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NEWS 10 dicembre 2020    di Andrea Zambrano

«I preti che non credono al diavolo sono eretici»

«A volte mi chiedo come un prete possa rimanere fedele alla propria vocazione senza credere nel diavolo. Così diventa una specie di assistente sociale, ma nient’altro». Chissà se dalle parti della residenza del generale dei gesuiti fischieranno le orecchie dopo aver sentito quanto ha da dire sul diavolo e dintorni un esorcista di stanza in Italia. Perché di diavolo non si parla mai abbastanza, male ovviamente, di questi tempi in cui, come scrive il domenicano Padre François-Marie Dermine «ha un’autostrada spianata davanti».

Dermine ha 25 anni di esorcismi alle spalle nella diocesi di Ancona e oltre che essere presidente del Gris ha dato alle stampe Ragioniamo sul demonio tra superstizione, mito e realtà per l’Edizioni Studio Domenicano, la casa editrice della suo ordine monastico.

Intervistato dal National catholic register, Dermine ha ribadito alcune grandi verità sull’esistenza del diavolo e ricordato quali sono le armi principali per combatterlo.

Una delle attività più urgenti degli esorcisti è proprio quella di affermare l’esistenza del demonio a chi non ci crede. Ora, che in una società ormai scristianizzata come la nostra non ci si creda più, è cosa ormai nota. Il problema è che a non crederci più a Satana, spesso nascondendosi dietro il paravento del simbolismo, sono anche taluni teologi e sacerdoti. E quando affermano di crederci, poi non credono – ecco forse l’insidia più subdola – alle sue azioni. Insomma, Lucifero esisterebbe, come entità sempre meno ontologicamente definita, ma sostanzialmente se ne starebbe inerte di fronte al mondo.

Potrebbe suscitare qualche risata, ma l’immagine è quella del diavolo seduto sul divano o appoggiato alle nostre porte con le braccia conserte, con le mani in mano per assenza di lavoro o di attività. Invece il diavolo lavora e lavora tutto il giorno e padre Dermine ricorda che, come dice la Scrittura, «va in giro come un leone ruggente cercando chi divorare». Dunque, se c’è un leone in giro che fareste? Altro che coprifuoco.

Ecco, a questo non ci si crede e si esce nella vita come se il leone non esistesse, magari con la mascherina ma non con il bastone per difendersi da lui. Questa incredulità fa anzitutto soffrire. «Sono esorcista e mi fa molto male ascoltare la gente in generale e i sacerdoti negare l’azione concreta del diavolo nelle nostre vite – dice all’intervistatore -. Non posso sopportare questa situazione ed è la ragione fondamentale per la quale ho scritto questo libro».

Libro che non è altro che un’esperienza di un prete che ha anche fare con gli effetti e le azioni del Maligno sull’anima, sulla psiche e sul corpo delle persone che incontra.

Ma come comportarsi con chi – anche religioso – nega l’esistenza del diavolo? «E’ un eretico – dice papale papale -. Il diavolo non è il centro della nostra fede, certo, ma è una figura indispensabile per comprendere il mistero della fede». Infatti «la fede privata della credenza nell’esistenza del diavolo non è una fede genuina perché l’esistenza degli angeli è una verità di fede e il diavolo è un angelo caduto».

Molto però, ricorda, è stato causato anche dall’eccessivo razionalismo nel quale è caduta la società negli ultimi anni e anche una fetta del clero: «Dopo il Vaticano II – insiste – il desiderio di razionalizzare la fede, specialmente in regioni dove il cattolicesimo era molto tradizionale, si è fatto a volte troppo radicale. Molti membri del clero hanno voluto emanciparsi dai concetti che gli sembravano troppo medievali, sorpassati o addirittura superstiziosi». Il paradosso è che l’esistenza del diavolo è accettata di più presso i giovani, ai quali dice: «È in atto un satanismo aggressivo che viaggia attraverso internet. In alcuni siti infatti, la figura del diavolo è elogiata apertamente e attrae molti». E l’attrazione è lo strumento che fin dagli albori della creazione l’angelo caduto sceglie, ieri con Eva come oggi: «L’attrazione è invogliare con qualcosa che piaccia, che sia attraente e staccata da Dio secondo i propri desideri e i propri gusti».

L’arma è sempre la solita: «La preghiera, ma anche l’approfondire la propria fede, il formarsi correttamente».


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