mercoledì 23 settembre 2020
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NEWS 30 agosto 2019    di Giuliano Guzzo
Miliardari e artisti pro Planned Parenthood

L’estate, si sa, è la stagione degli horror. Le sale cinematografiche sono per lo più deserte e, con le programmazioni previste, gli appassionati del terrore su pellicola hanno solitamente pane per i loro denti. Per questo, anche se purtroppo non è un film, potrebbe piacere ai cultori del genere un’iniziativa che, dell’horror, ha parecchio. Ci si riferisce a «Bans off my body» – campagna che in italiano suona «Giù i divieti dal mio corpo» – finalizzata a raccogliere adesioni e donazioni al colosso abortista Planned Parenthood.

Fin qui potrebbe sembrare una ordinaria raccolta fondi, senza nulla di particolarmente originale, cosa che però in realtà non è. Sì perché a «Bans off my body» nei giorni scorsi sono andati appoggi eccellenti e, soprattutto, noti: quelli di circa 140 fra attori, cantanti e personaggi famosi. L’elenco è a dir poco altisonante, dato che parliamo di: Lady Gaga, Ariana Grande, Nicki Minaj, LIZZO, Miley Cyrus, Demi Lovato, Dua Lipa, Billie Eilish, HAIM, John Legend, Bon Iver, Beck, Kacey Musgraves, Hayley Kiyoko e Sleater-Kinney.

Un vero e proprio esercito che, appoggiando «Bans off my body», teoricamente intende «accrescere la consapevolezza del problema sulle restrizioni dell’aborto nei festival musicali», mentre in pratica farà propaganda abortista alla faccia dei tagli ai finanziamenti di Planned Parenthood disposti da Donald Trump, il quale ha pure fatto in modo, nominando un giudice conservatore, che oggi la Corte Suprema degli Stati Uniti abbia una maggioranza pro life, cosa che non accadeva da molti anni e che ora mette seriamente a rischio le sorti della sentenza Roe vs Wade, tramite la quale gli Usa aprirono all’aborto mezzo secolo fa.

«Bans off my body» va dunque intesa, al di là dei soliti filantropici slogan, come l’ennesima prova di forza del fronte abortista americano, che ha una potenza economica e mediatica immensa. Non a caso la lobby abortista è la più potente in assoluto, diversamente da quanto molti potrebbero immaginarsi. Infatti, dici lobby e subito pensi, specie se si sta parlando di America, alla NRA, acronimo che sta per National Rifle Association, organizzazione – avverte Wikipedia – ritenuta «una delle più influenti lobby politiche degli Stati Uniti, considerata la sua abilità nel distribuire grandi quantità di voti alle elezioni, e le sue attività lobbistiche contro il controllo delle armi».

Se però si vanno a fare i conti, come si suol dire, emerge una realtà diversa. Infatti nell’ottobre 2017 uscì la notizia che la NRA avesse fino a quel momento donato ai membri del Congresso 3.555.194 dollari. Bella sommetta, si dirà. Vero; peccato che fossero briciole vicino alle donazioni che, solo durante le elezioni del 2016, aveva versato ai politici democratici Planned Parenthood, impegnatasi per un totale stimato di 38 milioni di dollari. In altre parole, «Bans off my body» è davvero solo l’ultima dimostrazione di quanto sia micidiale la lobby abortista, capace in quattro e quattr’otto di richiamare all’ordine, se non addirittura di reclutare, decine anzi centinaia di «artisti», come si è visto.

Tutto ciò, per tornare alla filmografia horror, è effettivamente spaventoso. Perché fa capire quanto la cultura della morte – agevolata dal principe di questo mondo, tra noi possiamo dirlo – sia in grado di mobilitare personalità di spicco. Che possono apparire neutrali e distanti da qualsivoglia impegno politico salvo poi, quando i potenti del pianeti chiamano, farsi trovare prontissimi all’appello. I pro life, però, possono contare su un Alleato ancora più potente, il più forte in assoluto. E questo ai paladini della cultura della morte, c’è da scommettere, incute ancora più paura.


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