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NEWS 15 ottobre 2020    di Redazione
Olanda, via libera all’eutanasia per i bambini sotto i 12 anni

«C’è bisogno di ampliare il campo di azione del “fine vita” per medici e genitori di bambini inguaribilmente malati, che soffrono insopportabilmente e che moriranno nel prossimo futuro», ha scritto il ministro della Salute Hugo de Jonge in una lettera del 13 ottobre al parlamento. L’eutanasia è già legale nei Paesi Bassi per i neonati di età inferiore a un anno, con il consenso dei genitori, per i minori tra i 12-15 con il loro consenso e quello dei loro genitori. L’eutanasia volontaria è disponibile per le persone di età compresa tra i 16 e i 17 anni senza il consenso dei genitori.

De Jonge ha detto che consentire l’eutanasia per i bambini sotto i 12 anni li aiuterebbe a mettere fine a una «sofferenza senza speranza e insopportabile». NL Times ha riferito che l’associazione di pediatria olandese NVK ha richiesto il cambiamento di legge; De Jonge ha quindi annunciato al parlamento: «Voglio assicurare maggiori garanzie legali per i medici che, sulla base del loro standard professionale, procedono con l’eutanasia sui bambini di età compresa tra 1 e 12 anni». I medici che praticano eutanasia pazienti di età compresa tra 1 e 12 saranno esentati dall’azione penale, ha dichiarato De Jonge.

Sulla base di questa nuova regola, il governo si aspetta che all’anno saranno sottoposti a eutanasia tra i cinque e i dieci bambini. I Paesi Bassi hanno legalizzato l’eutanasia e il suicidio assistito nel 2002 solo per gli adulti malati terminali che erano mentalmente in grado di intendere e volere. Da allora le condizioni per accedere all’eutanasia sono state ampliate per consentirla anche a persone con malattie croniche non terminali, disabilità e problemi di salute mentale. Nel 2019 ci sono stati 6.361 casi di eutanasia nel paese, secondo il Guardian.

Il cardinale Willem Eijk di Utrecht ha detto il mese scorso che i Paesi Bassi dimostrano che una volta legalizzata l’eutanasia le garanzie sono lentamente, ma inevitabilmente, abbandonate seguendo criteri per l’accesso “sempre più estesi”. «Una volta accettata l’eutanasia per una certa misura di sofferenza, si dovrà sempre affrontare la questione se non dovrebbe essere consentito anche per la sofferenza che è solo di un po’ “inferiore”», ha detto.

Il cardinale Eijk ha suggerito che i cattolici potrebbero fare di più per chiarire che, mentre si oppongono fermamente all’eutanasia, non credono che la vita debba sempre essere prolungata con trattamenti medici gravosi. «Un paziente che decide di rinunciare a un trattamento non proporzionato e che di conseguenza muore non fa qualcosa di eticamente equivalente al suicidio, ma semplicemente accetta che la vita deve finire», ha detto. «Quando gli effetti collaterali, le complicazioni e le spese non sono proporzionati alla possibilità di salvare la vita o ripristinare o preservare la salute, allora è permesso di rinunciare, anche se ciò potrebbe portare ad un accorciamento della vita. Lasciare che qualcuno muoia non è sempre eticamente uguale a far morire attivamente qualcuno”. (Fonte)


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