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NEWS 11 aprile 2020    di Redazione
Messaggio pasquale del card. Pell: «Nella sofferenza la redenzione»

Il cardinale australiano George Pell, già super segretario dell’economia vaticana, era stato condannato nel dicembre 2018 con l’accusa di aver aggredito sessualmente due coristi  (allora tredicenni) nella Cattedrale di Melbourne nel 1996. Il 7 aprile, l’Alta Corte australiana ha deciso all’unanimità che le prove presentate durante il processo non avrebbero permesso alla giuria di evitare ragionevoli dubbi e ha ordinato l’assoluzione di Pell e la sua liberazione dopo oltre 400 giorni di carcere.

Il cardinale ha pubblicato il 10 aprile sul quotidiano The Australian un messaggio pasquale di cui pubblichiamo ampi stralci in una nostra traduzione di lavoro:

di George Pell

Ogni persona soffre. Nessuno può sfuggire per sempre. Tutti devono affrontare un paio di domande. Cosa dovrei fare in questa situazione? Perché c’è così tanto male e sofferenza? E perché mi è successo? Perché la pandemia di coronavirus?

(…) La Pasqua fornisce la risposta cristiana alla sofferenza e alla vita. I cristiani sono monoteisti che si sono sviluppati all’interno della rivelazione ebraica; anche loro seguono il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Credono che quasi 2000 anni fa un giovane ebreo sia stato crocifisso su una collina a Gerusalemme, un venerdì pomeriggio, disprezzato e respinto. Tutti lo videro morire, mentre un numero limitato, quelli con fede, lo videro dopo una miracolosa resurrezione corporea la domenica successiva. La questione non è che l’anima di Gesù continui a essere. Fu un ritorno di tutta la sua persona dalla morte, infrangendo le regole della salute e della fisica, poiché i cristiani credono che questo giovane fosse l’unico Figlio di Dio, divino, il Messia. Le ossa di Gesù non saranno mai trovate. Con sgomento di molti questo era un Messia  che non era un grande monarca come Davide o Salomone, ma il servo  sofferente di Isaia, che ci redime, ci consente di ricevere il perdono e di entrare in una felice eternità.

“Ecco il legno della croce su cui pende il Salvatore del mondo”.

La mia generazione e quelle più giovani stanno attraversando un momento unico. Non è senza precedenti. Noi non eravamo vivi durante la pandemia di influenza spagnola dopo la prima guerra mondiale, un po’ paragonabile a ciò che stiamo vivendo ora, e abbiamo sentito parlare della terribile morte nera nel 14° secolo, dove un terzo della popolazione morì in alcuni luoghi. La novità oggi è la nostra capacità di combattere la malattia in modo intelligente, mitigarne la diffusione.

La crisi degli abusi sessuali ha danneggiato migliaia di vittime. Da molti punti di vista la crisi fa male anche alla Chiesa cattolica, ma abbiamo dolorosamente eliminato un cancro morale e questo è positivo. Così anche alcuni vedrebbero COVID-19 come un brutto momento per coloro che affermano di credere in un Dio buono e razionale, l’Amore Supremo e l’Intelligenza, il Creatore dell’universo. Ed è un mistero; tutta la sofferenza, ma soprattutto l’enorme numero di morti per piaghe e guerre. Ma i cristiani possono affrontare la sofferenza meglio di quanto gli atei possano spiegare la bellezza e la felicità della vita.

E molti comprendono  la direzione che stiamo seguendo quando viene sottolineato che l’unico Figlio di Dio non ha avuto una corsa facile e ha sofferto. Gesù ci ha redenti e noi possiamo redimere la nostra sofferenza unendola alla Sua e offrendola a Dio.

Ho appena trascorso 13 mesi in prigione per un crimine che non ho commesso, una delusione dopo l’altra. Sapevo che Dio era con me, ma non sapevo cosa stesse facendo, anche se mi sono reso conto che ci ha lasciato tutti liberi. Ma ad ogni colpo subito era consolante sapere che potevo offrirlo a Dio per qualche buon fine come trasformare la massa della sofferenza in energia spirituale.

Le radici dei nostri servizi sanitari sono profondamente radicate nella tradizione cristiana del servizio, come si mostra nel loro continuo lavoro di lunghe ore e davanti a un serio pericolo di infezione. Non era così nella Roma pagana in cui i cristiani erano unici perché stavano con i loro malati e li curavano in tempi di pestilenza. Anche Galeno, il più medico antico più famoso, fuggì nella sua tenuta di campagna durante la peste.

Kiko Arguello, co-fondatore del Cammino Neocatecumenale, afferma che una differenza fondamentale tra i timorati di Dio e i “secolarizzati” oggi si trova nell’approccio alla sofferenza. Troppo spesso l’irreligioso vuole eliminare la causa della sofferenza, attraverso l’aborto, l’eutanasia, o escluderla dalla vista, lasciando i nostri cari soli nelle case di cura. I cristiani vedono Cristo in tutti coloro che soffrono – vittime, malati, anziani – e sono obbligati ad aiutare.

Questo fa parte del messaggio pasquale di Cristo risorto.


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