giovedì 06 ottobre 2022
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NEWS 3 Marzo 2022    di Federica Di Vito

«Oltre alla guerra materiale, c’è anche una lotta spirituale», le parole di mons. Gadecki e il sostegno dei polacchi

Mons. Gadecki, Presidente dell’Episcopato polacco, ha dichiarato: «L’aggressione russa all’Ucraina ci fa capire chiaramente che nel mondo, oltre alla guerra materiale, c’è anche una lotta spirituale». L’ha fatto intendere molto bene papa Francesco quando ha indetto il digiuno per la pace nella giornata del mercoledì delle Ceneri, riprendendo ciò che dice la Parola di Dio, «Questi spiriti cattivi non saranno scacciati se non con la preghiera e il digiuno» (Mt 17,21).

Al confine tra i due Paesi, la Polonia e l’Ucraina, si stanno mobilitando per l’accoglienza di bambini, donne e anziani in fuga dall’invasione russa. Campi di prima accoglienza, raccolte di fondi, solidarietà. La preparazione di pasti caldi, la disponibilità di cure mediche. L’amicizia tra i due Paesi si sta manifestando ancor di più in questo momento difficile: vicino alla frontiera ci sono una decina di punti di accoglienza dove i profughi possono trovare una sistemazione momentanea, un pasto caldo o indicazioni di qualsiasi genere. Le autorità hanno poi predisposto un treno adibito al trasporto di feriti a Varsavia. Addirittura molti polacchi accolgono e trasportano i profughi a casa loro con mezzi privati. Inoltre, gli operatori di telefonia mobile polacchi offrono connessioni a prezzo ridotto o addirittura gratuite con l’Ucraina. Innumerevoli le iniziative di raccolte di beni di prima necessità di associazioni governative e non, della Caritas, delle diocesi.

Mons. Gadecki sa che questa lotta spirituale assume forme concrete e sta coinvolgendo di fatto persone reali. Armi spirituali e aiuti concreti, solo così si può affrontare questo momento. «La sofferenza dei nostri fratelli e sorelle ha sbloccato in noi il desiderio di fare il bene. Siamo testimoni dell’ammirevole ospitalità dei nostri compatrioti, commossi dalla disgrazia dei loro vicini», racconta poi la situazione: «Ogni giorno migliaia di profughi soprattutto donne e bambini giungono in Polonia per cercare rifugio dalla guerra. Ringrazio tutti coloro che si sono spontaneamente impegnati in aiuti concreti ai profughi. Vi ringrazio per i vostri sforzi diplomatici e per il vostro sostegno internazionale. Ringrazio le autorità statali e locali, i servizi in uniforme e medici, le istituzioni e le imprese. Ringrazio anche le diocesi, le parrocchie, i sacerdoti, le persone consacrate e tutti coloro che hanno aperto le loro porte ai rifugiati. Ringrazio in modo particolare la Caritas polacca e la Caritas diocesana e l’aiuto alle Chiese orientali, che stanno già fornendo aiuti concreti in tutto il Paese». Lui stesso invita la popolazione a muoversi in prima persona, «in questa situazione estremamente difficile, accogliamo i rifugiati nelle nostre case, nelle nostre parrocchie e nelle nostre comunità religiose. I nostri fratelli e sorelle ucraini hanno bisogno di altri gesti di solidarietà umana e di gentilezza».

Un appello anche per sostenere la Russia, facilmente additabile come “responsabile” del dramma che stiamo osservando, ma altrettanto bisognosa di aiuto spirituale. «Coinvolgiamo anche la Russia nelle nostre preghiere. Non ci sarà pace nella nostra parte del mondo finché la Russia non ritornerà a Cristo. Sogniamo che un giorno ci sarà il perdono e la riconciliazione tra tutti i popoli dell’Europa centrale e orientale, in modo da poter vivere non solo in pace, ma anche in amicizia. I russi che oggi protestano contro questa guerra e si mettono in pericolo di fronte alle autorità ufficiali rafforzano la nostra speranza nella rinascita morale e spirituale dell’intera nazione russa».

Inizia la Quaresima. E come ci siamo trovati due anni fa a vivere un periodo imprevedibile, che ha fatto vacillare le nostre sicurezze, anche quest’anno siamo tutti chiamati a vivere una precarietà che può però alimentare la nostra fede. Mons. Gadecki parla di «fruttuosa esperienza della Quaresima di quest’anno», ecco, speriamo perlomeno di aver imparato a non appigliarci a slogan vuoti della serie “ne usciremo migliori”, ma stiamo radicati all’esperienza che la vita concreta ci sta ponendo di fronte. Esperienza che ci richiede di attendere la Pasqua da cristiani, perseguendo la speranza di quel Cielo che non può chiudersi di fronte a nulla. 


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