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NEWS 4 maggio 2019    di Ermes Dovico
Quel che ci dicono i bambini dello Sri Lanka alla Prima Comunione

«Andavano con i passi di un soldato per ricevere Lui, il Comandante Supremo, che aveva un solo comando: ama il tuo prossimo come te stesso e niente di più». Inizia così il ricordo, commosso e poetico, che uno scrittore cattolico indiano, Joe Palathunkal, dedica su Living in Faith a quei bambini che il giorno di Pasqua, prima degli attentati di matrice jihadista che hanno dilaniato lo Sri Lanka, avevano appena ricevuto o stavano per ricevere la Prima Comunione. Le loro foto in candide vesti, il rosario tra le mani, i volti angelici con il riflesso di Gesù crocifisso e risorto, dal quale sgorga l’amore per il prossimo, ci dicono che questi piccoli hanno vinto la morte, uniti a quell’Ostia innocente di cui si erano preparati a cibarsi. «… ma quando il Risorto ha detto loro di guardare nel sepolcro vicino alla montagna [il Calvario], l’hanno trovato vuoto, con un sorriso rassicurante che la Prima Comunione che ricevi imprime su di te un sigillo di vita eterna», rammenta il poeta indiano.

Le complessive 257 vittime, stando al bilancio aggiornato delle stragi di Pasqua, e i 45-50 bambini che hanno avuto troncata la loro vita terrena [nella foto la piccola Alexandria con i suoi genitori; della famiglia è sopravvissuto solo il padre] ci ricordano che qui, su questa terra, siamo di passaggio e la differenza, tra la disperazione e la gioia eterna, la fa il come arriviamo a quell’estremo momento, di cui non sappiamo né il giorno né l’ora (Mt 25, 13). Come le cinque vergini sagge della parabola, come quei piccoli in fila per ricevere il Corpo di Nostro Signore, c’è da vegliare in attesa dello Sposo e vincere la propria battaglia. «Piccoli, mentre voi giacete nel bianco, con gli occhi chiusi e i palmi incrociati a tenere un rosario, ricordate che i vostri occhi chiusi sono i più aperti in un mondo che ha chiuso i suoi occhi per aver firmato un accordo con Lucifero contro Colui che ha detto: “Il Regno di Dio appartiene a quelli come questi [piccoli]”. Siate certi, avete inondato gli occhi di milioni, e questa è la Messa di Risurrezione che risveglia la coscienza e la Prima delle Prime Comunioni», scrive ancora Palathunkal.

Sarebbe importante, mentre dallo Sri Lanka arriva la triste notizia della cancellazione delle Messe anche per domenica 5 maggio, che la catechesi vivente lasciataci da questi bambini fosse custodita non solo su quell’isola nell’Oceano Indiano bensì anche nel nostro Occidente ‘felice’ per la secolarizzazione. Pensando a quale grazia abbiamo nel poter in tutta libertà partecipare alla Messa ogni santo giorno e ricevere il Cibo di vita eterna. «Mentre penso ai bambini della nostra diocesi che riceveranno la Prima Comunione nelle prossime settimane, il mio cuore si spezza per queste giovani persone e per tutte le vittime di questa terribile tragedia», ha scritto il vescovo di Green Bay (Wisconsin), David Ricken, aggiungendo: «Magari le parrocchie possono offrire una preghiera speciale per le giovani vittime quando celebrano la Prima Comunione quest’anno». E allo stesso tempo, aggiungiamo, chiederne l’intercessione, sapendo che nel mezzo a quelle vittime c’è già chi contempla il Volto di Dio.

In compagnia dei piccoli eucaristici dello Sri Lanka ci deve essere anche un’anima prediletta di casa nostra, la beata Imelda Lambertini, che fin dalla prima infanzia era così nutrita di pietà cristiana da passare ore davanti al tabernacolo. Aveva una devozione tale per il Santissimo Sacramento che non capiva come fosse possibile mangiare il Corpo di Gesù e non morire d’amore. Giunse il 12 maggio 1333 e la piccola, undicenne o poco più, non aveva ancora potuto fare la Prima Comunione, per l’età ritenuta all’epoca ancora immatura. Anche quel giorno sembrava dovesse passare così, con Imelda addolorata nel coro del monastero di Val di Pietra perché impossibilitata a unirsi con il suo Gesù, quando il sacerdote, al vedere un’Ostia fluttuare da sola nell’aria, capì la Volontà divina, si diresse verso la bambina tremante di gioia e la comunicò.

Leggiamo dal francescano Llorens Zaccaria: «Così Imelda chiuse gli occhi a tutte le cose esterne, congiunse le mani, inclinò la testa… e sembrò che dormisse. Ma ben presto il suo colore rosato si trasformò in un colore leggermente biancastro, e passarono diverse ore senza che l’incanto svanisse. Così le monache intuirono quello che stava succedendo; si avvicinarono a lei, la chiamarono, ma non rispose; era morta, morta di amore per Gesù, così come si era immaginata…». Venerata da subito, il suo culto come beata fu formalizzato da Leone XII nel 1826 e poi, nel 1910, san Pio X la proclamò patrona delle Prime Comunioni. L’esempio di Imelda, unito a quello dei piccoli dello Sri Lanka, ci sia di aiuto a tenere lo sguardo fisso sul Risorto.


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