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NEWS 1 marzo 2021    di Francesca Burattin

Il grido dei vescovi per il dramma dei rapimenti in Nigeria

Sono 317 le studentesse della Scuola secondaria di Jangebe, a Zamfara, nel Nord-Ovest della Nigeria, che sono state rapite giovedì notte da uomini armati. Secondo quanto raccontato da insegnanti e genitori delle ragazze, un centinaio di uomini armati giunti a bordo di fuoristrada e motociclette, sono entrati nella scuola intorno alla mezzanotte sparando alla rinfusa per spaventare i residenti prima di portarli via. Questo nuovo rapimento di massa avviene a una settimana da quello commesso il 16 febbraio in una scuola secondaria a Kagara, nello stato del Niger, nel nord della Nigeria, dove almeno 27 studenti, un insegnante e sei membri della scuola sono stati rapiti sempre con le stesse modalità.

L’arcivescovo cattolico di Abuja, monsignor Ignatius Kaigama, che è stato presidente della Conferenza episcopale nigeriana (2012-2018) ed attualmente presiede la Conferenza episcopale dei vescovi cattolici dell’Africa occidentale, contattato da Vanguard spiega il perché si stiano verificando tutti questi rapimenti:

«La Nigeria è una società articolata con una popolazione di oltre 200 milioni di persone. Al suo interno si parlano 500 lingue diverse e si differenziano almeno 250 gruppi etnici distinti. Sin dalla fusione del paese nel 1914, unire questi differenti gruppi si è rivelato un compito arduo. Il rapimento qui avviene in vari contesti e per vari motivi. Tuttavia, è stato osservato che le persone vengono rapite per due ragioni principali: motivazioni politiche e guadagno economico. In Nigeria e in altri paesi dell’Africa, fattori politici, povertà e mancanza di opportunità di lavoro tra i giovani giocano un ruolo fondamentale nell’aumento del fenomeno dei rapimenti».

«Per combattere efficacemente i rapimenti», ha sottolineato il presule, «il governo deve dare al fenomeno la massima priorità e anche i governi stranieri potrebbero sostenere la guerra al rapimento in Nigeria con buone attrezzature per la raccolta di informazioni e la formazione del personale di sicurezza. Si dice che le forze dell’ordine e la magistratura siano compromesse e che anche le risorse rilasciate per affrontare questo e altri crimini simili siano applicate in modo errato o corrotto, il che mina anche i deboli sforzi che il governo cerca di compiere».

Come denunciato di recente dai vescovi nigeriani, il fallimento da parte delle autorità federali e dei singoli Stati nell’assicurare la sicurezza interna, infatti, sta facendo aumentare il numero delle forze di autodifesa promosse dalle comunità locali. Questo fenomeno coadiuva l’indebolimento dell’unità nazionale e le spinte all’autodifesa e alla secessione stanno rapidamente guadagnando terreno. In una dichiarazione firmata da mons. Augustine Obiora Akubeze, arcivescovo di Benin City e presidente della Conferenza episcopale nigeriana (Cbcn), e da mons. Camillus Raymond Umoh, vescovo di Ikot Ekpene, si legge: «Le richieste di secessione su base etnica non dovrebbero essere ignorate o prese alla leggera. La Nigeria è sull’orlo del collasso e rischia di spaccarsi».

Nel condannare, il “disumano” rapimento, il presidente nigeriano Muhammdu Buhari ha dichiarato che il governo «non cederà all’estorsione dei miliziani che prendono di mira alunni innocenti sperando nel pagamento dei riscatti». Mentre nella regione sono state inviate squadre speciali di sicurezza, Unione Europea e Onu hanno chiesto il rilascio immediato di tutti gli ostaggi.

Anche il Papa, durante l’Angelus di domenica 28 febbraio ha lanciato un appello per la liberazione delle studentesse: «Cari fratelli e sorelle unisco la mia voce a quella dei vescovi della Nigeria per condannare il vile rapimento di 317 ragazze portate via dalla loro scuola nel nord-ovest del paese. Preghiamo per queste ragazze perché possano presto tornare a casa. Sono vicino alle loro famiglie, preghiamo insieme preghiamo la Madonna perché le custodisca».


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