qualche squallido tentativo, nella storia anche recente, l’insinuazione di un rapporto a sfondo omosessuale con il Signore.

Ma lasciamo da parte questa ed altre assurde farneticazioni e torniamo su san Giovanni che, come si diceva, è stato un testimone in prima linea. C’era infatti durante la predicazione di Gesù e anche all’ultima cena – essendo un apostolo –, ma soprattutto c’era in altri due momenti chiave, che hanno segnato la storia cristiana indelebilmente. Il primo è quello del Golgota: mentre tutti gli altri discepoli – quando non avevano tradito, Giuda, o non avevano rinnegato come Pietro – se l’erano data frettolosamente a gambe timorosi di ritorsioni, ecco che Giovanni si fa trovare con la Madonna, insieme a Maria di Magdala e Maria di Cleofa, ai piedi della croce.

Il «discepolo che Gesù amava» è insomma l’unico a non averlo abbandonato e, in definitiva, non essersi cioè vergognato della sua fede, in un momento in cui manifestarla poteva costare caro: e ciò non è affatto, si converrà, cosa da poco. Ma Giovanni, oltre ad aver visto – unico tra i discepoli – l’agonia di Cristo, è stato anche il primo testimone del Sepolcro vuoto, al quale giunge anticipando il più attempato Pietro, per rispetto della cui autorità aspetta comunque l’arrivo prima di entrare; una volta entrato, Giovanni inoltre, mentre Pietro pareva ancora perplesso, «credette».

Stando ai racconti pasquali, “L’Aquila di Dio” è insomma colui che, secondo anche se di un soffio – dato che venne anticipato, in ciò, dalla sola Maria Maddalena – «credette», acquistando un sostanziale primato anche nella fede, oltre che degli eventi epocali di cui fu testimone; e che, attenzione, non sono ancora finiti. Già, perché a Giovanni, oramai volta anziano, non vedente e spedito in esilio, fu riservato un altro conclusivo ed esaltante privilegio: quello di vedere, unico tra tutti gli uomini, la fine del mondo, la fine dei tempi, riportata poi nell’Apocalisse.

Dunque davvero questo santo – che è il protettore di innumerevoli categorie, dagli artisti ai tipografi, dai rilegatori di libri agli scrittori cattolici, dai fabbricanti di armi agli incisori di rame – è un pilastro centrale del cristianesimo, perché dove lui era là è stata fatta la storia: nel vero senso della parola. Di qui l’importanza di pregare, oggi, proprio san Giovanni, affinché ci illumini – dopotutto è pure il patrono dei fabbricanti di candele – e, come lui, ci dia la forza e il coraggio di non abbandonare mai il Signore, neppure quando tutto sembra umanamente finito, quando cioè i giochi sembrano fatti e, in realtà, tutto deve ancora succedere.


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