domenica 28 novembre 2021
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NEWS 28 Maggio 2021    di Giuliano Guzzo

Nessun cattolico dovrebbe supportare candidati comunisti

Il prossimo 6 giugno si terrà il ballottaggio tra i candidati alla presidenza peruviana, Pedro Castillo, di Perù Libre e Keiko Fujimori, di Fuerza Popular. Un appuntamento per ovvie ragioni assai importante per il Paese e rispetto al quale – pur senza dare, naturalmente, indicazioni di voto – la Chiesa cattolica non sta affatto a guardare, anzi. Lo prova in primo luogo il “Messaggio al popolo di Dio”, diffuso dalla Conferenza episcopale peruviana in cui si» auspica la scelta del «meglio per il nostro Paese così da superare la crisi sociale, politica, economica, educativa, sanitaria e la corruzione che ci danneggia e colpisce tutti, soprattutto i più deboli e vulnerabili».

Una seconda voce cattolica levatasi, con un monito il cui valore in realtà è apprezzabile pure oltre i confini peruviani, è quella di monsignor Rafael Alfonso Escudero López-Brea, vescovo di Moyobamba, il quale nelle scorse ore, sul sito appunto della sua Prelatura, ha pubblicato un messaggio decisamente chiaro, in qui afferma che «nessun cattolico può dubitare che la Chiesa abbia condannato dall’origine del comunismo ad oggi i principi di questo sistema politico». «Per questo motivo», continua la nota vescovile, «voglio ricordare che nessun cattolico dovrebbe sostenere con il suo voto candidati o partiti che promuovano l’aborto, l’eutanasia, le unioni omosessuali, l’ideologia di genere e il comunismo, se non vuole essere complice di tali errori».

Di fronte a simili parole, più di un osservatore ha colto un invito a non supportare elettoralmente il già citato Pedro Castillo, candidato di Peru Libre. Una forza per dubitare della cui genuinità ideale, a ben vedere, non occorre affatto essere ferventi cattolici, dato che sono non le parrocchie bensì i media peruviani a dare notizia di come diversi suoi membri abbiano un qualche tipo di connessione con il terrorismo. Un esempio? Guillermo Bermejo, figura a dir poco minacciosa- «se prendiamo il potere, non lo lasceremo», ha tuonato giorni fa – la quale ci sono giudici che chiedono 20 anni di carcere per «appartenenza e affiliazione all’organizzazione terroristica Shining Path»; e questo, lo si ripete, è solo un esempio tra i tanti possibili.

Ma torniamo alla lettera di monsignor Escudero, dove si sottolinea che «il comunismo di oggi contiene in sé un’idea di apparente redenzione. Un falso ideale di giustizia, uguaglianza e fraternità». «Nel comunismo», continua ancora il vescovo, «la società umana non è altro che un’apparenza e una forma della materia, che si evolve e che per ineludibile necessità tende, in un perenne conflitto di forze, verso la sintesi finale: a società senza classi». In tutto questo progetto, «non c’è posto per Dio, non c’è differenza tra spirito e materia o tra corpo e anima, non c’è vita dell’anima dopo la morte, né c’è quindi alcuna speranza in una vita futura».

Che dire: un richiamo potente, netto, di una chiarezza che forse in Europa non si ascolta da quando è crollato il Muro di Berlino. Ma è pur sempre un richiamo che deve fa pensare e riflettere; in primo luogo perché risale a questi giorni, in seconda battuta perché il comunismo è vivo e vegeto – si pensi alla Corea del Nord o, ancor più, all’immensa Cina -, e poi perché certi errori dell’uomo, in primis quelli del materialismo così ben richiamati da monsignor Escudero, allignano anche ben oltre i confini dei minacciosi regimi comunisti. Motivo per cui, se ci si pensa bene, le parole del vescovo peruviano hanno molto da dire anche a noi europei e, soprattutto, noi italiani. Basta saperle ascoltare.


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