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NEWS 22 maggio 2021    di Giulia Tanel

Con il nuovo ministero del Catechista si torni all’abc della Fede

Con una lettera apostolica in forma di motu proprio, dal titolo Antiquum ministerium, lo scorso 10 maggio papa Francesco ha istituito il ministero laicale di catechista, del quale la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti deve ora pubblicare il Rito di istituzione.

Nello scritto che annunciava questo cambiamento in seno alla Chiesa, il Pontefice riconosceva come questo ministero sia presente fin dall’inizio della storia del cristianesimo e sia stato fondamentale per accrescere il popolo di Dio. E, anzi come, «a partire dal Concilio ecumenico Vaticano II, la Chiesa ha sentito con rinnovata coscienza l’importanza dell’impegno del laicato nell’opera di evangelizzazione. […] Questa presenza si rende ancora più urgente ai nostri giorni per la rinnovata consapevolezza dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, e per l’imporsi di una cultura globalizzata». Con ancora più urgenza oggi, infatti, il «Catechista è nello stesso tempo testimone della fede, maestro e mistagogo, accompagnatore e pedagogo che istruisce a nome della Chiesa. Un’identità che solo mediante la preghiera, lo studio e la partecipazione diretta alla vita della comunità può svilupparsi con coerenza e responsabilità».

IL COMMENTO POSITIVO DI MONSIGNOR VODERHOLZER

@ Imagoeconomica

La novità introdotto da papa Francesco è stata accolta con favore dal vescovo tedesco Rudolf Voderholzer (foto a lato), che abbiamo già avuto modo di intervistare sul Timone in merito al “Cammino sinodale” tedesco, il quale l’ha accolta dandole un senso ben preciso.

Nell’omelia tenuta il giorno precedente l’Ascensione nella Cattedrale Alta di Ratisbona, Voderholzer innanzitutto ha chiarito come il motu proprio non interessi gli insegnati di religione o i professori di teologia che operano in contesti di formazione, bensì le persone che a titolo volontario operano nelle parrocchie per preparare i bambini e i giovani prima, e gli adulti poi, alla prima Confessione e Comunione, alla Cresima e quindi a ricevere il sacramento del matrimonio, etc. Ebbene, ha proseguito il vescovo secondo quanto riportato da Kath.net, «nella situazione attuale, caratterizzata dalla particolare sfida di rafforzare la nuova evangelizzazione e rafforzare la chiesa domestica, il nuovo (e al tempo stesso vecchio) ufficio potrebbe, ne sono convinto, assumere un compito molto importante. Si tratterà (si spera presto!) di “rialzarsi” di nuovo dopo la pandemia del Covid e di recuperare molto di ciò che è ora incolto, ricostruendo il molto che è crollato, raccogliendo ciò che è disperso». Il tutto operando «passi pratici appropriati in termini di selezione, formazione e perfezionamento, ecc».

IL CATECHISTA OGGI

Ecco, quest’ultima sottolineatura di Monsignor Voderholzer rispetto alla selezione, formazione e perfezionamento dei futuri catechisti e catechiste appare molto importante, sia rispetto al fatto che oggi le famiglie, in seno alle quali ci dovrebbe essere il primo annuncio di fede, spesso sono impreparate e incapaci di svolgere questo compito, che delegano totalmente alle parrocchie, , sia rispetto alla “confusione” che spesso abita all’interno stesso della Chiesa. Riguardo quest’ultimo punto, se guardiamo al nostro Paese, si vede come (troppo) spesso la catechesi sia svolta da persone, in prevalenza donne, in sé anche animate da buono spirito, ma inadeguate. Inadeguate innanzitutto per la scarsa formazione teologica, per cui non è raro vedere arrivare bambini ad accostarsi alla Prima confessione senza conoscere neanche i Dieci comandamenti o ricevere il Corpo di Cristo con leggerezza perché non istruiti adeguatamente rispetto all’importante gesto che stanno per compiere, ma semplicemente “informati” su come devono tenere le mani (sic!) per prendere la particola e via discorrendo; ma purtroppo talvolta inadeguate anche per il fatto che la loro condotta di vita non si mostra coerente rispetto a quanto insegnato dalla Chiesa (solo per fare due tra gli esempi più comuni, sull’importanza della castità e sull’indissolubilità del matrimonio) e che quindi generano scandalo, attentando «alla virtù e alla rettitudine» del prossimo, come afferma il Catechismo della Chiesa cattolica.

L’auspicio, dunque, è che il motu proprio di papa Francesco possa essere veramente colto con spirito di rinascita della Fede, in piena osservanza del Magistero della Chiesa: laddove oramai il cristianesimo è ridotto a macerie, si torni, per dirla con il titolo di un libretto pubblicato dal cardinale Giacomo Biffi, all’«Abc della fede». Perché, spiegava, «la fede non è primariamente un prodotto della mente, del cuore, della sensibilità dell’uomo, quasi che possa decidere l’uomo come mettersi in rapporto con la Divinità. Ma piuttosto è la nostra risposta alla provocazione benefica di Dio. È un aprirci al discorso appassionato del Padre che risuona sempre nell’annuncio evangelico, è fare spazio al Signore che viene a liberarci, è un arrenderci al fuoco trasformante del suo Spirito». Cosa ben diversa dal colorare fotocopie e cantare canzoncine: ne va della vita eterna.


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