venerdì 02 dicembre 2022
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NEWS 24 Ottobre 2022    di Federica Di Vito

“Non una di meno” mette a testa in giù gli «ultracattolici». Tutto bene?

“Non una di meno” – il movimento femminista che vanta le recenti manifestazioni pro aborto in tutta l’Italia – ha pubblicato delle Instagram stories per manifestare il suo dissenso verso il nuovo governo. E come? Manifestazioni? Argomentazioni? No, niente di tutto questo. Raffigurando a testa in giù Giorgia Meloni, Lorenzo Fontana, Maurizio Gasparri ed Eugenia Roccella.

Immagini di evidente gravità accompagnate da queste didascalie: «Non è il momento di difendere la 194», «Perché non voglio mai più che vengano imposti 7 giorni di attesa a una persona che vuole abortire», «Perché vogliamo molto più di 194», «Perché una legge che glorifica la maternità come valore sociale non sarà mai una legge adatta a tutelare l’aborto», «Perché bisogna smettere di invisibilizzare la soggettività trans e non binary», «Perché l’obiezione di coscienza è una forma feroce di violenza e una negazione di assistenza medica». Invece a quanto pare raffigurare politici a testa in giù non rientra tra le forme di violenza da combattere.

Dando prova di odio politica e totale incapacità di dibattito, l’opposizione e le sigle progressiste stanno oggi impazzendo di fronte al reale cambiamento politico e culturale che il nostro Paese sta vivendo. Un governo appena democraticamente eletto si ritrova così a fare i conti con una storia vecchia e triste, la storia di chi non sa mettersi in gioco e attacca in nome di un femminismo «“intersezionale” che accoglie tutti tranne chi non la pensa come loro», usando le parole di risposta di Maria Rachele Ruiu sulla sua pagina Facebook.

Quello delle “Non una di meno” non rappresenta un caso isolato, perché al clima d’odio fomentato dalla sinistra, ci siamo abituati da tempo. Se pensiamo a Berlusconi, poi Salvini e ora alla Meloni, la lista è lunga. Non a caso la campagna elettorale dell’opposizione in queste ultime elezioni si è basata esclusivamente «sulla demonizzazione dell’avversario politico», come ha ricordato la Meloni di recente.

Sembra che il linguaggio d’odio da combattere debba includere solo l’odio razzista, sessuale e di genere, ma qualcuno dovrebbe ricordare che la costante offesa dell’avversario politico si scontra fortemente con i principi democratici ai quali lo stesso femminismo dovrebbe attingere. La cosa che scandalizza forse più delle immagini pubblicate è il silenzio dei media e la mancanza di presa di distanza da parte di politici, intellettuali e associazioni che pure, come noto, fanno di democrazia e tolleranza i loro vessilli. (Fonte foto Instagram)

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