giovedì 29 ottobre 2020
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NEWS 6 giugno 2020    di Giulia Tanel
Dove non arriva lo Stato, arriva il Monastero Wi-Fi: la concretezza della carità cristiana

Dove lo Stato non c’è, o arriva in ritardo, sopraggiunge la buona volontà di chi si mette a servizio per creare un ponte tra persone bisognose e persone con facoltà di donare: stiamo parlando di una iniziativa nata in pieno lockdown nel seno del Monastero Wi-Fi che fa capo a Costanza Miriano, che ha portato aiuto economico (ma anche spirituale e psicologico!) a quasi un centinaio di persone.

Il Timone ne ha parlato con Monica Marini, co-ideatrice e infaticabile ed entusiasta coordinatrice dell’iniziativa.

Monica, partiamo dall’inizio: com’è nata l’idea di creare questa rete caritativa?

«Si è trattato di una progressione di eventi. La prima volta che io e Costanza ci siamo sentite durante il lockdown è nata l’idea di promuovere una catena ininterrotta di Rosari per invocare la fine della pandemia (ad oggi, siamo a quasi 26.000 Rosari recitati), cui ha fatto seguito la recita della Coroncina della Divina Misericordia per le persone decedute: quindi la prima iniziativa è stata la preghiera. In seconda battuta, ai primi di aprile abbiamo pensato di proporre la possibilità di aiutare coloro che si trovavano nel bisogno. Poi ci siamo dette: “Proviamo a fare preghiera, carità e digiuno, il tris che commuove più Dio” e abbiamo scelto come giornata di digiuno quella dell’8 di maggio, Festa della Madonna del Rosario di Pompei, alla quale è seguita un’altra tranche di donazioni, ancora più cospicue…».

Quanti soldi avete raccolto fino ad ora?

«La somma è in crescita perché ci sono persone che hanno scelto di donare un fisso mensile, alcune addirittura fino a Natale, ma per ora siamo attorno ai 46.000 euro».

Una somma enorme! Da parte di quanti benefattori?

«Io direi circa una ottantina. E le cose che mi hanno stupito di più sono due: la fiducia che hanno dimostrato le persone nello scegliere di donare; e il fatto che tra i donatori ci sono anche persone in cassa integrazione, ma che hanno comunque voluto privarsi di venti o trenta euro per donarli a persone in difficoltà».

Invece le persone aiutate quante sono?

«Circa una settantina, la maggior parte delle quali erano “conosciute”. Principalmente si tratta di famiglie, alcune anche molto numerose, ma abbiamo fatto avere dei soldi anche a sacerdoti e suore che nelle loro regioni si occupavano di donarli a chi ne aveva bisogno».

La donazione era fissa, o si valutava in base alle esigenze?

«Ogni situazione è stata trattata singolarmente. Abbiamo fatto avere da un minimo di 200 euro a un massimo di circa 2.000 euro. In tanti casi si è trattato di una aspirina rispetto a quello di cui c’era – e c’è – bisogno, ma intanto abbiamo dato una boccata di ossigeno. Io non ci ho dormito tante notti per le mail che ho ricevuto, ci sono situazioni veramente pesanti…».

Chi ha donato i soldi sa chi ha aiutato, e viceversa?

«Sì. Abbiamo scelto di non far passare i soldi attraverso tante mani, ma semplicemente di fare da ponte: al benefattore dicevo che gli affidavo la persona tal dei tali e davo qualche informazione di massima, tipo il numero dei figli e la condizione lavorativa, e con essi il nome e l’iban. Come regola interna, poi, non abbiamo tenuto le coppie “fisse”, per evitare che si creassero situazione di dipendenza: alla stessa persona si poteva fare una sola donazione.

Comunque, su tutti i donatori, solo tre persone hanno chiesto di non dichiarare il proprio nome e di adottare quindi un’altra modalità, mentre in tanti sono stati felici di poter dare direttamente».

Le donazioni erano solo economiche?

«Non solo, tante persone hanno donato quello che potevano: alcuni hanno portato generi alimentari a persone della loro città, altre hanno donato delle telefonate di ascolto e conforto, altre scarpe o vestiti per bambini… e poi preghiere, perché chi donava si prendeva in carico la persona anche sotto il profilo spirituale. E questo ovviamente anche in senso opposto: chi ha ricevuto i soldi o altri beni, magari nel giro di pochi giorni, era pieno di stupore e restituiva la carità con la preghiera».

Chi avesse bisogno oppure, all’opposto, chi volesse contribuire all’iniziativa, cosa deve fare?

«Basta semplicemente scrivere una mail a: monasterowifi@gmail.com».


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