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«Non nascono più figli perché si fa la guerra alla famiglia», ammette il New York Times
NEWS 10 Marzo 2023    di Manuela Antonacci

«Non nascono più figli perché si fa la guerra alla famiglia», ammette il New York Times

Ci è arrivato anche il New York Times, la testata più vicina al partito democratico statunitense e dunque con una linea editoriale dallo stampo decisamente progressista, ad ammettere che viviamo in una società “profondamente anti-famiglia” ed è stata una conclusione inevitabile, perché partita da una newsletter, come premette Jessica Grose, autrice dell’articolo-confessione,  in questione, in cui aveva lanciato una domanda ai lettori su quali fossero, a loro parere, le cause del calo dei tassi di fertilità nelle nazioni sviluppate e quale fosse invece, il potenziale cambiamento sociale e politico che li incoraggerebbe a mettere al mondo uno o più figli.

Nel suo pezzo Grose oltre a mettere le mani avanti, premettendo di essere «contro le società che cercano di controllare la fertilità in entrambe le direzioni», citando a tal proposito niente meno che«le spaventose politiche pronataliste del dittatore rumeno Nicolae Ceausescu che bandiva la contraccezione e l’aborto, con poche eccezioni» (sia mai il NYT si trasformi in un giornale dall’impronta prolife e profamily…!) tuttavia non ha potuto fare a meno di riportare le numerose e articolate risposte dei lettori che non sono esattamente  conformi con la linea editoriale della testata.

Tra i suggerimenti proposti dalla giornalista c’erano: «Congedi familiari più generosi, asili più economici, condono del prestito studentesco, detrazioni per i figli a carico, rimborso del mutuo e pensionamento anticipato».  Tra queste idee, la più apprezzata è stata quella sulle strutture per l’assistenza all’infanzia più abbordabili e la cosa più degna di nota, come sottolinea Grose, è che le lamentele non provenivano solo dagli americani, ma anche da genitori canadesi, tedeschi, inglesi e persino degli Emirati Arabi Uniti.

In questo cahiers de doléances virtuale hanno tutti riferito che i costi degli asili erano assolutamente proibitivi. Ad esempio, un trentottenne di Londra, genitore di un bambino di tre anni e di un neonato, ha scritto: «Nel Regno Unito i nostri asili sono estremamente costosi. La nostra famiglia ha un buon reddito, di circa $ 150.000 all’anno eppure non posso davvero permettermi di mandare due bambini all’asilo. Per fare ciò, sto consumando i miei risparmi e conto i giorni fino a quando il mio bambino più grande non andrà a scuola

Un’altra soluzione proposta dai lettori è stato il congedo parentale per entrambi i genitori, retribuito: una mamma ha affermato che la decisione del governo di offrire ai dipendenti federali 12 settimane di congedo retribuito ha incoraggiato lei e suo marito ad avere il terzo figlio. «Mio marito è un impiegato federale, quindi quando io sono tornata al lavoro, lui aveva già la possibilità di stare a casa con il nostro bambino di 4 mesi e questo è sorprendente».

Eppure ciò che i lettori hanno maggiormente invocato non è stata tanto una riforma concreta specifica, quanto una revisione della concezione stessa della genitorialità, da cui deriva la mancanza di supporto a livello pratico, da parte dello stato, nei confronti delle famiglie che ha portato varie «persone di diverso ceto sociale a spiegare i modi in cui si sentivano non supportati». Tra cui «un papà di Seattle che è un insegnante e ha un figlio ha descritto il nostro intero sistema economico come “profondamente anti-famiglia”». Inoltre «Una mamma di quattro figli nella Carolina del Sud ha affermato che le moderne aspettative nei confronti dei genitori le rendono la vita più difficile: “Ad esempio: tieni d’occhio ogni bambino in ogni momento altrimenti se sei un genitore irresponsabile ti mandano i servizi sociali”» .

Insomma, come scrive la stessa Grose «la sensazione è che sarebbe necessario cambiare davvero tanto per indurre le persone ad allargare la propria famiglia». E, come ribadiscono i lettori e forse riporta un po’ a malincuore il New York Times il cambiamento, come ogni cambiamento, comincia dalla testa, dei governanti e della società tutta, in tutte le sue componenti, perché si torni a vedere la famiglia e di conseguenza la crescita demografica, come una ricchezza e le politiche familiari non più come una palla al piede, ma come un mezzo fondamentale per accrescere il benessere della propria nazione tutta. Con buona pace del NYT. (Foto: New York Times, Pexels.com)

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