mercoledì 28 settembre 2022
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NEWS 26 Agosto 2022    di Federica Di Vito

Qualcuno corregga l’agenda Ferragni sull’aborto, please

Senza dare tante spiegazioni, come da prassi per chi è abituato a parlare ad un pubblico belante all’unisono, Chiara Ferragni ha sentenziato in una Instagram story: «Fdl ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni». A cornice di queste sue parole il post di The Vision che riporta a sua volta un articolo del Guardian. E, dato che non ci si può aspettare che la Ferragni parli di bollette o gas, eccola che si butta sul tema etico: diritto all’aborto.

Tra un tuffo nelle acque iberiche e una story per presentare la nuova collezione di agende e diari scolastici firmata Ferragni, la moglie di Fedez si impegna anche a fare propaganda politica. A dare man forte arriva una fonte ancor più autorevole, l’avvocato più famoso del mondo Instagram, “Cathy La Torre”, meglio conosciuta come “Avvocathy”, che sempre si prodiga per spiegare a noi, comuni mortali, la verità giuridica, morale e assoluta di certe questioni politiche e non.

O meglio, visto che la Ferragni tante parole in difesa al suo concetto di “diritto all’aborto” non è stata in grado di spenderle, ci ha pensato lei: «Il diritto all’aborto è una questione politica», ribadisce Cathy, «questo diritto non va dato per scontato: la politica ha il potere di mettere in discussione e modificare la situazione attuale. Non bisogna sottovalutare il potere di un governo conservatore nel rendere l’accesso all’Ivg ancora più difficile di quanto già non sia in Italia».

La cosa interessante è che, dopo questa introduzione, “Avvocathy” pubblica un elenco dettagliato delle modalità che la politica mette in atto per ostacolare il diritto all’aborto, tra le quali citiamo la seguente: «Finanziando, con i soldi pubblici, associazioni provita o lasciando che esse svolgano attività nei consultori pubblici». Senza tanti giri di parole, si potrebbe pensare che Cathy ci stia dicendo che dovremmo mettere ai margini qualsiasi attività che, anche solo timidamente, osi alzare il dito per indicare un’altra via, quella della vita.

Eugenia Roccella (Fdl) ha affidato alla sua pagina Facebook e al dibattito con Boldrini su La 7 la smentita di quanto affermato dalla Ferragni. «Falso che nelle Marche sia impossibile abortire», parte così. «Nelle Marche l’offerta del cosiddetto servizio di Ivg è di gran lunga superiore a quella nazionale: le interruzioni volontarie di gravidanza, possono essere effettuate nel 92,9% delle strutture sanitarie mentre la media italiana è del 62%. Per quanto riguarda il numero di obiettori, il numero di aborti a carico dei medici non obiettori è 0,8 aborti a settimana, non sembra quindi che l’obiezione di coscienza, diritto civile previsto dalla legge 194, sia un ostacolo. Per quanto riguarda il cosiddetto “aborto chimico” (pillola RU486), invece, va ricordato che le linee guida del Ministero non sono vincolanti […] e soprattutto che quelle attuali, emanate dal ministro Speranza, non rispettano la stessa legge 194, quando prevedono che l’aborto possa essere effettuato nei consultori ovvero fuori dalle strutture ospedaliere».

Grazie a questa delucidazione, capiamo bene come la Ferragni abbia seguito l’onda dell’entusiasmo del my body my choice senza approfondimento alcuno. Questo dovrebbe stupirci? Il male non è la totale assenza di informazioni fondate o di confronto aperto e pulito su Instagram. Mi pare che questo sia all’ordine del giorno. Il male è la risposta che arriva dalla politica, che si è limitata – salvo eccezioni, come Roccella – a giustificarsi, come a dire “fermi tutti, nelle Marche si impedisce ai bambini di nascere esattamente come nelle altre regioni d’Italia”. Ah ecco, tiriamo tutti un sospiro di sollievo. Perché è vero, qualche voce si è alzata per smentire le accuse false, ma sarebbe bello che la politica si scrollasse di dosso la paura di perdere consenso nell’affrontare i temi etici per non lasciarli alle agende dell’influencer di turno.

Sappiamo che esiste nello scenario politico odierno una qualche forma di proposta reale che contrasti il Ddl Zan, l’aborto, l’eutanasia, l’indottrinamento gender nelle scuole: ma se ne parla davvero? Se si continua a dare ai social il potere di creare consenso, di formare le menti, non c’è da stupirsi della fila chilometrica che si erge dietro al pensiero dominante dei più. Abbiamo bisogno di un coraggio che provenga dalla politica. Che provi ad arginare la cultura della morte come unica soluzione al terrore che vive questa società di fronte alla vita. Una società che si accontenta di mettere like alle “pregnancy announcement” delle influencer, ma non si accorge che ci stiamo privando della possibilità di guardare in faccia quella silenziosa opportunità di accogliere la vita, semplicemente, facendola esistere.

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