lunedì 21 settembre 2020
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NEWS 12 settembre 2020    di Giulia Tanel
Il vescovo Oster sul sinodo tedesco: «la morale sessuale non è à la carte»

Anche in tempo di pandemia da Covid-19, il Cammino Sinodale deciso dalla Conferenza episcopale tedesca continua a muovere i suoi passi, seppur con qualche modifica rispetto a quanto previsto: la seconda assemblea plenaria fissata per i primi di settembre a Francoforte, infatti, si è invece svolta in diverse città della Germania, al fine di consentire ai 230 delegati chiamati in causa una più massiccia partecipazione, nel rispetto delle norme attualmente vigenti.

Dopo una mattinata dedicata a un confronto sull’incidenza del coronavirus sulla Chiesa e sul Cammino Sinodale, i lavori si sono focalizzati sui temi in discussione nei vari forum, che sono quattro e interessano i poteri nella Chiesa, il sacerdozio, le donne e la morale sessuale.

Come si è avuto modo di notare già in seguito alla prima assemblea plenaria svoltasi tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio scorsi, le voci che invocano una “apertura” rispetto a queste tematiche sono molteplici e hanno ancora più peso in virtù dell’appoggio dei media mainstream.

Tuttavia, vi sono anche diverse voci che, andando coraggiosamente controcorrente e (s)offrendo la propria posizione di minoranza, si levano per richiamare fedeltà alla Sacra Scrittura e agli insegnamenti di sempre della Chiesa.

LE PAROLE DI MONSIGNOR OSTER

Tra queste, quella del vescovo di Passavia (Passau), in Baviera, Stefan Oster (foto a dx), impegnato nel forum sulla morale sessuale: “Vivere in relazioni funzionanti – Vivere l’amore nella sessualità e nella relazione”. Intervistato dal Tagespost, il giovane prelato salesiano ha ripercorso i lavori svoltisi nel suo Forum, che nel pomeriggio hanno visto una «dichiarazione di apertura molto intensa di un giovane cattolico che è omosessuale e vive una relazione», il quale ha raccontato la sofferenza vissuta all’interno della Chiesa. Per Oster, la discussione che ne è scaturita «è stata fortemente influenzata» da questa testimonianza, con «la netta maggioranza» dei partecipanti «dell’opinione che dobbiamo sviluppare ulteriormente la morale sessuale».

Ad ogni modo, prosegue, «dal mio punto di vista, si è giustamente fatto riferimento a Giovanni Paolo II e alla sua teologia del corpo, che per me è un ulteriore sviluppo della morale sessuale, ma anche un approfondimento in armonia con la tradizione». E il problema sta proprio in questo ultimo aspetto, secondo Oster: in molti, all’interno della Chiesa, vorrebbero “andare oltre”, vedere «quello che chiamano un ulteriore sviluppo di questa posizione cattolica». E questo alla luce delle acquisizioni delle scienze umane, che parlano di una polivalenza dell’amore umano. Il che è innegabile, tuttavia non va dimenticato che, sulla morale sessuale, «al centro dell’insegnamento della Chiesa vi sono l’apertura alla vita e il rapporto d’amore del partner, il reciproco benessere del coniuge»: il piacere, la costruzione dell’identità, eccetera, sono elementi in qualche modo secondari. Allo stesso modo, è altrettanto vero che non sempre gli esiti della sessualità sono positivi.

Alla luce di tutto questo, «dal punto di vista dell’insegnamento della chiesa», prosegue Oster, «si può dire: tutte le dimensioni positive sono effettivamente buone e importanti, ma la fede dice che una persona che matura nella fede integra tutte le dimensioni l’una con l’altra, e non vuole, e non dovrebbe viverle, isolate l’una dall’altra. E questa immagine umana dell’esistenza redenta, o matura, ovviamente non è data alle scienze umane in quanto tali. Il cammino di fede, tuttavia, mira a renderci più maturi, più sani e, in definitiva, più santi».

In definitiva, per Oster, un ulteriore approfondimento e ampliamento dell’insegnamento portato avanti da Giovanni Paolo II «consiste soprattutto in uno sguardo approfondito alla luce del cosiddetto personalismo, una corrente filosofica che riguarda le persone come esseri relazionali, quindi anche l’etica relazionale». Il tutto mantenendo come punto fermo il fatto che, conclude il prelato, «l’insegnamento esistente appartiene così profondamente alla rivelazione di Dio sull’esistenza umana che […] non possiamo semplicemente cambiarlo o “svilupparlo” da soli, come molti desiderano».

 


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