martedì 31 gennaio 2023
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NEWS 29 Ottobre 2022    di Valerio Pece

Midterm, elezioni decisive per gli Usa (e per l’Europa)

Mancano 10 giorni all’Election day americano fissato per sabato 8 novembre. Con le elezioni di midterm – una sorta di “pagella” per l’attività di governo giunto a metà mandato dei suoi quattro anni – gli americani rinnoveranno la composizione della Camera e, per un terzo, anche del Senato. Oggi i Democratici controllano la Camera con una maggioranza molto ridotta: 220 contro i 212 dei Repubblicani, mentre al Senato la situazione è ancora più in equilibrio: 50 a 50. Se i Repubblicani dovessero conquistare anche solo una tra Camera e Senato (ed è abbastanza comune vedere “il partito del presidente” perdere seggi durante le elezioni di medio termine), potrebbero di fatto bloccare l’azione politica del presidente Joe Biden, arrivando – almeno in teoria – a chiederne addirittura l’impeachment (ne è convinto, intervistato da Repubblica, il politologo americano Bill Schneider: «La prima cosa che faranno sarà l’impeachment per Biden»). Più realisticamente, la conquista della maggioranza del Congresso da parte repubblicana farà partire le indagini sull’operato di Hunter Biden, figlio ribelle del Presidente, sul cui conto ci sono importanti novità.

L’ESPLOSIVO DOSSIER SU HUNTER BIDEN VOLA

É stato infatti pubblicato un approfondito esame forense riguardante i documenti trapelati dal noto laptop di Biden Jr., e da questi abbandonato in un negozio di riparazioni nell’aprile del 2019. Si tratta di un rapporto dalla costruzione certosina, a cui ha alacremente lavorato l’Istituto di ricerca conservatore Marco Polo e che consta di 634 fitte pagine di documentazione (oltre che di 2.020 note a piè pagina). Miranda Devine, giornalista e profonda conoscitrice del caso (ne ha ricostruito l’intera trama nel libro Laptop from Hell: Hunter Biden, Big Tech, and the Dirty Secrets the President Tried to Hide), mercoledì, sul New York Post, ha parlato di un dossier che elenca «sei presunti reati commessi da Joe Biden – tra cui evasione fiscale e violazioni del Foreign Agents Registration Act (FARA) – insieme a 459 reati commessi invece da Hunter, tra cui attività illegale di lobbying e riciclaggio di denaro».

Al fine di rompere la cappa di silenzio, l’intero lavoro («la più profonda colonscopia digitale mai eseguita sulla famiglia Biden», così un comunicato del Marco Polo) è stato recapitato a più di 4000 persone. L’eterogeneità dei destinatari sottolinea il desiderio di fare chiarezza su una vicenda che i media americani, compresi quelli di area liberal, hanno sostanzialmente ammesso di aver insabbiato (troppe le ripercussioni sulle passate elezioni presidenziali). In queste settimane l’indagine è stata inviata ad ogni singolo membro del Congresso, agli uffici del Procuratore Generale degli Stati Uniti, fino ad arrivare a buona parte dei contatti trovati sullo stesso computer portatile del figlio del Presidente. Pur in un contesto serissimo (accoratamente spiegato da Garret Ziegler, fondatore dell’Istituto Marco Polo, in un video dalle immagini forti, con Hunter Biden ripreso tra crack e prostitute), non è mancata una nota dal sapore goliardico: l’aver recapitato l’indagine forense anche agli ex compagni di classe di Biden Jr., per di più con questa nota di accompagnamento: «Pensavamo che ti potesse interessare leggere del tuo più famigerato compagno di classe».

“VENDETTA” SULLA CENSURA SUBITA?

Non si sa ancora che peso avranno queste indagini sulle elezioni di metà mandato, si conosce però la forte irritazione degli americani (emersa da diversi sondaggi) rispetto a come i media hanno silenziato le vicende legate alla famiglia Biden. Secondo il Media Reserch Center, «fino al 17% di coloro che nelle elezioni presidenziali del 2020 hanno votato per il democratico Joe Biden, avrebbero scelto diversamente se avessero avuto una copertura mediatica più trasparente». Per misurare l’effetto della censura dei media nelle scorse elezioni presidenziali, è stata commissionata un’intervista a 1.750 elettori di Biden appartenenti a sette “swing states”, gli stati politicamente in bilico, testando la conoscenza degli elettori su otto importanti notizie (laptop di Hunter Biden compreso). «L’analisi», si legge su Newsbusters, «ha mostrato che un’enorme maggioranza (82%) degli elettori di Biden non era a conoscenza di almeno uno di questi elementi chiave». Alle elezioni midterm non è da escludersi, dunque, una “vendetta” degli elettori rispetto a quanto subìto dall’apparato informativo mainstream.

