martedì 19 gennaio 2021
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NEWS 8 dicembre 2020    
Tutto si può dire, tranne no all’aborto

Si fa presto a dire dialogo, tolleranza, no al linguaggio dell’odio, si fa presto a inneggiare alla libertà, specie quella di «fare quello che si vuole». Alla prova dei fatti ci si incaglia sempre nel medesimo punto. Tutto si può dire, tutto si può sostenere, a patto che sia in linea con il politicamente corretto. Tra le posizioni inaccettabili, ingiustificabili e assolutamente da cancellare dal dibattito pubblico c’è, ça va sans dire, il no all’aborto. Come se non ci fosse una vita indifesa che viene soppressa.

L’ultimo attacco in ordine di tempo lo ha subito “Pro Vita e Famiglia” che ha inaugurato la campagna #dallapartedelledonne affiggendo sui muri della capitale, e contemporaneamente su numerosi camion vela apparsi in diverse città italiane, manifesti che mettevano in evidenza la pericolosità, per le donne, di assumere la pillola abortiva RU 486  fino alla nona settimana e senza un ricovero per una decisione presa dal ministro Speranza la scorsa estate. In particolare nelle immagini si vede una donna priva di sensi con una mela in mano e la scritta: «Prenderesti mai del veleno?». Il riferimento è, spiega in un comunicato Toni Brandi, presidente di “Pro Vita e Famiglia”, ai numerosissimi casi di «emorragie, setticemie, distruzione del sistema immunitario, depressione e anche la morte» che si sono registrati negli ultimi anni. Apriti cielo. La Casa delle Donne di Milano è subito insorta dicendo: «Si tratta di una indegna menzogna e di una grave violazione del corpo e della dignità delle donne. L’ennesima violenza che non siamo disposte a tollerare». «Non bastavano i negazionisti del Covid – rilancia Non Una Di Meno Milano – ci mancavano pure quelli della pillola RU486 e del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza». Non sembra esserci alcuna preoccupazione per le mamme che hanno assunto questa pillola e ne hanno subito danni permanenti, figuriamoci per i loro bambini morti.

Degli scorsi giorni anche l’attacco a Giorgia Latini, ironia della sorte unica donna della giunta regionale delle Marche, che ha osato affermare: «Personalmente sono sempre stata contraria all’aborto, la questione della pillola abortiva non è stata ancora affrontata in giunta ma avrò piacere di sollevare l’iniziativa e potrò metterla all’ordine del giorno della giunta». Parole che hanno fatto scendere in campo nientepopodimeno che Laura Boldrini: «Le donne, nelle Marche, non staranno a guardare mentre la destra minaccia la loro autodeterminazione e la loro salute. Difenderemo i nostri diritti, chiedendo invece che sia garantita, soprattutto ora in fase di emergenza sanitaria, la possibilità dell’aborto farmacologico che l’assessora Latini vorrebbe cancellare».

Solo pochi giorni prima una bufera politico mediatica si era scatenata attorno al post su Facebook del capogruppo della Lega in provincia di Livorno, Lorenzo Gasperini, reo di aver scritto: «Lo sapete che la prima causa di femminicidio nel mondo è l’aborto? E che ci sono Paesi in cui addirittura si uccidono con aborto bambine selettivamente scelte in quanto femmine? Per esempio in India». A rispondergli è stato Nicola Fratoianni, portavoce di Sinistra italiana: «Basta con questi deliri, fatevi vedere da uno bravo davvero».

Niente di nuovo sotto il sole dunque. Il no all’aborto non può avere nemmeno cittadinanza nel dibattito pubblico, non lo è quando si parla di tutela delle donne, meno che meno quando si ricorda la soppressione di una vita. D’altra parte lo cantava Caterina Caselli «La verità, ti fa male, lo sai»

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