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«Pericoloso che un giudice possa “trasformare” un uomo in una donna»
NEWS 18 Luglio 2023    di Manuela Antonacci

«Pericoloso che un giudice possa “trasformare” un uomo in una donna»

È una sentenza che sta facendo discutere, quella del tribunale di Trapani, sul caso di un transgender che pretende di essere riconosciuto come donna, pur non volendo rinunciare all’organo maschile e senza aver intrapreso alcuna terapia ormonale. Nonostante tutto, lo scorso 6 luglio, il giudice lo ha dichiarato donna, permettendogli di indicarsi come tale anche sui documenti, usando il suo nome “d’elezione”: Emanuela. L’uomo avrà di fatto accesso anche a tutti gli spazi femminili. Ne abbiamo parlato con la giornalista Marina Terragni, giornalista, scrittrice, formatrice sui temi della differenza femminile, che sul caso in questione ha già fatto sentire la sua voce.

Dottoressa Terragni, che cosa ne pensa si questa sentenza? «Il giudice, in questo caso, ha fatto riferimento ad una sentenza del 2015 che dà priorità al benessere psicofisico della persona in questione, però il benessere psicofisico della persona non può andare a scapito dell’ordine pubblico e del benessere psicofisico di donne che si trovano a condividere degli spazi con uno che è uomo dal punto di vista fisico a tutti gli effetti, perché nel caso specifico andava intrapresa almeno la terapia ormonale».

Dunque, questa sentenza minaccia l’identità femminile? «Intanto è un precedente pericoloso, perché un caso di self-id apre ad altri casi di self-id, dato che c’è una grossa spinta da tutte le parti in direzione dell’autodeterminazione di genere (pensiamo ad Alessandro Zan che ha esultato stamattina). In Scozia, in Gran Bretagna, nello stato di Washington, in tutti i paesi dove c’è il self-id, queste persone possono accedere agli spazi femminili. Per non parlare poi dei casi scoppiati in UK, di donne vittime di violenza domestica che non potevano scappare nelle case – rifugio che sono la loro ultima spiaggia, perché in esse vi erano già dei maschi che si identificavano come donne. E per queste donne è più forte il ritegno di doversi spogliare di fronte ad un uomo estraneo, che il dolore di dover subire le botte del marito. Ci sono casi di gravidanze nelle carceri anche. Quindi non si capisce l’esultanza generale di certa stampa. Mi viene da chiedere, ai giornalisti prevalentemente uomini che hanno festeggiato, cosa ritengono di aver conquistato e guadagnato. Poi vorrei sapere dalle persone transessuali che, invece, sono passati attraverso la trafila di legge, gli interventi chirurgici ecc. cosa pensano di situazioni come questa, ovvero di uno che è fisicamente un uomo, ma che pretende di essere autorizzato a definirsi con un nome di donna, appropriandosi delle poche cose che le donne hanno».

Sarà possibile, secondo Lei, prendere contromisure rispetto a simili derive? Se sì, quali? «Noi femministe stiamo lottando da almeno un decennio contro tutto questo, dandone notizie da tutto il mondo. Se si va su FeministPost.it si trovano notizie su questi argomenti, con riferimenti precisi che non si ritrovano su altre testate. Parola d’ordine: continuare a segnalare e a lottare. Poi dopo la sentenza capiremo meglio le conseguenze e come sia necessario agire». (Fonte foto: Unsplash/Facebook)

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