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«Sì al rito “neutro” per le nozze». Svolta choc della Chiesa luterana danese
NEWS 6 Novembre 2023    di Paola Belletti

«Sì al rito “neutro” per le nozze». Svolta choc della Chiesa luterana danese

La chiesa luterana danese è alle prese con una questioncina, e forse, si sta distraendo dalla grande questione. Sta prendendo piede con un certo entusiasmo la diffusione di un rituale nuziale ungendered, un po’ come alcune collezioni moda – non più tanto di moda, per assecondare la sensibilità delle coppie dello stesso sesso.

Su CNE News leggiamo, che «la benedizione del matrimonio nella Chiesa danese potrebbe essere più moderna e teologicamente bella. Questa è l’opinione di Birgitte Kragh Engholm. È una donna sacerdote a Copenaghen e ha usato per anni una forma destinata alle coppie omosessuali, per la quale la Chiesa ha reso possibile il matrimonio nel 2012. “Quando ho coppie per i colloqui di matrimonio, di solito chiedo se hanno guardato il rituale prima, e circa una coppia su 50 l’ha fatto. E poi suggerisco di usare questo rituale [moderno, ed.], che è teologicamente estremamente magnifico, vicino alla vita e poetico.”

A parlarne con tanto entusiasmo non è solo la Engholm. Secondo la storica testata Kristeligt Dagblad i vescovi danesi vogliono consentire a tutti di utilizzare il rituale del matrimonio gender-neutral, che viene utilizzato per sposare le coppie gay. Cosa cambia dal rituale utilizzato fino a qualche anno fa? Via i termini etichettati sessualmente, in cantina le letture della Bibbia che riportano quelle frasi così lontane dall’attuale sensibilità e che parlano di “maschio e femmina” e del progetto di Dio sull’uomo e la donna (cercare alternative anche per questi due termini, please)  che prevederebbe il barbaro abbandono di padre e madre e l’unione dell’uomo con la donna fino a diventare una carne sola.I  prelati assicurano che le alternative meno brutali sono tante e gradevoli.

C’è un parroco, però, che sembra non avere smarrito il rigore della logica e in forza di esso dichiara come un rituale così rivisto e corretto non sarebbe altro che una celebrazione che si svolge nei locali della chiesa accompagnata da musica e inni vari. C’è però chi si spinge ancora oltre e ritiene addirittura desiderabile che questi nuovi rituali possano essere utilizzati per tutti i matrimoni, un’incisività talmente estrema da trasformarsi nel suo contrario, un paradosso prevedibile in fondo. Tra i riferimenti poco graditi, nelle formule delle celebrazioni matrimoniali, è già finito anche quello alla morte: troppo poco poetico arruolarla come unico fattore in grado di sciogliere il legame, meglio riferirsi invece alla sola materia che interessa e convince davvero, l’amore e quello, sì sa, dura finché dura.

Ciò che sembra però sfuggire a queste discussioni che avvengono in toni pacati e senza troppi strepiti, è che mentre ci si preoccupa di rincorrere se non addirittura di prevenire i desideri delle coppie omosessuali per favorire la loro inclusione nella chiesa, questa si svuota. Si svuotano le chiese come edifici, si svuota la chiesa come comunità reale, si svuota di significato qualsiasi proposta di fede, stemperandola al punto da renderla inutile e ininfluente. L’Europa conosce ormai da decenni un’apostasia felpata che procede imperterrita e svuota le chiese fino alla loro chiusura o destinazione ad altri usi e in questa desolante classifica la Danimarca occupa un triste posto sul podio dei peggiori:

La Chiesa d’Inghilterra chiude circa 20 chiese all’anno. Circa 200 chiese danesi sono state ritenute non vitali o sottoutilizzabili. La Chiesa cattolica romana in Germania ha chiuso circa 515 chiese nell’ultimo decennio. In Europa, i Paesi Bassi sembrano essere i più colpiti secondo un articolo del Wall Street Journal del 3-4 gennaio 2015 di Naftali Bendavid, con i leader cattolici romani che stimano che due terzi delle loro 1.600 chiese saranno fuori servizio tra un decennio, mentre circa 700 delle chiese protestanti della nazione dovrebbero chiudere entro quattro anni. L’Europa ha storicamente avuto una partecipazione in chiesa inferiore rispetto agli Stati Uniti e con l’invecchiamento della popolazione, molte chiese europee non sono più vitali. In Germania e in Francia solo il 10 o l’11% dei cristiani riferisce di frequentare le funzioni religiose almeno una volta alla settimana e in Danimarca è solo la metà.

Per rendersi conto del trend a precipizio, consideriamo che in appena due mesi, come ha scritto Giuliano Guzzo nel suo Grazie a Dio (Lindau, 2022) in Danimarca circa 10.000 persone, in seguito ad una campagna pubblicitaria promossa da una società atea, hanno abbandonato la chiesa. Forse i pochissimi che resteranno avranno il triste privilegio di vedersi accontentati in ogni desiderio, il che è una cattiva notizia perché non c’entra praticamente nulla con ciò che nella chiesa dovremmo trovare, la salvezza. (Fonte Foto: Pexels.com)

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