«RINCHIUDETELA». LO SPORT PERFETTO PER LA  “PANCIA” DEMOCRATICA

Altro tema caldo delle elezioni sarà il duello sull’aborto. A differenza che in Italia, dove anche tra i vincitori è stato evidente il tentativo di smarcarsi dal tema («la 194 non si tocca» è stato il mantra che ha accompagnato un dibattito necessariamente ancora in divenire), oltreoceano la battaglia sulla difesa della vita è accesissima. Se riguardo a quei 17 Stati che hanno introdotto restrizioni all’aborto la rabbia Dem non accenna a scemare, in questi giorni di campagna elettorale si è assistito al suo apogeo: lo spot shock di Eric Swalwell, deputato della Bay Area (San Francisco) dal titolo secco e crudo: Rinchiudetela («Lock Her Up»). In un minuto e mezzo tanto terrorizzante quanto forzato, lo spot mostra una donna che viene arrestata davanti alla sua famiglia per aver interrotto la gravidanza. Quando il marito interviene per fermare l’arresto, due spietati poliziotti puntano le loro pistole contro la coppia, mentre i figli assistono in lacrime alla scena.

Ovviamente nessuno stato che abbia legiferato a favore della vita ha sottoscritto una legge finalizzata a mandare in prigione una donna per aver abortito, ma lo spot (che si conclude con un esplicativo «le elezioni hanno conseguenze, vota Democratico») fa credere che ciò potrebbe accadere. Alla domanda se lo spot sia destinato solo a scioccare le persone, Eric Swalwell ha risposto così: «Vorrei poter dire che è un’esagerazione, ma queste cose potrebbero degenerare molto rapidamente». «L’obiettivo è assicurarsi che gli elettori sappiano […] che le nostre libertà sono a rischio», ha aggiunto il deputato democratico, il quale ha promesso che il primo disegno di legge «sarà quello di codificare la legge Roe contro Wade».

L’ASSE DEM-NEOCON SULLA GUERRA

Un recente sondaggio del NYT ha però rilevato che per i cittadini americani il problema più importante da affrontare è quello dell’economia e del costo della vita. Paradossalmente, neanche la guerra in Ucraina sembra avere un peso particolare nelle elezioni, visto anche l’asse (trasversale ma stabile) che lega i Democratici ai sempre più deboli ma ancora vivi Neocon. La saldatura di queste due anime vede nella resa unilaterale e incondizionata dell’esercito russo l’unica possibilità di chiusura del conflitto. Finanche la lettera aperta sottoscritta da trenta Democratici e indirizzata a Biden, in cui si chiedeva soltanto di affiancare al sostegno militare all’Ucraina anche un impegno più serio e profondo nella diplomazia, ha dovuto fare marcia indietro.

Ryan McMaken, noto economista del Mises Intitute, ha scritto che al partito (unico) della guerra «sono bastate meno di ventiquattro ore per piegare i dissidenti», i quali «hanno finito per scusarsi in modo imbarazzante per aver suggerito che la diplomazia è una buona cosa». «Inoltre», ha aggiunto McMaken nel suo editoriale, «con il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto come fornitori di armi e di addestramento […] gli americani sono messi in stato di pericolo», per cui «hanno tutto il diritto di chiedere una rapida fine del conflitto e, se necessario — come ha suggerito Henry Kissinger — anche con la cessione di una parte del territorio ucraino».

Considerazioni, queste, che iniziano a farsi largo tra gli elettori Repubblicani “classici”, giorno per giorno sempre più lontani da quella che l’economista del Mises chiama l’«ossessione americana per la resa incondizionata» (a suo dire segno distintivo USA nella Seconda guerra mondiale), la  quale pensa ad un ritorno della pace «solo con una sconfitta totale della Russia». Bisognerà aspettare solo una manciata di giorni per vedere se i dubbi sulla guerra (e quelli sull’economia, sull’aborto, sul dossier Hunter Biden e sulla sempre meno solida salute mentale del Presidente USA) peseranno, e quanto, sulle elezioni di medio termine. Un voto tutto americano ma con enormi ripercussioni sull’Europa (foto: Imagoeconomica)

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