lunedì 20 maggio 2024
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Roccella censurata dai fascisti rossi agli Stati Generali della Natalità
NEWS 10 Maggio 2024    di Giuliano Guzzo

Roccella censurata dai fascisti rossi agli Stati Generali della Natalità

Neppure il tempo di riporre in soffitta le bandiere rosse, i fazzoletti da partigiani e i libroni di Antonio Scurati – l’outfit antifascista del 25 aprile 2024 -, che subito a sinistra sono ripiombati nel loro antico vizio: quello della censura. A farne le spese, ieri agli Stati generali della Natalità, è stato il Ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, la quale non ha potuto prendere la parola (o meglio l’ha presa, ma per ben poco) a causa del blitz di un commando di 50 studenti che, a suon di fischi ed urla belluine, l’ha costretta a batter in ritirata. «Sono certa», l’ironico commento a caldo della Roccella, «che la segretaria del Pd Elly Schlein, tutta la sinistra, gli intellettuali – Antonio Scurati, Roberto Saviano, Nicola Lagioia, Chiara Valerio -, la “grande stampa” e la “stampa militante” che abbiamo visto in queste ore mobilitata in altre sedi, avranno parole inequivocabili di solidarietà nei miei confronti».

«Nessuno ha cacciato nessuno», è stato invece il giudizio sull’accaduto del presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, corso così a buttare acqua su un fuoco che però, in realtà, è bello acceso da un po’. In effetti, è ancora vivo il ricordo di quanto accaduto esattamente un anno fa al Salone del Libro di Torino, quando sempre al Ministro Roccella fu impedito di prender la parola. Anche là contestazioni rumorose, anche là la riesumazione di slogan femministi, anche là una brutta pagina per la democrazia: copione identico. Dunque ben vengano gli attestati di solidarietà arrivati al Ministro – non quelli progressisti, non pervenuti per fatale esaurimento giga degli smartphone, bensì quelli di Pro Vita e del network Sui Tetti -, ma comunque bisogna prendere atto che in Italia un problema di democrazia esiste. Esiste eccome.

Rispetto a questo, non possono che strappare un sorriso le olimpiadi di arrampicata sugli specchi che ieri – mentre il premier, Giorgia Meloni, ha giudicato l’accaduto «ignobile» – hanno visto diversi esponenti di sinistra, da Laura Boldrini a Concita De Gregorio, spiegare che «il dissenso non è censura», e che insomma sarebbe stata la Roccella, quella brontolona, a farla più grossa di quello che in effetti è stata. Un assurdo tentativo di minimizzazione stroncato in quattro e quattr’otto non già da qualche energumeno meloniano, bensì dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che non solo ha espresso solidarietà al Ministro censurato, ma ha fatto sapere che «voler mettere a tacere chi la pensa diversamente contrasta con le basi della civiltà e con la nostra Costituzione».

Beninteso: qui il punto non son le idee né le dichiarazioni del Ministro Roccella, che anche sul Timone, per inciso, sono state recentemente oggetto di critica. Qui il punto è che, nell’indifferenza quasi generale, nel Paese si è fatta largo una compagine estremista, intollerante e violenta – per maggiori informazioni rivolgersi ai già citati amici di Pro Vita, che solo pochi mesi fa si sono trovati nella loro sede nientemeno che una molotov -, che pare godere di assoluta impunità. E pensare che si tratta di un fenomeno che dura oramai da tempo, come dimostrano tanti episodi, a partire da quello del sacerdote trentino delle Sentinelle in piedi che, qualche anno fa, venne mandato al pronto soccorso  da un’aggressione in piazza, e dal letame che, più recentemente, è stato fatto trovare fuori dal Centro di Aiuto alla Vita di Padova, oggetto anch’esso di una vandalizzazione.

Sono tutti episodi, questi, che presi singolarmente possono anche sembrare di scarso rilievo ma che invece, se allineati, tracciano uno scenario allarmante: soprattutto perché sottovalutato. Così, se da un lato tutta Italia ha parlato per giorni e giorni del (censurato?) monologo di Antonio Scurati – poco più d’un temino volto ad agitare lo spauracchio del fascismo –, dall’altro c’è da aspettarsi che quanto accaduto ieri agli Stati generali della Natalità nel giro di pochissimo sarà dimenticato. Questo per via di quella bizzarra ed inaccettabile logica per cui la libertà di espressione e di parola, da noi, è sì un valore comune e sacrosanto, però nel momento in cui si impedisce di parlare ad un esponente istituzionale di centrodestra, ad un intellettuale conservatore o ad un cattolico, beh sì, insomma, che volete che sia? Eddai, su, so’ ragazzi… (Fonte foto: Imagoeconomica)

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