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«Non bisogna aiutare a morire ma a vivere». Scatto di orgoglio della Francia bella contro l’eutanasia
NEWS 16 Dicembre 2014    

«Non bisogna aiutare a morire ma a vivere». Scatto di orgoglio della Francia bella contro l’eutanasia

Editoriale non firmato,
pubblicato con il titolo
Non toccate gli “Intouchables”
su Il Foglio del 13 dicembre


Un paziente affetto da una malattia “grave e incurabile”, e la cui aspettativa di vita sia “a breve termine” ha il diritto di “esigere” una “sedazione profonda e continua” fino alla morte: questo dice il rapporto bipartisan consegnato al presidente francese Hollande – che lo ha approvato – dai deputati Alain Claeys (Ps) e Jean Leonetti (Ump). Formulazione abbastanza vaga e subdola, sulla quale dovrebbe plasmarsi la prossima legge sul “fine vita” che l’Assemblea nazionale sarà chiamata a votare in primavera. La politica appare compattamente favorevole, nonostante le molte voci contrarie di associazioni dei medici (i quali saranno obbligati a somministrare la dolce morte), di malati e di personaggi come Vincent Morel, presidente della Società francese per le cure palliative. Il quale dice al Monde di diffidare di un “diritto” che creerà “automatismi” e “confusione sulla finalità della pratica

proposta”, che andrebbe almeno chiamata con il nome che ufficialmente non si vuol pronunciare: eutanasia. Ancora più esplicito Philippe Pozzo di Borgo, l’uomo d’affari tetraplegico, oggi sessantatreenne, diventato popolarissimo con il libro autobiografico da cui è stato tratto il film “Intouchables” (in italiano “Quasi amici”). Ha promosso un movimento (si chiama Alleviare ma non uccidere) e un appello per sostenere che “non bisogna aiutare a morire ma a vivere. Per esserci passato, so che le persone gravemente handicappate soffrono e possono conoscere momenti di abbattimento”. Le nuove regole proposte renderebbero molto facile proporre loro una soluzione di morte “che non potrebbero rifiutare, a causa della loro vulnerabilità”.