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NEWS 2 dicembre 2015    
Rinunciare a tradizioni e segni della fede per il quieto vivere? Il passo falso di mons. Cipolla

di Marco Tosatti

 

Le celebrazioni del Natale a scuola? «Io farei tanti passi indietro pur di mantenerci nella pace e pur di mantenerci nell'amicizia». Parole controcorrente, rispetto al dibattito soprattutto politico di questi giorni, quelle pronunciate dal vescovo Claudio Cipolla parlando ai microfoni di Rete Veneta. «Non dobbiamo presentarci pretendendo qualsiasi cosa che magari anche la nostra tradizione e la nostra cultura vedrebbe come ovvio - aggiunge - Se fosse necessario per mantenere la tranquillità e le relazioni fraterne tra di noi, io non avrei paura a fare marcia indietro su tante nostre tradizioni». 

Questo è quanto il nuovo vescovo di Padova, Claudio Cipolla, ha detto ieri parlando ai microfoni di Radio Veneta. Capisco che il neo-vescovo voglia differenziarsi da quelle che probabilmente considera strumentalizzazioni politiche o di parte (anche se così facendo sceglie di essere da una parte, consapevolmente o meno; ma sentire un vescovo, un pastore, pronto a rinunciare a pezzi di tradizione e di cultura per il quieto vivere mi provoca una profonda pena. 

Anche perché bisogna chiedersi: che amici sono o sarebbero, che fratelli sono o sarebbero quelli che desiderano o pretendono che si rinunci a essere quello che uno è – tradizione, cultura - per esserci amici e fratelli? 

Questo tipo di comportamento – l’appeasement – nella storia ha dato risultati pessimi. Con il dialogo questo non ha a che fare; il dialogo presuppone il rispetto reciproco, anche delle proprie storie. Che nella Chiesa sia suonata l’ora dei Quisling? 

NDR: questa la precisazione fatta dal vescovo, dopo le polemiche suscitate:

«Papa Francesco ci sollecita di continuo nell’obiettivo di costruire un mondo di pace, senza conflitti, in cui la relazione tra fratelli sia prioritaria e l’indifferenza non trovi casa. Per noi cristiani è un richiamo forte, costante, specie in questo tempo di Avvento che ci accompagna al Natale. Ed è per questo che non possiamo utilizzare le religioni per alimentare conflitti o inutili tensioni. Purtroppo le religioni spesso sono strumentalizzate per altri interessi. Non sono contro la presenza della religione nello spazio pubblico, né tantomeno contro le tradizioni religiose, ma né le religioni né le tradizioni religiose possono essere strumenti di separazioni, conflittualità, divisioni. Fare un passo indietro non significa creare il vuoto o assecondare intransigenze laiciste, ma trovare nelle tradizioni, che ci appartengono e alimentano la nostra fede, germi di dialogo».

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