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NEWS 9 Febbraio 2019    di Ermes Dovico

Padre Fortea avvisa Maduro: “Puoi sfuggire alla giustizia umana, non a quella di Dio”

In un Paese ridotto alla fame da Nicolás Maduro e dal suo socialismo bolivariano, la Chiesa venezuelana continua a essere l’istituzione più vicina al popolo. È da tempo che i vescovi locali denunciano l’operato di Maduro, che con l’appoggio del massimo tribunale venezuelano ha esautorato arbitrariamente il parlamento, spaccato in due lo Stato sudamericano e portato la gente all’esasperazione. «La situazione in Venezuela peggiora di giorno in giorno. Dai 4 ai 5 milioni di venezuelani, che troppo a lungo hanno creduto alle promesse del presidente Hugo Chavez, prima, e di Nicolás Maduro dopo, hanno abbandonato le loro famiglie e sono emigrate nei Paesi limitrofi in cerca di una vita migliore», ha spiegato padre Alvaro Valderrama, d’origine venezuelana, a una conferenza organizzata a Colonia da Aiuto alla Chiesa che soffre, come riferisce Aci Stampa.

Secondo padre Valderrama, viceparroco a Monaco di Baviera nella parrocchia di San Luigi, «il Venezuela ha tutto il sostegno di papa Francesco che ha scelto vescovi che fossero dalla parte del popolo e piuttosto invisi al governo. I vescovi in Venezuela sono dalla parte del parlamento e della gente che protesta. Il popolo venezuelano non ha più nulla da perdere: piuttosto che andare avanti così preferirebbero morire tutti durante una manifestazione». Il sacerdote non condivide la lettura negativa di alcuni media occidentali sulla presidenza ad interim assunta il 23 gennaio da Juan Guaidó (dal 5 gennaio presidente dell’Assemblea Nazionale, cioè del parlamento): quest’ultimo, per padre Valderrama, «ha agito invece perfettamente in linea con il dettato costituzionale del Venezuela. La Carta prevede infatti questa possibilità per il presidente del Parlamento e l’indizione di nuove elezioni entro 30 giorni dalla sua proclamazione a capo del governo ad interim».

Nel frattempo, la Conferenza episcopale venezuelana, in un comunicato congiunto con la Conferenza delle religiose e dei religiosi e il Consiglio nazionale dei laici, ha esortato le diverse fazioni a «cercare una svolta politica» e una transizione pacifica capace di condurre a «libere e legittime elezioni», chiedendo inoltre di ottenere «i necessari permessi» per avere accesso agli aiuti umanitari e sostenere così la «parte più vulnerabile della popolazione», riferendosi agli aiuti che sono stati bloccati da Maduro.

Questo fatto non è passato inosservato agli occhi di padre José Antonio Fortea, un teologo spagnolo esperto di angelologia e demonologia, che in un post pubblicato il 6 febbraio sul suo blog, e ripreso da Aci Prensa, ha esordito ricordando proprio che «Maduro ha bloccato con container e carri armati militari il ponte attraverso il quale dovevano passare il cibo e le medicine per il popolo affamato, per gli ammalati». Dopo aver ricordato che «promuovere il bene comune» deve essere l’unico fine di un governo e paragonato Maduro a Caligola, padre Fortea ha aggiunto: «Finché gli lasciano i pozzi di petrolio e le sue entrate per la droga, il futuro di milioni di persone non gli importa. Nicolás, se potesse, ucciderebbe tutti i suoi sudditi con le sue stesse mani, facendoli soffrire il più possibile». Il sacerdote si chiede «quale mostro può utilizzare i poteri dello Stato per impedire che i bambini e gli anziani vengano nutriti, in modo che non arrivino le medicine più essenziali per la vita?» e, premettendo che «non gli auguro la dannazione eterna», mette in guardia Maduro perché «ci deve essere una giustizia ultraterrena!».

Da un lato, padre Fortea usa queste parole per dire ciò che è alla base della crisi venezuelana: «Milioni di persone, Nicolás, sentono la distruzione del tuo ego che, come un uragano, si gira su se stesso». Dall’altro, rammenta allo stesso Maduro che nell’eternità si raccoglie ciò che si è seminato in terra: «Maduro, davvero, c’è solo una vittima in quel Paese, una grande futura vittima. Perché, nella mia vita, raramente ho visto, come nel tuo caso, sollevare lentamente il Martello dell’Ira per scaricare il suo tremendo colpo su una sola persona. A nome di tutte le vittime, ti minaccio con la decisione di colui che è Padre di tutti i bambini umani. Non ti minaccio con la povera sentenza di un debole essere umano. Se il tuo futuro dipendesse dalla giustizia umana, potresti fuggire. Ma quello che ti deve far tremare è il Lago di Fuoco. Non sai, non puoi sapere, cosa significa bruciare in quel luogo di orrore nei secoli dei secoli».

In chiusura padre Fortea, che certo ha preso sul serio il dovere di ammonire i peccatori impenitenti, per la salute dell’anima, ribadisce a Maduro di non augurargli «la seconda morte» ma di stare certo che lo attende una «Giustizia Perfetta». La quale ci ricorda sempre la necessità della conversione del cuore.


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