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NEWS 5 Aprile 2022    di Giulia Tanel

Roma è “Canapa mundi”, la fiera dell’erba facile

Si è svolta a Roma, dall’1 al 3 aprile, la settima edizione di “Canapa Mundi”, Fiera Internazionale aperta a tutti – anche a bambini e ragazzi – dedicata alla canapa e ai suoi derivati, che ha visto numerose aziende esporre prodotti derivati dalla canapa. Prodotti che, oltre a essere riconosciuti quali nocivi per la salute, non sempre sono legali, secondo le leggi italiane vigenti. 

Avvocato Daniela Bianchini

Il Timone, che al tema della droga ha recentemente dedicato il dossier “Venditori di fumo” (qui), ha approfondito proprio questo secondo aspetto con l’Avvocato Daniela Bianchini, membro del direttivo del Centro Studi Rosario Livatino. 

Avvocato, innanzitutto, secondo quali parametri alcuni dei prodotti presenti in Fiera sono da considerarsi illegali?

«I parametri sono quelli che si ricavano dal Testo Unico in materia di stupefacenti (DPR 309 del 1990), dalla legge 242/2016 e dalla corretta interpretazione che di quest’ultima è stata data dalle Sezioni Unite della Cassazione nel 2019 e, prima ancora, dal Consiglio Superiore di Sanità nel 2018».

E cioè?

«A livello giurisprudenziale, prima della pronuncia delle Sezioni Unite, vi erano stati dubbi interpretativi circa l’ambito operativo della legge n. 242/2016: più precisamente ci si chiedeva se fosse lecito o meno, in applicazione di questa legge, vendere le infiorescenze ricavate dalla coltivazione della canapa. Secondo parte della giurisprudenza, la liceità doveva considerarsi limitata alla sola coltivazione nei limiti previsti dalla legge 242 e alla realizzazione di quei prodotti di cui all’art. 2 (quali alimenti, cosmetici, materiali per l’edilizia), con l’esclusione quindi della vendita di prodotti derivati per usi diversi da quelli indicati dalla legge; secondo altra parte della giurisprudenza, invece, la vendita delle infiorescenze e dei derivati sarebbe stata lecita in quanto corollario logico-giuridico della legge 242. Di logico in tale ultima interpretazione, a bene vedere, vi era ben poco, come è stato chiarito dalle Sezioni Unite, intervenute proprio in ragione della pluralità di orientamenti che rendeva necessario un chiarimento».

Quindi cosa ha stabilito la Cassazione?

«Con la sentenza n. 30475/2019, ha ritenuto illeciti – cito testualmente – “la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa L., quali foglie, infiorescenze, olio e resina”. Per la Cassazione queste attività integrano il reato di cui all’art. 73 del T.U. in materia di stupefacenti (DPR 309 del 1990), anche nel caso in cui riguardino derivati della cannabis con un principio attivo – comunemente indicato come THC ‒ inferiore ai valori indicati dalla legge 242/2016, ossia inferiore allo 0,6%. Del resto già il Consiglio Superiore di Sanità, nel 2018, aveva ritenuto che la vendita di prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa non potesse considerarsi ammessa dalla legge 242/2016, stante la loro “pericolosità” – questo è il termine che si legge nel parere ‒ per la salute umana».

Per alcuni proprio la legge n. 242/2016 doveva fungere da argine, porre delle restrizioni, ma nella realtà dei fatti, tuttavia, quale è la situazione, ad oggi?

