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NEWS 9 gennaio 2021    di Giulia Tanel

Premio ReL “Scienza e Fede” ai fondatori della Naprotecnologia

Naprotechnology, tradotto in italiano con il termine “naprotecnologia”, è un neologismo utilizzato per la prima volta nel 1991 che sta a indicare le tecniche di procreazione naturale ed è un approccio, eticamente compatibile con la morale cattolica, volto ad aiutare le coppie che non riescono a coronare il loro desiderio di avere un figlio. Spesso, infatti, laddove non vi sia naturalmente una sterilità che non può essere sanata, sono sufficienti dei trattamenti di natura farmacologica, endocrinologica e chirurgica per riuscire a concepire un figlio e portare avanti la gravidanza. E questo con tassi di successo medi molto elevati, prossimi a quelli di tre cicli di fecondazione artificiale.

Sempre più diffuso in tutto il mondo, questo approccio ha il merito di aver aiutato tante famiglie e singole persone: il desiderio frustrato di avere un figlio, infatti, è causa di grande sofferenza e può persino arrivare a incrinare il rapporto di coppia, tuttavia spesso con una presa in carico globale della situazione è possibile arrivare a risolvere la problematica in essere. E questo nel pieno rispetto della persona e della morale sessuale cattolica, fatto dirimente per chi intraprende un percorso di fede e sente la necessità di trovare una risposta al proprio desiderio di avere un figlio in maniera naturale, senza andare contro gli insegnamenti di Cristo.

Eppure, nonostante i risultati conclamati, la Naprotechnology rimane un metodo di nicchia, portato avanti da pochi medici, in quanto forti sono le resistenze ideologiche ed economiche che gli vengono opposte dai fautori dello scientismo a tutti i costi e della procreazione medicalmente assistita, capace di muovere un mercato tanto fruttuoso sul fronte monetario, quanto poco rispettoso della vita nascente e della salute della donna.

Ebbene, quest’anno Religion En Libertad, portale spagnolo di proprietà della Fundación Nueva Evangelización para el siglo XXI, ha deciso di assegnare il proprio premio “Scienza & Fede” proprio a Tom Hilgers e Susan Hilgers, fondatori di questo metodo agli inizi degli anni Novanta nell’ambito dell’Istituto Paolo VI in Nebraska, negli Stati Uniti. Gli studi erano tuttavia cominciati già una quindicina di anni prima, nel 1976, con lo sviluppo del metodo di fertilità Creighton.

Il punto fondamentale attorno cui ruota tutto era quello di guardare anzitutto alle persone in quanto tali, ognuna nella propria singolarità e specificità, senza fornire una risposta facile e standardizzata: «Mi sono reso conto solo di recente», ha affermato in merito il dottor Hilgers, «che abbiamo effettivamente scoperto una nuova sottospecialità in Ostetricia/Ginecologia specifica per le donne in età fertile. Se ci pensate, a queste donne, se soffrono di forti dolori mestruali, viene prescritta la pillola. Se hanno un sanguinamento irregolare, viene loro prescritta la pillola. Se hanno cicli lunghi e irregolari, viene loro prescritta la pillola. E se soffrono di infertilità, viene loro prescritta la fecondazione in vitro». E invece no, l’analisi dettagliata di ogni paziente permette di prendersi cura della persona a 360 gradi, andando a trovare e curare le varie concause che vanno a incidere sulla fertilità: «Quando abbiamo iniziato a svolgere il nostro lavoro, vedendo i pazienti», afferma ancora il fondatore, «abbiamo visto che le donne ne erano attratte perché abbiamo raggiunto la causa prima del problema».

LA NAPROTECNOLOGIA IN ITALIA

Come evidenziato, la Naprotecnologia è sempre più diffusa e anche in Italia è possibile contattare medici esperti in tale ambito (qui il sito).

Nel video che rilanciamo qui sotto, la chirurga ginecologa Raffaella Pingitore, in qualità di referente italiana, ha tenuto una conferenza nella quale ha presentato questo innovativo approccio alla fertilità – rispettoso della vita umana in ogni suo stadio, delle donne che vengono guadate e curate nella loro integrità e della coppia umana come veicolo della generazione – alla luce del magistero di papa Paolo VI, celebre per aver posto un argine alle derive in materia di morale sessuale, anche in casa cattolica, con l’enciclica Humanae Vitae del 1968.


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