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NEWS 23 gennaio 2021    di Giulia Tanel

Nuovi Decreti: verso gli altari anche il genetista Lejeune e la prozia di Bonolis

A seguito dell’udienza intercorsa giovedì 21 gennaio tra il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi e il Sommo Pontefice, quest’ultimo ha autorizzato la promulgazione di 7 Decreti, riguardanti: il martirio del sacerdote diocesano, Servo di Dio, Giovanni Fornasini (1915-1944); le virtù eroiche di altri due ministri di Dio, il Servo di Dio Michele Arcangelo Maria Antonio Vinti (1893-1943) e Ruggero Maria Caputo (1907-1980), grande amante dell’Eucarestia; le virtù eroiche del Servo di Dio Pasquale Canzii (1914-1930), seminarista, morto a 16 anni di tubercolosi; le virtù eroiche di due fedeli laici, lo spagnolo, Servo di Dio, Giacomo Masarnau Fernández (1805-1882) e il genetista francese, scopritore della trisomia 21 e primo presidente della Pontificia accademia per la vita, Servo di Dio Jérôme Lejeune (1926-1994); infine, le virtù eroiche di due donne, la Fondatrice della Congregazione delle Suore della Ss.ma Croce e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, Serva di Dio Maria Giuseppa di Gesù, al secolo: Elisabetta Prout (1820-1864), e la laica, Serva di Dio, Adele Bonolis (1909-1980), Fondatrice delle Opere di Assistenza e Redenzione Sociale.

JÉRÔME LEJEUNE VERSO GLI ALTARI

«A man is a man», era solito affermare colui che ha cambiato la vita di tanti suoi piccoli e grandi pazienti e delle loro famiglie, scoprendo nel 1958 che la cosiddetta “sindrome di Down” deriva dalla presenza di un quarantasettesimo cromosoma, eccedente rispetto al normale e uguale al 21esimo paio.

Diceva ancora Lejeune: «Se, Dio non voglia, la Chiesa arrivasse ad ammettere l’aborto, allora io non sarei più cattolico». E, a chi difendeva la vita e la famiglia, ebbe a dire: «Non abbiate paura!». Un’esortazione, questa, di estrema attualità a tutte le latitudini, ma anche nella sua Francia, dove il dibattito sull’inizio della vita è estremamente accesso, soprattutto dopo che l’Assemblea nazionale ha approvato, lo scorso agosto, un emendamento portato dalla deputata socialista Marie-Noëlle Battistel sulla bozza di revisione della legge sulla bioetica che, tra altre già gravi aperture, di fatto sancisce il diritto ad abortire fino al nono mese anche, ma non solo, laddove si rilevi una «sofferenza psico-sociale» della donna incinta. Una definizione che vuol dire tutto e niente e che apre a derive di matrice eugenetica. Ora la parola spetta al Senato.

E proprio collegandosi a questo si è espresso, con un tweet di speranza, il vescovo di Bayonne Marc Marie Max Aillet: «In un momento in cui stiamo discutendo della proroga del termine legale per l’aborto», ha infatti scritto, «Papa Francesco ha appena riconosciuto il Prof. Jerôme Lejeune Venerabile! Quale considerazione di Dio che non abbandona il suo popolo e che ci dà un nuovo intercessore per la difesa della Vita che nascerà!».

VENERABILE ANCHE LA PROZIA DI PAOLO BONOLIS

Tra i Decreti spicca anche il nome – sconosciuto ai più – della prozia del più noto presentatore televisivo Paolo Bonolis. Una laica, laureata in filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che all’età di 32 anni decise di consegnarsi a Dio con una forma di consacrazione semplice e privata. E la sua vita è stata tutta un inno alla carità, nella forma dell’aiuto concreto in favore in particolare delle vittime della prostituzione, con la fondazione di varie opere, ma anche in qualità di insegnante capace di trasmettere la Verità con l’iniziale maiuscola, quella che, se accettata, apre le porte verso la salvezza eterna. Una donna che, a metà del Novecento, mostrava una capacità di lettura del suo tempo e di azione d’avanguardia.

Disse di lei lo scorso anno, durante la celebrazione di una Santa Messa in sua memoria, il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca, che ebbe modo di incrociarla in qualità di insegnante di religione al liceo Berchet di Milano: «Adele Bonolis era una persona di indubbia intelligenza e conoscenza dell’uomo. Non conoscevo la sua formazione. Rimasi molto colpito dal fatto che, soprattutto nel primo anno di scuola, ci introdusse in una vera e propria antropologia. Desiderava offrirci una visione precisa della grandezza dell’uomo, del suo corpo, della sua mente e della sua anima. […] Adele avvertiva già dentro di sé la visione negativa del corpo umano che sarebbe avvenuta successivamente, soprattutto attraverso la sessualità perversa».

E prosegue: «Per una donna non era facile “tenere” una classe delle scuole superiori. Invece anche con Adele Bonolis c’era silenzio, ascolto, partecipazione. Durante le sue lezioni ho percepito che la vita cristiana aveva una grande dignità e che poteva competere con le scienze del mondo. Forse il cuore delle sue lezioni era che il cristianesimo è amico delle scienze dell’uomo, quelle scienze che lei stava adottando per curare tante persone».


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