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NEWS 14 Giugno 2021    di Redazione

Patriarca Moraglia: «La solitudine dei Tabernacoli non è mai inutile, quella presenza muove il mondo»

Pubblichiamo uno stralcio dell’omelia del Patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, pronunciata il 6 giugno 2021 nella Basilica Cattedrale di San Marco a Venezia in occasione della Solennità del Corpus Domini (fonte: Patriarcato di Venezia)

di Francesco Moraglia*

[…] Un pane da prendere e mangiare, un vino da ricevere e da bere: sono tutti segni storici e concreti ma fragili, perché vulnerabili. È, in fondo, la stessa condizione nella quale si è trovato il Figlio di Dio fatto uomo condividendo la nostra natura umana. In quel pane e in quel vino c’è tutta la nostra fragilità, il nostro limite, la nostra attesa di salvezza.

Non dimentichiamo che Gesù, nel momento in cui istituiva l’Eucaristia, sapeva che sarebbe stato conservato nei tabernacoli anche più solitari, solo alla presenza di una tenue fiammella. Sapeva pure che sarebbe stato anche profanato come pure che, secondo il variare della fede nei differenti periodi storici della Chiesa, i singoli e le comunità si sarebbero recati o non recati ad adorarlo.

Noi, invece, avremmo legato la nostra presenza al concorso della gente, alle folle adoranti o che partecipano numerose alla celebrazione, altrimenti l’avremmo giudicata inutile… Ma la logica di Dio è quella della notte di Betlemme e del silenzio durato trent’anni di Nazareth.

È, allora, inutile una presenza che risulta disattesa? No! Le chiese possono essere e non di rado, purtroppo, sono vuote, ma Cristo nel tabernacolo non è mai una presenza inutile perché l’Eucaristia – sacrificio e “sacramento permanente” – è fonte di forza, di grazia, di benedizione, di salvezza incessante.

È proprio dall’Eucaristia che sorgono i veri riformatori della Chiesa – Francesco, Benedetto, Teresa, Ignazio, Charles de Foucauld -; è da lì che si forgiano i confessori della fede e i martiri, è da lì che, nonostante tutto, vite apparentemente e realmente lontane da Dio approdano alla conversione; è da lì, dall’Eucaristia, che si dà la salvezza non a buon mercato ma la “conversione”, che è presa di distanza dal proprio peccato.

Tale conversione si prepara attraverso questa presenza reale, silenziosa, indifesa e mite ma che – seppur silenziosa, indifesa e mite – muove il mondo perché raggiunge le anime.

Non dobbiamo, quindi, pensare al silenzio e alla solitudine che spesso circonda i tabernacoli come inutile. Certo, dobbiamo rammaricarci per chi non sa più riconoscere, nella fede, la presenza di Gesù Eucaristia che lo attende. […]

*Patriarca di Venezia


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