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Schumacher, 70 i milioni spesi in cure dalla moglie Corinna. Che per amore non si ferma
NEWS 1 Giugno 2024    di Paola Belletti

Schumacher, 70 i milioni spesi in cure dalla moglie Corinna. Che per amore non si ferma

Michael Schumacher da 10 anni a questa parte è diventato ex in molte cose: nella sua carriera di pilota innanzitutto, e anche nel suo ruolo di vip, di investitore, di proprietario di beni, di collezionista di orologi, e chissà di cos’altro. Lo stato dal quale invece non decade mai e che la moglie gli riconosce integralmente, e per questo continua a prendersene cura al meglio delle loro enormi ma non infinite possibilità, è quello di persona con una dignità inattaccabile. La moglie Corinna ha fin da subito stretto una cinta solida a protezione del marito, non ha mai rilasciato dichiarazioni dettagliate sul suo stato di salute né ha specificato nei dettagli quali fossero i progressi ottenuti. Ciò su cui sembra non avere alcun dubbio e che, pur non rilasciando interviste, dichiara apertamente con il suo comportamento è che la vita del marito e la cura che merita non hanno prezzo. Ma costi elevati sì, ed è disposta a sostenerli curandolo al meglio delle loro grandi, eppure non inesauribili possibilità.

L’INCIDENTE E LE CURE

Si era ritirato dalle corse alla fine del 2012, il suo ultimo ingaggio con la Mercedes. Nel dicembre del 2013, mentre era in vacanza sulle Alpi francesi, a Meribel, con la famiglia e stava sciando insieme al figlio in un fuoripista, era caduto colpendo una roccia con la testa. Le conseguenze furono gravissime, nonostante indossasse il casco al momento dell’incidente. Date le condizioni apparse subito molto serie l’equipe medica decise per il coma indotto e lo sottopose in seguito a diversi interventi chirurgici. Fin da subito, intorno al nuovo, vecchio Micheal, la moglie ha radunato una task force di cura e riabilitazione che percorresse ogni strada ragionevole per aiutarlo a recuperare le proprie facoltà, nel maggior grado possibile.

E a tutt’oggi non ha mollato di un centimetro. Leggiamo sulle pagine della Repubblica in una sintesi del dicembre scorso, pubblicata in occasione del decimo anniversario dell’incidente, che l’ex fuoriclasse tedesco «è assistito 24 ore al giorno, nella villa di famiglia sul lago di Ginevra, da un team che arriva fino a quindici specialisti, tra medici e infermieri. Tra i pochi amici intimi ammessi a fargli visita Jean Todt – ex team principal della Ferrari – e Luca Badoer, collaudatore della Scuderia italiana durante gli anni a Maranello del tedesco.»

I BENI DI FAMIGLIA VENDUTI PER UN BENE PIÙ GRANDE

A tutt’oggi non ci sono notizie sulle reali condizioni di salute di Schumacher, la linea del riserbo assoluto tenuto e preteso a riguardo dalla famiglia permane. Come riporta Tgcom24 «sono ben noti però, gli sforzi della famiglia per continuare a garantire le cure all’ex pilota. Finora, secondo una stima del tabloid inglese The Sun, la cifra spesa si aggirerebbe intorno ai 70 milioni di euro, circa 7 milioni l’anno». A maggio di quest’anno è stata battuta all’asta di Ginevra la collezione di orologi di lusso del sette volte campione iridato per 4,4 milioni di euro. Venduto anche l’aereo privato della famiglia del valore di oltre 30 milioni e alcune ville non più utilizzate, a Maiorca, in Norvegia e a Ginevra. Ha ragione Valerio Pece quando, sulle pagine online del Timone, sottolinea come l’abuso quasi stizzito del termine privacy per indicare la motivazione di tanta discrezione da parte della moglie rivela quanto poco si sia capito del valore di questa vicenda, di questa famiglia che affronta con le armi che ha una prova dolorosa eppure piena di amore e speranza.

L’AMORE CONTINUA IN FORME NUOVE

Le armi più importanti non sono le risorse economiche e di influenza, quelle di sicuro aiutano, se si ha chiaro lo scopo per il quale impiegarle. Le più affilate e precise sono quelle che i legami familiari hanno forgiato nel tempo, in un tacito accordo di protezione e accudimento reciproco, a seconda di quanto il cammino della vita avrebbe richiesto a ciascuno. Ora tocca a loro custodire Micheal così come lui ha fatto con tutti loro, moglie e figli, per anni. Ecco come aveva commentato Corinna l’uscita dell’unico documentario autorizzato sul marito: «É evidente che mi manca, tutti sentiamo la sua mancanza, ma Michael c’è, è diverso ma c’è. E questo ci dà forza. Non avrei mai pensato che potesse succedergli qualcosa, ma è importante che lui continui ad assaporare la sua vita privata per come possibile. Lui ci ha sempre protetti, ora sta a noi farlo».

IN CODA DIETRO ALLA SAFETY CAR

Non si è ritirato dalla vita, il campione, è entrato in una fase diversa, misteriosa, certamente menomata nelle facoltà più evidenti che permettono alla persona di relazionarsi con il mondo e di esprimere il proprio pensiero razionale. Non è detto però che questo stato sia solo una riduzione: potrebbe trattarsi semplicemente di un percorso differente, dove le facoltà da mettere in campo sono quelle meno visibili che tutti abbiamo e che spesso lasciamo sopite. Ora non c’è bisogno di correre ai 300 chilometri all’ora, conviene di più mettersi in coda dietro a questa insolita safety car: Micheal è ancora in testa, dunque, e misteriosamente può aiutare la sua famiglia e quanti ancora lo amano e lo seguono a regolare la propria andatura ad un ritmo più in sintonia con il senso ultimo delle nostre esistenze (Fonte foto: Ansa).

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