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NEWS 10 Luglio 2023    di Federica Di Vito

Miss Olanda trans è (ahinoi) il ritratto dell’Occidente

È notizia di questi giorni che Rikkie Kolle sia Miss Paesi Bassi 2023 e gareggerà per guadagnarsi il titolo di Miss universo. A far notizia è il fatto che sia transgender, che ad aver vinto un concorso di bellezza femminile sia un uomo, a dirla senza tanti fronzoli. Che la si creda bizzarra o meno, la notizia sta facendo scalpore su tutti i media, anche sulle fonti più progressiste. L’Olanda, nota per essere in cima alle classifiche di tolleranza verso la comunità transgender,  assume ora il primato di aver eletto una persona transgender come Miss del Paese. Ha convinto la giuria per il significativo messaggio lasciato durante l’evento, «si tratta di una storia forte con una missione chiara». Kolle, modello e attrice nota in Olanda, 22 anni – a 16 ha iniziato il percorso di transizione – ha subito promesso che utilizzerà questa occasione imperdibile per combattere le discriminazioni, e non ne abbiamo dubbi.

Non vogliamo qui concentrarci sulla sua presunta bellezza e neanche su quanto questa scelta persegua chiari obiettivi ideologici. Tuttavia, ci piacerebbe inserire questa vittoria in un contesto più ampio. Sottolineando innanzitutto come sia bizzarro che le donne a forza di combattere il patriarcato dandosi come unico obiettivo quello di far fuori il dominio dell’uomo, stiano permettendo a quest’ultimo di invadere tutti i campi. Il tutto con il consenso unanime del mondo femminile e in virtù del più privo di senso politically correct. C’è infatti da chiedersi se avesse vinto lo stesso, qualora Kolle fosse stata “solo” biologicamente donna. Che cosa poi ne pensino realmente le concorrenti, le donne, rimane un mistero.

Tutto si consuma sotto gli occhi di un Occidente che non batte più neanche ciglio. Dove se non si trascrivono i figli delle coppie omogenitoriali si sta facendo un’ingiustizia ai genitori e non ai bambini. Perché love is love a tutti i costi. Dove hanno fatto fuori in nome del loro «best interest» Charlie Gard, Isaiah Haastrup o Alfie Evans e chissà quanti altri bambini che non hanno avuto voce in capitolo. Ma se poi c’è da “cambiare sesso” vanno ascoltati in ogni caso e anche con una certa preoccupante fretta. Dove la pratica neoschiavista dell’utero in affitto può diventare “solidale” modificando qualche clausola del contratto che ha come merce un bambino. Un essere umano. E quindi che cos’è se non una tratta umana infiocchettata?

Ecco perché la vittoria di una persona trans in un concorso femminile è lo specchio di un processo che va avanti da tempo, che mira a celebrare la supremazia dell’inautentico, non certo l’abbattimento di barriere e pregiudizi. Viviamo in una società capovolta che ha perso la Verità, ma anche l’oggettività. Dove se «la guerra è pace», per dirla con Orwell, perché l’uomo non può essere donna? (Fonte foto: Instagram)

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