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NEWS 1 febbraio 2016    
Mons. Bregantini, uno dei pochi vescovi presenti al Family Day per gridare «No alla Cirinnà »

di Serena Sartini

 

È uno dei pochi vescovi presenti al Family Day, forse l'unico. Senza paura di esporsi o di essere criticato dagli altri vescovi, con coraggio, a fianco delle famiglie, per dire no al ddl Cirinnà sulle unioni civili e fare appello al presidente della Repubblica: «Auspico che la legge passerà al vaglio del capo dello Stato, Sergio Mattarella e che non firmi il decreto: è in contrasto con l'articolo 29 della Costituzione che parla della famiglia come fondata sul matrimonio. Il ddl va completamente rivisto, anzi ritirato».

Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Campobasso-Bojano, è partito alle 5 di ieri mattina, insieme a un gruppo di fedeli della sua diocesi, per partecipare alla manifestazione al Circo Massimo. Come un pastore che non abbandona le sue pecore.

Eccellenza, perché ha voluto partecipare al Family Day?
«Si tratta di una battaglia civica e laica, di una battaglia di dignità necessaria per tre ragioni: prima di tutto perché la famiglia è un valore perenne; secondo, perché le insidie sono cresciute davanti a certe posizioni laiciste di qualche giorno fa; e terzo, perché se noi molliamo sulla famiglia molleremo anche sul piano sociale».

In che senso?
«Perché la libertà non può esistere senza la verità, e la verità significa dire che Dio ha fatto l'uomo e la donna capaci di dare la vita. Se molliamo sulla libertà in famiglia, molliamo anche sulla libertà aziendale. Ci saranno più licenziamenti, più povertà e più sfruttamenti. Questo è il mistero di fondo, è tutto collegato».

Che piazza vede al Circo Massimo?
«Una piazza bellissima, gioiosa, pacifica. Non è la piazza della destra o della sinistra, non è la piazza dei vescovi o dei laici. È la piazza di tante persone che mettono la famiglia al centro della società. E anche io voglio esserci per dire quello che i laici hanno nel cuore».

Cosa non la convince del ddl Cirinnà?
«È un disegno di legge equivoco, terribilmente inquinante. Allora tutto è lecito e tutto è uguale? Questo non va bene. È totalmente da respingere, è sbagliato equiparare l'unione tra omosessuali alla dimensione della famiglia. Ancor più è da respingere l'idea di consentire l'adozione dei figli del partner».

Il governo ascolterà la piazza del Circo Massimo?
«Credo di sì, perché sono due milioni di persone che si sono radunate, tutte insieme nello stesso luogo; non sono numeri virtuali come quelli di sabato scorso (alla manifestazione pro-ddl Cirinnà, ndr), sparsi in qua e là nelle piazze. Qui siamo un tutt'uno, si tocca con mano la presenza di un popolo unito. Questa è la forza e il Parlamento non può credere di essere rappresentante di una realtà che non è capace poi di condividere e di rappresentare».

Si aspetta che il voto cambierà la prossima settimana?
«Penso di sì. Renzi non può non tener conto delle posizioni di tante famiglie. Questa volta non è più possibile barare. Quello che è difficile è mettere insieme tutte le forze cattoliche istituzionali, questo sì. Ma la base laica, senza colore, ha vinto una battaglia infinita. Qui c'è una appartenenza popolare, come ha detto il Papa a Firenze, alla don Camillo... qui il popolo lo senti, quel popolo di cui condivido le gioie e sento le lacrime».

Mons. Bregantini non si sente un po' solo? È l'unico vescovo in questa piazza. La Chiesa è spaccata sul Family Day?
«Nessuno è venuto a nome degli altri; avevamo la libertà di scegliere se venire o meno e io ho deciso di esserci. Io sono venuto perché ho sentito necessario essere a fianco della mia gente e di tante persone che credono nella famiglia. Certamente, sarebbe stato bello vedere altri vescovi in questa piazza».

E perché non è successo?
«Da una parte perché hanno lasciato che fossero i laici a parlare; ma dall'altra, forse fa un po' comodo non essere qua e non esporsi...».

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