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NEWS 10 Febbraio 2022    di Giuliano Guzzo

«Nostra la conchiglia battesimale di Achille Lauro. Che ci ha messi a disagio»

C’è un nuovo tassello che, sia pure con qualche giorno di ritardo, si è aggiunto alla polemica generata dall’«autobattesimo» ad opera del cantante Achille Lauro sul palco dell’Ariston, in occasione del recente festival di Sanremo da poco concluso. Stiamo parlando del dispiacere, da parte del negozio di articoli religiosi Tricella di Milano, di aver contribuito, sia pure molto indirettamente a quel gesto, vendendo la conchiglia battesimale che poi è stata usata dal cantante. «Un pezzo di noi ha aperto il festival di Sanremo nelle mani sbagliate», si è infatti letto sulla pagina Facebook dell’attività. Per saperne di più, Il Timone ha avvicinato la signora Francesca, che di Tricella è la titolare assieme al fratello Giuseppe.

Signora, quindi è vostra l’acquasantiera usata da Lauro all’Ariston?

«Si tratta di una conchiglia battesimale, è stata venduta dal nostro negozio in centro a Milano, quando abbiamo visto l’esibizione di Achille Lauro l’abbiamo riconosciuta immediatamente»,

Come fate ad esserne certi? Voglio dire, in Italia ci saranno anche altri fornitori, oltre a voi, di questi articoli.

«É stato emesso un documento fiscale che ci ha fatto risalire a posteriori in maniera certa all’acquirente, spediamo tanti oggetti in tutta Italia, in un primo momento non ci avevamo fatto caso».

Ci siete rimasti male per l’impiego che poi ha fatto il cantante di quella conchiglia  battesimale? Dal post su Facebook, sembrerebbe che vi siate pentiti di quella vendita.

«Non possiamo assumerci la responsabilità dell’uso che viene fatto dei nostri prodotti, sicuramente è una situazione che ci ha messo a disagio, ma l’articolo dell’Osservatore Romano, che ribadisce e sottolinea che “non c’è stato nella storia un messaggio più trasgressivo di quello del Vangelo” ci ha fatto riflettere su ciò che è fondamentale e in un certo senso, come abbiamo detto, ci ha sollevati».

Allargando il discorso, c’è ancora – nonostante il Covid, la secolarizzazione e tutto il resto – una richiesta di articoli e oggettistica sacra degna di nota, oppure state osservando un calo?

«Stiamo lavorando molto bene sia con la nostra clientela affezionata, che con nuovi clienti che ci conosco grazie al nostro lavoro di comunicazione, che mira a coinvolgere chi ci incontra online, come se entrasse nella nostra bottega: con la sua storia – ultra centenaria -, la nostra grande passione per questo lavoro, ereditata dai nostri genitori, e la continua ricerca di oggetti e gioielli d’arte scelti con grande cura».

Ci sono anche dei giovani che si rivolgono al vostro negozio?

«Assolutamente si, lavoriamo continuamente alla ricerca di oggetti e gioielli che sappiano coinvolgere anche il pubblico più giovane che, è molto attento alla storia che c’è dietro ad ogni oggetto che acquista».


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