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NEWS 8 Febbraio 2022    di Giuliano Guzzo

Si cambi il Catechismo, chiedono i cattolici tedeschi

Serve un nuovo Catechismo. Articolata con espressioni meno dirette, ma in realtà neppure troppo, è questa la richiesta uscita dal Synodale Weg di Francoforte sul Meno. Sì, perché ad esaminare i documenti usciti dal sinodo tedesco al Papa, si fa forse prima a trovare quale aggiornamento della morale sessuale cattolica non sia richiesto, rispetto a quelli richiesti. Che certamente riguardano, come riportato da alcuni media italiani, un allentamento se non un ripensamento del celibato obbligatorio per i sacerdoti, con la possibilità di consentire ai sacerdoti di sposarsi e rimanere in carica; ma c’è anche molto altro.

Come spiegato dal Der Tagesspiegel, l’assemblea plenaria di Francoforte ha chiesto interventi pesanti anche in materia di contraccezione e omosessualità. Iniziando con quest’ultima, la richiesta  avanzata è quella di rivedere l’approccio alla sessualità tra due persone, che non viene vista come peccato e «non dovrebbe essere giudicato come intrinsecamente negativo». Parallelamente, si raccomanda al Papa di sviluppare ulteriormente la comprensione dell’amore coniugale nel Catechismo, con particolare riferimento alla contraccezione consentita, oggi, in «misura molto limitata».

In realtà, se è vero che dal 1930 molte denominazioni protestanti hanno iniziato ad accettare la contraccezione, la Chiesa cattolica non ha mai cambiato idea sul tema, neppure in «misura molto limitata», ma andiamo avanti, perché c’è un altro aspetto che colpisce, rispetto alle richieste tedesche, e cioè il clima con cui esse sono accompagnate. Un clima di svolta già all’aria, come se cioè Roma non potesse, ora, che ratificare simili istanze. «Con una maggioranza di circa l’80 per cento, sono stati approvati documenti con richieste che molti cattolici non avrebbero nemmeno osato discutere appena cinque anni fa», è stato per esempio il commento del giornalista Lothar Bauerochse.

Da parte sua, il sacerdote e filosofo Eberhard Tiefensee rincara la dose sostenendo che «in nessun altro campo la Chiesa entra nei dettagli come nella camera da letto». Il sottinteso è chiarissimo: la si smetta con regole morali insostenibili e troppo rigide. Lo stesso cardinale di Monaco, Reinhard Marx, pare si sia lasciato scappare una frase assai eloquente, e cioè: «Il catechismo non è il Corano. Viene sempre cambiato». Non si esagera, allora, se si definisce quello che soffia dalla Germania come un vento rivoluzionario, dai tratti quasi scismatici nella misura in cui, più che raccomandar qualcosa a Roma, pare che ci si aspetti che Roma prenda semplicemente atto di una situazione già cambiata.

Rafforza l’impressione di una sorta di piano o di coordinamento per esercitare pressione sui vertici della Chiesa ciò che si è già verificato nei giorni scorsi proprio in Germania, vale a dire prima la diffusione del rapporto di Monaco – con accuse d’aver coperto dei responsabili di abusi sui minori indirizzate perfino al papa emerito, Benedetto XVI – e poi il coming out di 125 sacerdoti e impiegati della chiesa tedesca che hanno rivelato la loro identità Lgbt. Perché tutto questo? Ufficialmente per modernizzare la Chiesa, per renderla «più inclusiva».

Eppure, come già osservato su queste colonne, l’impressione è che vi sia dell’altro, dietro a simili manovre. Che cosa, esattamente? Un drastico calo di fedeli. Nella primavera dello scorso anno, la Conferenza episcopale tedesca ufficializzava che un record di 272.771 persone aveva lasciato il cattolicesimo nel 2019, facendo segnare aumento di oltre 56.000 rispetto alle 216.000 che avevano lasciato nel 2018, superando di gran lunga il precedente record di 218.000 nel 2014.

Se si considera che così tanti fedeli in meno si traducono anzitutto in meno entrate, anzi molto meno entrate per la Kirchensteuer – la salata imposta ecclesiastica tedesca –, si può ben capire come il problema, per certi cattolici tedeschi, non sia quanto la Chiesa entri ancora «nella camera da letto», ma quanti quattrini non entrino più nelle casse. Dietro gli auspici d’un nuovo Catechismo, dunque, potrebbe celarsi anche, se non soprattutto, la nostalgia per un benessere che la ricca chiesa tedesca, anno dopo anno, vede disperdersi. 


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