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NEWS 26 luglio 2018    di Lorenzo Bertocchi
Salvini nè santo, nè demone

Una copertina che si commenta da sola, una sorta di esorcismo praticato al Ministro dell’Interno Matteo Salvini niente di meno che da Papa Francesco. È questo che ci sembra di scorgere dalla cover del settimanale Famiglia cristiana in edicola oggi.

Nel video editoriale del condirettore, Luciano Regolo, si ripete che non c’è nulla contro le istituzioni o altro, ma solo un “vade retro contro certi toni”, che sarebbero poi quelli di Salvini sulla questione migranti. Perché, si scrive e si dice, si tratta del Vangelo nel suo tratto fondamentale della carità.

 

 

 

 

 

Se ci fermiamo ai toni si potrebbe dire che la copertina di Famiglia cristiana non usa proprio quelli bassi e melliflui (altre volte, invece, utilizzati con larghezza di sfumature, come si vede nella carrellata sopra). Gli si deve riconoscere una efficace chiarezza, che però non sempre è stata messa in pagina dal settimanale (su altre questioni e temi) con altrettanta forza. Il tono della copertina contro Salvini è bello tosto: affonda una precisa presa di posizione politica e usa poco accompagnamento pastorale nei confronti del ministro, che non solo viene cacciato all’inferno, ma lo si ritiene proprio parte del gruppo demoni in servizio permanente attivo.

In merito alla questione del Vangelo la faccenda è più complessa. A proposito dei migranti, come ha spiegato recentemente il vescovo di Ventimiglia, monsignor Antonio Suetta, «di fronte a situazioni complesse di carattere politico e sociale, spesso i fedeli, individualmente o in gruppi particolari, possono assumere legittime e diversificate iniziative, trovando sempre però nel Vangelo e nell’insegnamento sociale della Chiesa i principi ispiratori delle loro azioni e delle loro scelte politiche».

Quindi, «le scelte e i progetti dei singoli o dei gruppi di ispirazione cristiana possono divergere, pur agendo da cristiani, senza per questo pretendere di agire a nome della Chiesa o di imporre un’interpretazione esclusiva e autentica del Vangelo». C’è una saggezza piena di buon senso nel patrimonio della chiesa, compendiato nel Catechismo:

«Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono. Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri».

Inoltre, come hanno ricordato diversi pontefici, c’è la questione del diritto a non emigrare e quella della virtù della prudenza necessaria per governare il fenomeno migrazioni.  Perciò sarebbe utile anche qualche parola sugli schiavisti e trafficanti di uomini che, in varie vesti e forme, sono tra i protagonisti del Mediterraneo ridotto a cimitero.

Di più non si può dire, a meno che qualcuno non voglia «rivendicare esclusivamente in favore della propria opinione l’autorità della Chiesa». E questo non sarebbe un esercizio evangelico.

Il ministro dell’Interno dunque non è un santo, ma nemmeno un demone.


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