lunedì 21 settembre 2020
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NEWS 26 agosto 2020    di Redazione
Neanche le cause li fermano, i giornalisti deridono i cattolici che sostengono di Trump

Non è bastata a Joe Lockhard, analista politico della CNN ed ex segretario stampa della Casa Bianca per l’amministrazione Clinton, la causa per diffamazione persa proprio dalla CNN contro Nick Sandmann. Durante la messa in onda della Convention repubblicana, il giornalista ha addirittura rincarato la dose chiamandolo «moccioso».

Sandmann è diventato famoso perché quando era solo un adolescente pro life del  Kentucky settentrionale, lui e  i suoi compagni di classe sono stati diffamati per un video diventato virale nel gennaio 2019. In questo video si vedevano i ragazzi indossare i cappelli con la scritta «Make America Great Again» alla marcia per la vita di Washington DC e un anziano nativo americano che denunciava di essere stato aggredito da loro, in realtà si trattava di pochi fotogrammi in cui si vedeva soltanto l’anziano circondato dai ragazzi. Ma in realtà, come dimostrato da altri video – non diventati virali – era stato lui stesso ad avvicinarsi suonando tamburi e cantando, fermandosi solo quando si era trovato faccia a faccia con Nick.

Ora la giustizia sta facendo il suo corso, perché a differenza degli attivisti che lo hanno affrontato, Sandmann ha agito mantenendo una calma esemplare. E questo, a distanza di un anno, ha fatto sì che la CNN conciliasse nell’ambito della causa per diffamazione intentata da Sandmann per un importo che hanno preferito non divulgare.

Il ritratto che i media hanno costruito di Sandmann e degli altri studenti come di adolescenti arroganti, “suprematisti bianchi”, sostenitori di Trump che molestano il veterano nativo americano, prima che altri video potessero fornire un contesto, per questo sono partite anche cause legali contro altri media, con Sandmann che ha chiesto fino a 800 milioni di danni. Il mese scorso, anche il Washington Post si ha conciliato a sua volta con Sandmann per una somma rimasta secretata.

«Sono l’adolescente che è stato diffamato dai media», ha detto Sandmann, che ora ha 18 anni, con il Lincoln Memorial come sfondo. «Guardando indietro ora, come potrei immaginare che il semplice atto di indossare quel cappello rosso avrebbe scatenato l’odio da sinistra e mi avrebbe reso l’obiettivo della rete e dei media mainstream a livello nazionale? Mi sono trovato faccia a faccia con Nathan Phillips, e altri manifestanti professionisti che hanno cercato di trasformarmi nel “cattivo” per sostenere che Trump sia il cattivo. Mentre i media mi ritraevano come un aggressore, il video conferma che ero in piedi con le mani dietro la schiena con un sorriso evidente sul viso. Però la mia vita è cambiata per sempre in quel momento. La macchina da guerra dei media mainstream si è mossa all’unisono per attaccarmi», ha detto.

«Lo hanno fatto senza mai ricercare il video completo dell’incidente, senza mai indagare le motivazioni del signor Philips, senza mai chiedermi la mia versione dei fatti. E sapete perché? Perché la verità non è importante».

Oggi il giornalista della CNN ci riprova, apostrofandolo come «moccioso». Evidentemente neanche i soldi sborsati con le cause perse fermano l’ideologia.


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