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NEWS 11 aprile 2014    
Oggi come 15 anni fa «drogarsi è comportamento transculturale». Don Gallo ha seminato solo fumo

di Carlo Forquet

Genova, Palazzo Ducale: forum "Sulle orme di don Gallo". Alcune scene danno forte l'impressione di un déjà vu: sembrano appartenere  a 15 anni  fa. Stesse  facce, forse un po' invecchiate compresa la mia, stes­si discorsi, alcuni dei quali già vecchi nel 2001. In particolare quello di Alessandro Metz, rappresentante della Lega coop sociali. «Bisogna rimetter­si in gioco - dice - perché viviamo in un assedio securitario dettato dalle politiche proibizioniste». Sembra un gruppettaro anni '70, ma è troppo giovane. Di castronerie difficili da digerire, non è avara Maria Teresa, che illustra le conclusioni del workshop "La parola ai drogati": «Bisogna arri­ vare a una carta dei diritti dei tossicodipendenti, perché drogarsi appartiene alla libertà individua­ le. Dobbiamo organizzarci - continua - contro la cultura consumistica: non chiamateci più consumatori, ma "persone che usano sostanze"». Il politically correct - penso tra me e me - sbarca anche nel mondo della droga. Mefisto, non presente alla Conferenza per problemi familiari, lancia via lettera un messaggio indimenticabile: «Drogarsi è un comportamento transculturale». L'ideologo di tutto è Peter Cohen, sociologo dell'università di Amsterdam: «Bisogna dimenticare la salute e parlare dei diritti umani - afferma - perché proi­bbire la cannabis è un'inaccettabile discriminazione verso la popolazione minoritaria dei consumatori. La libertà di scelta - scandisce fra gli applausi - deve essere in cima alle nostre rivendicazioni».

Il pubblico riempie la sala, mentre fuori alcuni ra­ gazzi sono intenti a "fumare". Ci sono molti opera­tori, qualche sindacalista («la compagna Camusso è con noi»), i rappresentanti delle associazioni che sponsorizzano l'antiproibizionismo con i loro ban­ chetti: Lila, Gruppo Abele, Forum droghe. Ma il convegno, dedicato a un sacerdote "contro" come Don Gallo, ha soprattutto il suo obiettivo "politi­co". Lo esemplifica Federico Gelli, presidente del Centro servizi volontariato Toscana e deputato Pd vicino a Renzi. Dopo la pronunzia della Suprema Corte contro questa «legge cancerogena», spie­ga dal palco, il nuovo Governo «deve assumersi la responsabilità di voltare pagina: il direttore del Dipartimento antidroga Serpelloni va cacciato subito e il suo ufficio deve essere preso in carico dal ministero del Welfare o da quello della Salu­ te. Bisogna finirla, una volta per tutte, con questo approccio ideologico e di parte». «È necessario le­ galizzare l'uso delle droghe leggere e pesanti per sconfiggere la criminalità», aggiunge  Gian  Ma­ria Flick, già Guardasigilli ed ex presidente della Consulta. L'unico che solleva qualche dubbio, alla fine, è il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando: «Il tema della salute c'è tutto e mi pare necessario che vada affrontato con grande equi­librio. Starei molto attento a parlare di liberalizza­zione». Ma il suo appello alla ragionevolezza, nella sala gremita, cade nel nulla.

 

Pubblicato con il titolo Rieccoli in Sanpa, il giornale di SanPatrignano, aprile 2014

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