«La situazione, anche a causa di alcune sentenze di legittimità e di merito che hanno interpretato la legge 242/2016 andando oltre il contenuto della stessa, è alquanto confusa. Di certo ha contribuito ad alimentare la confusione anche la riforma del 2014 (legge 16 maggio 2014, n. 79 di conversione del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 36) con cui sono state definite “leggere” sostanze che invece possono essere molto pericolose per la salute. Si pensi ad esempio alla combinazione di quelle sostanze con altre di uso comune o con farmaci da banco (sul web è facile reperire informazioni di questo tipo): si possono ottenere considerevoli effetti psicotropi. La distinzione fra droghe leggere e droghe pesanti, fermo restando che non ha alcun fondamento scientifico, ha erroneamente indotto molte persone a credere che esistano droghe che non producono effetti nocivi sulla salute fisica e mentale, quando invece tutte le sostanze stupefacenti producono effetti nocivi per la salute (anche quelle con un principio attivo – il THC ‒ basso), e in particolare se ad assumerle sono giovani o giovanissimi. Da una parte, come si è visto, la Cassazione ha chiarito i limiti della legge 242/2016, tuttavia dall’altra continuano ad essere venduti, anche on line, i prodotti derivati dalla cannabis, alcuni dei quali vengono commercializzati come se fossero integratori alimentari, quando invece dovrebbe essere specificato che la loro vendita è ammessa “solo per uso diverso da quello umano”. Inoltre sul web è facile trovare consigli su come aumentare il potere drogante delle sostanze con THC inferiore allo 0,5% o come ottenere dalle piante con THC entro i limiti legali (0,2-0,6%) una sostanza dagli effetti droganti molto più forti, attraverso l’uso di estrattori e bombolette di gas acquistabili facilmente e a basso prezzo».

Quindi si tratta di sostanze di grande diffusione, vista la facile reperibilità?

«I dati raccolti in materia dal Dipartimento per le Politiche Antidroga, dall’Istat, dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza rappresentano un quadro preoccupante sulla diffusione della cannabis, specie fra i più giovani, che considerano la cannabis una “droga leggera”, facendo una tragica equazione “droga leggera=droga innocua”. In molti casi i consumatori sono ignari degli effetti dannosi della cannabis, ingannati anche dalle fake news sull’argomento».

A suo avviso, cosa sarebbe opportuno fare per arginare il fenomeno e affinché vi sia una effettiva inversione di tendenza rispetto a quella che si sta sempre più profilando come una normale prassi culturale?

«Innanzitutto occorre una chiara informazione. I dati cui ho fatto cenno prima, assieme a quelli raccolti anche dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dipendenze patologiche dei giovani (pubblicata il 9 marzo 2022) confermano l’importanza della prevenzione attraverso la corretta informazione. In alcune Regioni sono stati portanti avanti degli ottimi progetti nelle scuole, finalizzati a spiegare ai ragazzi la pericolosità dell’uso, anche occasionale, di sostanze stupefacenti, mettendo in evidenza i rischi per salute psico-fisica e per lo sviluppo. Molti ragazzi hanno riferito di aver deciso di non fare uso di stupefacenti dopo aver seguito quelle lezioni a scuola. Non dobbiamo dimenticare che fra i rischi vi sono anche quelli di sviluppare dipendenza non solo dalla cannabis ma anche da altre sostanze (fumo, alcol), nonché dipendenze di tipo comportamentale, in quanto vi è una stretta correlazione fra le diverse dipendenze. Il Dipartimento per le Politiche Antidroga, nell’ultima relazione al Parlamento, ha riscontrato in molti giovani la correlazione fra dipendenza da sostanze stupefacenti (fra cui la cannabis) e dipendenza da internet e gioco d’azzardo, nonché da sostanze alcoliche. Altro aspetto da non sottovalutare è l’importanza di evitare la “normalizzazione” del consumo di droga. Bisogna evitare tutti quei messaggi, anche indiretti, che possono indurre, soprattutto le persone più fragili e i giovani, a credere che sia “normale” o comunque che “non ci sia nulla di male” nel consumare sostanze stupefacenti».

La Fiera che ha avuto luogo a Roma non va proprio in questa direzione…

«Di certo una Fiera come quella che si è tenuta a Roma nei giorni scorsi va senz’altro nella direzione opposta rispetto alla tutela dei giovani. Mi piace ricordare quanto affermato nel Preambolo della Convenzione unica sugli stupefacenti di New York del 1961, sottoscritta anche dall’Italia: il consumo degli stupefacenti, al di là dell’uso sanitario (che comunque presuppone sempre lo sotto stretto controllo medico), “è preoccupante per la salute fisica e morale dell’umanità… la tossicomania è un flagello per l’individuo e costituisce un pericolo economico e sociale per l’umanità”».


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