mercoledì 28 settembre 2022
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NEWS 9 Settembre 2022    di Manuela Antonacci

Se contro Trump, i maschi bianchi possono attaccare una donna (con la benedizione del Nyt)

Una presa di posizione che dai liberalissimi liberal mai ci si aspetterebbe. Eppure è accaduto che il New York Times abbia in questi giorni dato voce dalle sue colonne, nella forma di un fuoco di fila serrato, alle non certo lusinghiere insinuazioni dirette, da una serie di legali bianchi e maschi – una delle categorie più invise al politically correct – nei confronti della giudice federale Aileen Cannon, latina e donna, «colpevole» di aver emesso un verdetto a favore del presidente Trump.

La pietra dello scandalo sarebbe rappresentata dalla decisione presa, dal giudice Cannon, di accogliere la richiesta avanzata dai legali di Donald Trump, che consisterebbe nell’ affidare ad uno “Special Master”, ovvero ad un perito speciale e indipendente, la revisione e la valutazione dei documenti sequestrati, durante un raid dell’Fbi, presso Mar-a-Lago, residenza di Trump a Palm Beach (Florida). La nomina di un perito speciale sarebbe stata autorizzata dal giudice per «esaminare i materiali sottoposti a sequestro e ricercare oggetti e documenti di natura personale che potrebbero essere soggetti alla segretezza che caratterizza i rapporti tra avvocato e cliente».

Una decisione che rallenterà la revisione del materiale sequestrato nell’ambito delle indagini giudiziarie, finché l’analisi valutativa dello Special Master non sia conclusa. Non una decisione da poco, né, però, presa a cuor leggero: parliamo di un verdetto suffragato anche dall’esplicita ammissione da parte del governo di essere andato oltre lo stesso mandato di perquisizione, sequestrando anche oggetti personali e privati, come cartelle cliniche e comunicazioni riservate tra avvocato-cliente.

Eppure ciò non basta al manistream. E così, il giudice in questione, viene accusato sul New York Times, attraverso un manipolo di esperti legali, di aver usato una «sollecitudine insolita», di aver preso una «decisione senza precedenti da parte di un giudice» e persino di essere stata «troppo emotiva». Di fronte a tanta sollecitudine emerge un dato e non minuscolo: quello della posizione tipica di certa stampa e pensiero liberal.

Una posizione che si fa permissiva e intollerante a seconda dei casi, un dogmatismo selettivo che mostrifica l’uomo bianco, innalzando le minoranze etniche, ma non nel caso in cui un giudice latino intervenga per garantire i diritti costituzionali di un imputato dal nome scomodo, scomodissimo. Per non parlare poi del cortocircuito “liberal-femminista”, a cui si assiste e in modo pure eclatante in questa vicenda: il giudice Aileen Cannon è stato accusato di avere assunto un atteggiamento troppo «emotivo». In questo caso, dunque, il suo essere donna sarebbe addirittura penalizzante.

Ma come, non si tratta di un deterrente, di quelli tirati fuori al momento giusto, come si tira fuori il coniglio dal cilindro, quando, chissà perché, ci si affanna a sottolineare i meriti legati semplicemente al “genere” o addirittura all’orientamento sessuale? Un esempio fra tutti, il caso di Lori Lightfoot, dal gennaio 2021 sindaco di Chicago, di cui i giornaloni mainstream si affrettarono, all’epoca dei fatti, a sottolineare i suoi due grandi “meriti”, ovvero quello di essere afroamericana, donna e, udite udite, dichiaratamente gay. Un curriculum così non si era mai visto!

Come mai, nonostante il giudice Aileen Cannon possieda due requisiti su tre, rispetto al pedigree della Lightfoot, questi non vengano nemmeno menzionati? Amnesia selettiva? Chissà! Ci si chiede allora quale sia il rapporto tra “progressismo” e libertà, se certi criteri e valori (come la tolleranza, l’antirazzismo, il femminismo, la libertà di parola ecc.) valgono solo in certi contesti e in certi ambiti di pensiero, mentre in altri, non ci si fa scrupolo a schierare veri e propri plotoni di esecuzione mediatici, per far rientrare la società, nei canoni ideologici del politicamente corretto e del pensiero unico.

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