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NEWS 7 dicembre 2020    di Redazione

Sant’Ambrogio, una vita in difesa del cattolicesimo

Ambrogio nacque in una famiglia cristiana romana intorno al 330 e crebbe a Treviri. Suo padre era Aurelio Ambrosio, prefetto di Gallia; sua madre era una donna di intelletto e pietà. Anche i fratelli di Ambrogio, Satyrus e Marcellina, sono venerati come santi.

Alla fine del IV secolo ci fu un profondo conflitto nella diocesi di Milano tra cattolici e ariani. Nel 374, alla morte del vescovo ariano Aussenzio di Milano, il delicato equilibrio tra le due fazioni sembrò precipitare. Il biografo Paolino racconta che Ambrogio, preoccupatosi di sedare il popolo in rivolta per la designazione del nuovo vescovo, si recò in chiesa, dove all’improvviso si sarebbe sentita la voce di un bambino urlare «Ambrogio vescovo!», a cui si unì quella unanime della folla adunata nella chiesa. I milanesi volevano un cattolico come nuovo vescovo. Ambrogio però rifiutò l’incarico, sentendosi impreparato: come era in uso presso alcune famiglie cristiane all’epoca, egli non aveva ancora ricevuto il battesimo, né aveva affrontato studi di teologia. Alla fine accettò, riconoscendo che fosse questa la volontà di Dio nei suoi confronti, e decise di farsi battezzare: nel giro di sette giorni ricevette il battesimo nel battistero di Santo Stefano alle Fonti a Milano e, il 7 dicembre 374, venne ordinato vescovo.

Come vescovo, adottò immediatamente uno stile di vita ascetico, ripartì i suoi soldi ai poveri, donando tutta la sua terra, prendendo “in prestito” solo sua sorella Marcellina (che in seguito divenne suora), e impegnò nelle cure della sua famiglia suo fratello. Usando la sua eccellente conoscenza del greco, che era allora rara in Occidente, a suo vantaggio, studiò la Bibbia ebraica e autori greci come Filone, Origene, Atanasio e Basilio di Cesarea, con i quali si scambiava anche lettere. Appaltò questa conoscenza come predicatore, concentrandosi specialmente sull’esegesi dell’Antico Testamento, e le sue abilità retoriche impressionarono perfino Agostino d’Ippona, che fino ad allora aveva pensato male ai predicatori cristiani.

Si mostrò in prima linea nella lotta all’arianesimo, che aveva trovato numerosi seguaci a Milano e nella corte imperiale. Il momento di massima tensione si ebbe nel 385-386 quando, dopo la morte di Graziano, gli ariani chiesero insistentemente, con l’appoggio della corte imperiale, una basilica per praticare il loro culto. L’opposizione di Ambrogio fu energica tanto che rimase celebre l’episodio in cui, insieme ai fedeli cattolici, “occupò” la basilica destinata agli ariani finché l’altra parte fu costretta a cedere. Teodosio I, l’imperatore d’Oriente, fu minacciato di scomunica da Ambrogio per il massacro di 7.000 persone a Tessalonica nel 390, dopo l’assassinio del governatore romano da parte dei rivoltosi. Ambrogio disse a Teodosio di imitare Davide nel suo pentimento poiché lo aveva imitato nella colpa e riammise l’imperatore all’Eucaristia solo dopo diversi mesi di penitenza. Questo incidente mostra la forte posizione di un vescovo anche di fronte a un importante imperatore.

Ambrogio si colloca con Agostino, Girolamo e Gregorio Magno, come uno dei dottori latini della Chiesa. Il corpo di Ambrogio può ancora essere visto nella chiesa di S. Ambrogio a Milano, dove è stato continuamente venerato insieme ai corpi identificati a suo tempo come quelli dei Santi Gervasio e Protasio ed è uno dei più antichi corpi esistenti di personaggi storici conosciuti al di fuori dell’Egitto.

Esiste una leggenda secondo la quale da bambino, uno sciame di api si pose sul suo viso mentre giaceva nella culla, lasciando dietro di sé solo una goccia di miele e senza pungerlo. Per questo motivo, api ed alveari appaiono spesso nella simbologia del santo. Ambrogio è infatti, il patrono delle api, e rappresenta al meglio l’operosità, non solo quella nota dei milanesi di cui è patrono festeggiato il 7 dicembre, ma di tutti coloro che si impegnano nel lavoro, con combattività, spirito di sacrificio e di spirito di abnegazione.


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