lunedì 28 novembre 2022
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NEWS 20 Giugno 2022    di Federica Di Vito

«Non si voti chi è per l’ideologia gender». Il vescovo di Verona interviene

Verona vive in questi giorni la campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco. Al primo turno, lo scorso 12 giugno, non si è riusciti ad eleggere il nuovo sindaco. Nessuno dei candidati ha infatti raggiunto la maggioranza del 50%+1 richiesta e si andrà quindi al ballottaggio tra i due nomi più votati. I veronesi torneranno quindi alle urne domenica 26 giugno e dovranno scegliere tra Damiano Tommasi, candidato per il centrosinistra e il sindaco uscente Federico Sboarina, che si presenta con l’appoggio di Lega e Fratelli d’Italia.

A intervenire in merito, senza mezzi termini, è il vescovo della città, mons. Giuseppe Zenti con una lettera inviata alla diocesi di San Zeno il 18 giugno, nella quale richiama i fedeli a discernere «quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall’ideologia del gender, al tema dell’aborto e dell’eutanasia». Indica chiaramente quali siano i valori a cui fare attenzione: il tema della disoccupazione, l’attenzione alla povertà, alle disabilità, ai giovani, alla scuola sin dalla materna. Queste, sottolinea mons. Zenti, «sono frontiere prioritarie che fanno da filtro per la coscienza nei confronti della scelta politica o amministrativa».

Compito degli ordinati in questo tempo «non è schierarsi per partiti o persone, ma segnalare presenze o carenze di valori civili con radice cristiana». È importante in tempi come i nostri che sia una voce autorevole come quella di un vescovo a destare l’attenzione dei cristiani troppo spesso inchinati al pensiero comune del “tanto non cambia mai niente”. Per questo motivo, che a volte rappresenta una vera a propria scusa, si tende a non stare in guardia e in qualche modo a scrollarsi di dosso quella responsabilità personale e civile che, per sua natura, è un dovere cristiano.

Senza fare nomi e cognomi – e pur senza dimenticare temi, immigrazione in primis, cari al progressismo -, il vescovo scaligero ricorda che esistono personalità politiche maggiormente interpreti di quella sensibilità che è più conforme all’insegnamento della Dottrina sociale della Chiesa. Il voto diventa allora, oltre che un diritto e un dovere, molto di più. Può rappresentare uno strumento privilegiato per confermare quei valori non negoziabili che sempre varranno per la vita di un cristiano. 

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