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NEWS 15 marzo 2020    di Redazione
Il medico santo e i santi medici e infermieri in lotta contro il virus

«Il dolore va trattato non come un guizzo o una contrazione muscolare, ma come il grido di un’anima, a cui un altro fratello, il medico, accorre con l’ardenza dell’amore, la carità». È una frase di san Giuseppe Moscati (1880-1927), il santo medico canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987.

In questi giorni invochiamo la sua intercessione per tutti gli operatori sanitari che stanno affrontando l’emergenza sanitaria da coronaviurs. L’esempio che ci viene da tante donne e uomini che stanno lottando in prima linea contro l’epidemia rimanda davvero a una carità più grande. Tutti vi siamo debitori, non solo per l’opera che state svolgendo, ma per l’esempio che offrite.

«Non la scienza, ma la carità», diceva ancora Giuseppe Moscati, «ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell’eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene».

Per questo vogliamo salutare gli operatori sanitari oggi attraverso le parole che il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, ha dedicato proprio a loro in questi giorni:

«È una testimonianza, la vostra, che va ben oltre la capacità professionale e diventa attestato di responsabilità civica, di solidarietà umana e – per chi è credente – di fede autentica, concreta e amica dell’uomo più fragile e in difficoltà».


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