lunedì 28 novembre 2022
  • 0
NEWS 22 Agosto 2022    di Redazione

Padre Rahgeed Ganni verso la beatitudine

L’hanno ucciso la domenica dopo Pentecoste dopo che aveva celebrato messa nella sua parrocchia dedicata allo Spirito Santo, a Mosul. Padre Ragheed Ganni, sacerdote cattolico caldeo, assieme ai tre suddiaconi che erano con lui, Basman Yousef Daud, Wahid Hanna Isho, Gassan Isam Bidawed, sono stati assassinati nel 2007 da un un gruppo di jihadisti dopo aver subito numerose minacce.

I terroristi hanno collocato attorno ai loro corpi delle auto cariche di esplosivo perché nessuno potesse avvicinarsi, così solo la sera la polizia di Mosul è riuscita a disinnescare gli ordigni e a raccogliere i corpi. Padre Ragheed era uno dei testimoni di vita cristiana più coraggiosi in un paese dove la persecuzione verso i cattolici è molto forte. Il 27 agosto 2019 si è chiusa la fase della sua causa di beatificazione, insieme a quella dei tre suddiacono uccisi con lui.

L’arcivescovo caldeo di Erbil, monsignor Bashar Warda, conosceva padre Ganni e dice: «Quando a padre Ragheed è stato chiesto di offrirsi volontario per servire i pellegrini che venivano a pregare e chiedere consiglio al Santuario di Derg Love, ha accettato l’invito e ha portato felicità e gioia a tutti i nostri cuori. Era un padre, un fratello e un educatore per tutti loro».

Rahgeed Ganni era nato nel 1972, nel villaggio cristiano di Karemlesh nella Piana di Ninive, vicino a Mosul. Prima di entrare in seminario ha studiato ingegneria civile e nel 1996 il suo vescovo lo ha mandato a Roma per ampliare i suoi studi come seminarista, grazie a una borsa di studio offerta da Aid to the Church in Need (ACN), ha studiato all’Istituto irlandese e poi all’Università di San Tommaso d’Aquino. Ordinato sacerdote a Roma, una volta completati gli studi, ha deciso di tornare in Iraq nel 2003, nonostante la situazione di guerra che il paese stava vivendo con la caduta di Saddam Hussein. Sentiva di dover tornare nella sua terra e servire quei cristiani che «senza domenica, senza l’Eucaristia in Iraq non possono vivere», così raccontava.

Di certo la morte non l‘ha colto alla sprovvista. Piano piano l‘aveva fatta entrare nella sua vita come parte di un martirio al quale, forse, si aspettava di andare incontro. Durante il periodo in cui ha servito la città di Mosul, intimidazioni, rapimenti, bombardamenti e omicidi da gruppi radicali sono stati all’ordine del giorno. Così a compimento della sua missione, dopo aver nutrito i suoi fedeli con il corpo e il sangue di Cristo, ha donato anche il proprio sangue, la sua vita per l’unità dell’Iraq e per il futuro della Chiesa. «Cristo», diceva padre Ragheed, «con il suo amore senza fine sfida il male, ci tiene uniti, e attraverso l’Eucaristia ci ridona la vita che i terroristi cercano di toglierci».

Questa una delle sue prediche più significative: «I terroristi vogliono porre fine alla nostra vita, ma l’Eucaristia ci dà la vita. Quando ho il calice dell’Eucaristia tra le mani, dico: Questo è l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo e sento che la sua potenza mi travolge. Ho la coppa in mano, ma Lui è colui che sostiene me e tutti, sfidando i terroristi e unendoci nel loro amore senza limiti. I terroristi pensano di ucciderci fisicamente o di spaventarci spiritualmente con i loro metodi brutali. Molte famiglie cristiane sono fuggite a causa degli abusi commessi contro di loro, ma il paradosso è che ci siamo resi conto, attraverso la violenza dei terroristi, che Cristo morto e risorto ci dà la vita. Questo ci dà speranza e ci aiuta a sopravvivere ogni giorno».

Il 17 giugno 2007, di fronte alla domanda dei suoi assassini: «Non ti abbiamo chiesto di non aprire la chiesa alla preghiera?» la sua risposta è stata: «Come posso chiudere la Casa di Dio di fronte agli adoratori?». Questa è l’ultima preghiera di padre Ganni, testamento per tuti noi:

«Signore, non credo che guarderai la mia preghiera

Anche se era una preghiera pessimista, tutti mi conoscevano come ottimista.

E forse, per un momento, se ne sono dimenticati. Si chiedevano perché fosse così ottimista,

Sono stato visto sorridere, più coraggioso e più forte nelle situazioni più difficili.

Ma quando ricordano i momenti di difficoltà che ho vissuto,

e le difficoltà che ho attraversato,

quelli che hanno mostrato quanto sono debole e quanto sei capace,

hai rivelato quanto sono fragile e quanto sei forte,

Sapranno che io, mia speranza, ho sempre parlato di te.

Perché ti ho incontrato e tu sei stato la ragione del mio ottimismo.

anche quando sapevo che la mia morte era vicina.

Ma lasciami stare con te ora,

Posso, per favore, metterlo davanti a te,

Sai meglio di me in che ora viviamo.

Sono un essere umano e so quanto sia debole una persona.

Voglio che tu sia la mia forza in modo da non permettere a nessuno di insultarmi nel sacerdozio che detengo.

Aiutami a non indebolirmi e a darmi paura della mia vita.

Perché voglio morire per te, vivere con te.

Ora sono pronto ad incontrarti; aiutami a non perdere tempo per la prova.

Perché ti ho detto che ti conoscevo amico, ma ti ho anche detto che ti conoscevo.

Oh, la mia forza, il mio potere, la mia speranza».

Abbonati alla rivista!


Potrebbe interessarti anche